Oreste Pinto è stato amministratori e del comune di Brindisi con sindaco Rossi. Oggi interviene nel dibattito sulla costituzione di parte civile del comune e dice:
Tanti “mi piace”, moltissimi commenti positivi, un numero di visualizzazioni che raramente ho visto sul mio profilo.
Il post sulla costituzione di parte civile del Comune di Mesagne nel processo contro il cosiddetto “clan dei mesagnesi” ha avuto un seguito ben superiore alla media.
Mi sono chiesto perché.
La risposta, per come la vedo io, sta in più livelli che si intrecciano.
Il primo è evidente: il consenso trasversale e autentico attorno alla figura della dottoressa Maria Antonietta Olivieri.
Nei commenti viene definita persona seria, servitrice dello Stato, donna delle istituzioni, presidio di legalità, esempio di rigore morale, competenza e rispetto per i cittadini.
Parole che non nascono per compiacere, ma per riconoscere le qualità professionali e umane di una donna integra, che ha fatto dell’amore per la giustizia e per la legalità la cifra più vera della sua appartenenza alle istituzioni.
Colpisce che una figura pubblica riesca a generare una fiducia così netta e condivisa. E dispiace pensare che, molto probabilmente, questa provincia dovrà presto privarsi di una professionalità di tale spessore.
Il secondo motivo è la narrazione, ormai solida e meritata, che si è costruita intorno a Mesagne.
Una città che per anni è stata identificata come patria della Sacra Corona Unita e che ha saputo riscattarsi fino a diventare uno dei centri di maggiore sviluppo e attrattività dell’intera provincia.
Al di là delle polemiche di corto respiro, questo è il dato che va messo in risalto. E va continuamente spiegato, affinché diventi patrimonio collettivo ed esempio per altri territori.
Tutto nasce da una gestione accorta delle risorse pubbliche e da un progetto serio di rigenerazione urbana.
Un processo che ha restituito spazi, promosso inclusione, rafforzato il senso di appartenenza e acceso un orgoglio di comunità prima impensabile, rimettendo in moto energie sociali ed economiche.
Questo, insieme al lavoro straordinario di magistratura e forze dell’ordine, ha prodotto un vero cambio di paradigma: il passaggio da città segnata a comunità consapevole.
Un percorso che ha attraversato più amministrazioni, portando Mesagne a un ruolo centrale nella provincia.
Tra gli amministratori che hanno contribuito a questo cammino mi piace citare Cosimo Faggiano e Damiano Franco, e, in tempi più recenti, Toni Matarrelli, uomo di grande esperienza e capacità politica, capace di coniugare qualità amministrativa, gestione integerrima ed innata empatia con una comunicazione moderna e incisiva, e con la sagacia – tutt’altro che scontata – di scegliere le persone giuste per affiancarlo in una non facile avventura.
Iniziative come la candidatura a Capitale Italiana della Cultura hanno veicolato l’immagine di una città capace di emanciparsi dalla criminalità e di credere in se stessa, compattando un orgoglio collettivo senza precedenti.
Non è un caso che l’ex procuratore Antonio De Donno, dopo 42 anni di servizio, abbia indicato proprio Mesagne come esempio di comunità capace di affrancarsi dalla Sacra Corona Unita.
E non è un caso che, il 24 novembre 2024, il Comune gli abbia conferito la cittadinanza onoraria.
Mesagne dimostra che la legalità non è uno slogan, ma una pratica quotidiana.
Dimostra che si può cambiare davvero, quando le istituzioni sono credibili e la comunità sceglie di esserlo con loro.
Ed è forse per questo che quel post ha parlato a così tante persone.
Perché racconta una storia possibile.
Una storia di grandi responsabilità.
Una storia che parla di una visione partecipata e di buona politica mentre, altrove, si resta ancorati alla pronuncia di promesse elettorali che si sa già di non mantenere.
Mesagne colpisce perché ricorda che i risultati arrivano quando le parole smettono di essere propaganda e diventano progetto di comunità.








