Questa mattina il Nuovo Quotidiano di Puglia ha pubblicato un interessante intervento del dot.. Giuseppe Maria Milanese, mesagnese trapiantato a Roma e Presidente Confcooperative Sanità. Lo pubblichiamo integralmente: Salutiamo la nuova consiliatura regionale pugliese con un po’ di speranza e con la fiducia che si deve ai nuovi avvii. I primi segnali offerti dal Presidente Decaro e dall’Assessore regionale Pentassuglia ci confortano: prima di tutto la sanità. È cosa buona e giusta.
La pubblicazione dei dati più recenti sulla spesa sanitaria in Italia offre una fotografia che non può essere ignorata da chi si appresta a confrontarsi con la riforma della sanità pubblica. Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto quasi 186 miliardi di euro, con un incremento costante negli ultimi anni. Tuttavia, ciò che emerge con chiarezza è che la spesa pubblica del Servizio Sanitario Nazionale fatica a tenere il passo rispetto alla spesa privata sostenuta dai cittadini: più di 46 miliardi di euro sono stati spesi direttamente dalle famiglie, spesso per prestazioni che il sistema pubblico non è stato in grado di erogare in tempi adeguati o con modalità integrate. Questa dinamica è allarmante sotto molteplici profili. In primo luogo, la crescita della spesa privata “out of pocket” segnala una perdita di centralità del principio di universalità e di equità, che dovrebbero essere alla base di ogni sistema sanitario moderno. Quando sempre più cittadini ricorrono al privato per rispondere ai propri bisogni di salute, non solo si accentuano le disuguaglianze di accesso alle cure, ma si indebolisce anche il legame fiduciario tra cittadini e SSN.
In secondo luogo, i bilanci delle Regioni evidenziano forti tensioni finanziarie, con numerosi territori costretti a coprire disavanzi con risorse proprie, sottraendo investimenti ad altri capitoli di spesa sociale. L’attuale modello, fortemente ospedalocentrico, non riesce ad assorbire efficacemente la crescente domanda di assistenza, soprattutto per le persone fragili, anziane e con bisogni cronici che richiedono interventi continui e integrati nel tempo. In questo quadro, l’assistenza domiciliare integrata (ADI) si configura non come un’opzione secondaria, ma come un pilastro imprescindibile per una sanità pubblica sostenibile, efficace e vicina ai bisogni reali delle persone. L’ADI permette di: ridurre le ospedalizzazioni inappropriate, offrendo cure qualificate direttamente a casa dei pazienti; migliorare la qualità della vita dei cittadini, favorendo percorsi di cura personalizzati e continui; dare risposte adeguate alla cronicità, con un approccio multidisciplinare che integra medici, infermieri, assistenti sociali e operatori sociosanitari; alleviare la pressione sui bilanci regionali, contenendo costi impropriamente destinati a ricoveri ospedalieri non necessari.
È quindi chiaro che la riforma della sanità pubblica non può prescindere da un rafforzamento strutturale dell’assistenza territoriale e domiciliare. Serve una visione che ripensi l’organizzazione delle cure, spostando il baricentro dalla cura del sintomo alla gestione integrata della persona nel suo ambiente di vita. Questa visione deve tradursi in piani di finanziamento adeguati, strumenti di programmazione che vincolino le risorse alle prestazioni domiciliari, e modelli di governance che valorizzino le competenze e le esperienze del settore cooperativo e del terzo settore. In un paese con un progressivo invecchiamento demografico, con una quota crescente di persone affette da condizioni croniche e complesse, l’ADI rappresenta una leva strategica per garantire un SSN più equo, sostenibile e orientato alla persona. Confcooperative Sanità è pronta a collaborare con le istituzioni per definire e implementare soluzioni che mettano finalmente al centro del nostro sistema sanitario la salute delle persone dove vivono. Confidiamo, e lo dico da pugliese orgoglioso, che anche la Puglia sia pronta ad evolvere.
Giuseppe Maria Milanese – Presidente Confcooperative Sanità









