Ho conosciuto Valentin e Tatiana quando mia figlia Chiara aveva tre anni.
Il lockdown aveva estenuato giorni e sospeso attività, mente in casa io vedevo la mia bambina danzare, sognando ad occhi aperti Félicie, la piccola ballerina nell’Opéra di Parigi, che ci valse, anche, il primo viaggio all’estero della sua vita.
Ho sempre considerato il mondo del balletto un luogo magico, di grande valore artistico, e, pur venendo io dal mondo del teatro, un luogo dal fascino inarrivabile, diverso.
Quando i maestri chiesero la prima nostra collaborazione, mi impauriva l’idea di dover vivere con soggezione quel paesaggio, quello sguardo su un mondo a me sconosciuto.
Mi sono ritrovata tra tutù, tulle, pece, ad imparare un nuovo ritmo sul palco, con vestiti simili, ma altri.
Valentin mi chiese di cercare due attori, per il suo saggio, e mi parve cosa assai ‘difficile’.
Persino i miei colleghi avvertirono la stessa sensazione:
‘Il balletto?! Noi? Ma non ne conosciamo il registro, i tempi. Noi attori come faremo, e soprattutto cosa?’.
Eppure quel che vidi, su quella scena, fu la completezza di una realtà che non sentivo affatto dissimile.
Il TEATRO prendeva la sua forma, tra grandi professionisti e piccolissimi, magari alla loro prima apparizione, in quell’unico linguaggio, che io avevo sempre conosciuto.
Ricomparve tutto: il senso di ‘essere parte’, la felicità che trasudava da Giuseppe Nacci, magnifico attore di Ostuni, quando mi parló di questa esperienza, delle conoscenze fatte, delle amicizie strette, del respiro internazionale di questo coreografo.
La fierezza di Emmanuele Perrucci, interprete iconico di una suite famosa, dalla impressionante somiglianza col personaggio principale.
Ricordo ogni momento dei nostri primi incontri con Heba, coreografa egiziana e madre di due splendidi ragazzi arabi, (che venivano ‘dall’altro mondo’, per dirla con Chiara), della gioia di un piatto di orecchiette al sugo e basilico, condiviso nel giardino della nostra casa, insieme a quei bambini meravigliosi; grazie a Bell’Art ricordo il MONDO portato a casa dai cigni lituani e giapponesi, fatti con l’origami da Sakura, dolcissima bambina conosciuta nell’estate 2024.
Bell’Art è poi Chico Yamamoto, raffinata ballerina asiatica, che mi porta in dono un ventaglio con seta pregiata, ed il più bel messaggio mai ricevuto, in cui mi comunica, con gratitudine, tutta la sua ammirazione ed il suo affetto.
È il luogo in cui, con estremo privilegio, scopro, nell’interfono, di essere diretta dal fratello della étoile della scala di Milano, nostra conterranea.
Valentin e Tatiana donano a noi, e soprattutto ai nostri figli, il sogno di vivere l’universalitá del teatro, in quell’abbraccio sospeso che questo luogo rappresenta, citando il lirico ‘Hamnet, di Chloé Zhao.
Calcando quelle assai magiche, che sanno di sogno e magia, con mia figlia a fianco, ho sentito di poter condividere un dono.
E mentre sono sul palco, dietro le quinte, durante il gala internazionale, ritorno a tutte le volte in cui Cesare Pasimeni, straordinario artista, scomparso lo scorso luglio, mi ha guidata e protetta, su quel palco, e fuori.
Appena venti o trenta anni prima.
Nell’identico modo in cui Valentin Bartes abbraccia Rui, ballerino portoghese, appena rientrato da un salto poderoso.
Con lo stesso afflato paterno.
Sorrido, e penso che sono ancora qui, dopo tutto questo tempo.
Con identico amore, con ardente passione, con tutti gli amici e i maestri di una vita vicini a me.
Racchiudo un ultimo pensiero con Shakespeare, che In ‘Hamnet’, ancora una volta, ci fa comprendere la cosa più importante dell’essere un artista:
‘Imparare ad essere vulnerabili abbastanza per permettere, a noi stessi, di essere visti per quello che siamo, e non per quello che siamo chiamati ad essere.
Per restituire al mondo, completamente, persino la parte di cui abbiamo più vergogna, di cui abbiamo più paura.
È per questo che dobbiamo mantenere aperti i nostri cuori.’
Grazie, maestro, e grazie Tatiana, per avermi riportata nel luogo a cui appartengo, da sempre e per sempre.
Grazie per avermi riportata a casa.
Giampiera Dimonte, 30 aprile 2026.









