Home Dal TerritorioSan Donaci, la soprintendenza presenta i risultati degli scavi a San Miserino

San Donaci, la soprintendenza presenta i risultati degli scavi a San Miserino

da Cosimo Saracino

Lunedì 23 febbraio p.v. alle ore 11.00, presso la sede della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto in via A. Galateo n. 2 – Lecce, avrà luogo la conferenza stampa per la presentazione dei primi risultati della campagna di scavo 2025, condotta in regime di concessione ministeriale (MiC, n. 1339 del 26-10-2023) dall’Università del Salento nell’area archeologica di località Monticello (San Donaci – BR), grazie al finanziamento della Regione Puglia nell’ambito Progetto “Intervento di valorizzazione del sito archeologico di San Miserino: laboratorio di fruizione e di restauro”.

In contrada Monticello, circa 5 km a NO del moderno centro di San Donaci (BR), a breve distanza dalla moderna strada provinciale Oria-Cellino San Marco, si trovano i resti di un antico edificio localmente noto come “chiesa” o “tempietto” di San Miserino.

Le strutture ancora conservate e visibili si articolano in un ambiente a pianta ottagonale dotato di quattro absidi semicircolari, iscritto in un quadrato (m 7,60 x 7,14) coperto da una cupola del diametro di 5,95 m; a questo si innestano, sul lato meridionale, i resti di due ambienti coperti con volta a botte. All’interno dell’edificio le absidi, che conservano tracce di affreschi, sono coperte da semicupole e inquadrate da semipilastri sormontati da capitelli troncopiramidali decorati da un fregio a foglie d’acanto spinoso alternate a boccioli.

In base alle caratteristiche planimetriche e tecnico-costruttive e all’analisi stilistica degli elementi decorativi, il monumento è stato riferito all’età romana e interpretato come ninfeo o ambiente termale, quindi convertito in chiesa rurale in epoca altomedievale (VI sec. d.C.).

L’intervento di scavo, avviato a luglio del 2025, rientra nel Progetto “Intervento di valorizzazione del sito archeologico di San Miserino: laboratorio di fruizione e di restauro”, finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito dell’avviso pubblico “SMART-in per la selezione di proposte progettuali finalizzate alla valorizzazione dei Luoghi della cultura: laboratori di fruizione e di restauro del patrimonio archeologico” (POR FESR PUGLIA 2014-2020 – Asse VI – Azione 6.7).

Lo scavo si svolge in regime di concessione ministeriale, di concerto con la SABAP per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto, e nell’ambito di una convenzione sottoscritta tra il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento e il Comune di San Donaci.

Lo scavo, preceduto da prospezioni geofisiche, ha restituito dati di grande interesse, che consentono di confermare quanto già in precedenza ipotizzato, ovvero che il “tempietto” è parte di un più vasto complesso edilizio residenziale di età imperiale. Dalle indagini è infatti emerso che un ampio settore della villa romana, cui esso apparteneva, risulta articolato in una serie di ambienti, la maggior parte dei quali è stato interessato, in una seconda fase, da interventi di ridimensionamento e da trasformazioni planimetriche, spesso legate a un cambiamento funzionale degli spazi. In questa seconda fase, meglio documentata, gli ambienti mostrano una predominante vocazione produttiva e di servizio e sembrano destinati allo stoccaggio, alla lavorazione e alla vendita dei prodotti.

Le evidenze messe in luce immediatamente a ridosso del “tempietto” rivelano un palinsesto ancora più articolato. Sono emerse significative attestazioni relative all’occupazione del sito in età messapica, testimoniate dalla presenza di una sepoltura e da resti di una struttura muraria in blocchi di grandi dimensioni. La sepoltura, scavata nel banco roccioso e chiusa da una lastra monolitica di copertura, ha restituito i resti di una deposizione in decubito laterale di un individuo subadulto, associata a un corredo composto da un’olletta a decorazione geometrica (cd. matt-painted ware), da un anello e da un pendente in bronzo, da riferire al periodo arcaico (VII – VI sec. a.C.). La struttura in blocchi parallelepipedi, di incerta funzione, è stata in parte riutilizzata in occasione della costruzione del “tempietto”.

Ulteriori resti edilizi individuati lungo il fronte occidentale e meridionale del “tempietto”  ne sembrano confermare la presunta funzione termale: da un lato, lo scavo ha restituito alla luce una piccola porzione di un ambiente riscaldato, caratterizzato dalla presenza di tubuli in terracotta posti verticalmente e funzionali al passaggio di aria calda lungo le pareti; dall’altro, un vano quadrangolare terminante in una vasca absidata per immersione parziale, addossata in un momento successivo al corpo originario del “tempietto” .

Non mancano dati relativi alla fase altomedievale, che confermano l’ipotesi che in tale periodo il “tempietto”  sia stato trasformato in chiesa. A ridosso del muro occidentale dell’edificio, dove il ritrovamento di una soglia definisce con certezza l’ingresso al luogo di culto, è stata individuata parte di un’area cimiteriale delimitata da una sorta di cordolo in lastre lapidee. Sono state qui messe in luce due sepolture, una delle quali, orientata est ovest, presentava una lastra lapidea di copertura ed era rivestita all’interno da quattro lastre lapidee calcaree, poste verticalmente per foderare la tomba; essa conteneva resti osteologici umani non in connessione (un calvario in frammenti, una mandibola, delle coste, dei denti e ulteriori frammenti ossei) riferibili a un individuo dell’età di circa 2-5 anni.

Sempre nel corso del Medioevo gli spazi adiacenti al “tempietto” sono stati utilizzati anche in funzione produttiva. Un muro realizzato in blocchetti lapidei tenuti da una malta argillosa realizzato in questa fase delimitava un ambiente di carattere produttivo, legato alla lavorazione del metallo, come documentato dalle tracce di forte alterazione termica visibili sul terreno e dai numerosi elementi di metallo recuperati, come piombo ma soprattutto ferro, per la produzione di manufatti ferrosi.

Le ricerche svolte finora nel sito archeologico di San Miserino hanno restituito un quadro particolarmente ricco e articolato, che illustra una sovrapposizione di occupazioni che si sono succedute in questo stesso luogo nel corso dei secoli, attraverso riutilizzi, rimodulazioni planimetriche e conversioni funzionali degli spazi.

Il sito di San Miserino si conferma un punto nodale per la comprensione del popolamento rurale nel comparto più settentrionale del Salento. La transizione da piccolo insediamento messapico a villa rustico-residenziale, fino alla sua trasformazione in un luogo di culto cristiano con annessa area sepolcrale, evidenzia la capacità del sito di adattarsi ai mutamenti politici ed economici del territorio, grazie anche alla favorevole posizione strategica non lontana da assi viari di primaria importanza, quali la via Appia e il c.d. Limitone dei Greci.

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