Si è concluso ieri, con un evento memorabile che ha visto la partecipazione entusiasta dei genitori, il progetto “Rispetti-Amo” che ha coinvolto le classi 5^A e 5^B della scuola primaria Paolo Borsellino, dell’ IC Carducci-Materdona. Vedere i frutti di questo lungo e profondo cammino prendere forma e sostanza è stato il traguardo più significativo per tutto il nostro istituto. L’incontro ha dimostrato come la sinergia tra scuola, famiglie e istituzioni sia la chiave per trasmettere ai ragazzi il valore delle regole. Ogni autorevole ospite intervenuto ha saputo tradurre concetti complessi in messaggi vicini al cuore dei bambini, trasformando i concetti astratti in volti, storie ed emozioni concrete:
Sua Eccellenza il Prefetto Guido Aprea, i Carabinieri e il Vice Questore: hanno dato alle istituzioni un volto umano e vicino. Sentir parlare di legalità da chi rappresenta lo Stato ha fatto capire ai bambini che le regole non sono limiti, ma uno scudo per la loro libertà.
La professoressa Caforio: con il suo supporto quotidiano sulle regole, ha fatto da ponte perfetto tra la teoria della legalità e la vita di tutti i giorni tra i banchi.
Giuseppe Primicerio e i ragazzi del laboratorio “Le orecchiette che vorrei”: sono stati la dimostrazione pratica più bella di cosa significhi inclusione. La diversità si abbatte facendo le cose insieme, magari proprio impastando, dove ogni mano ha lo stesso valore.
Il poeta Angelo Cassese: ha usato la magia delle parole per toccare le corde del cuore, mostrando che la sensibilità e la diversità sono forme di bellezza, non ostacoli.
Lo psicologo Giuseppe Mingolla: ha dato ai bambini le parole giuste per decifrare quello che provano, spiegando che l’empatia è il vero “antidoto” contro il bullismo, ovvero la capacità di sentire il dolore dell’altro per evitare di ferirlo.
La maestra di danza Fabiana della scuola di ballo Pacciola: ha dimostrato come il rispetto passi anche attraverso il corpo, il movimento e l’armonia con gli altri, ricordandoci che per ballare insieme bisogna sapersi ascoltare.
È stato un immenso lavoro di squadra. Quando la scuola si apre al territorio e unisce Prefettura, Forze dell’Ordine, specialisti, artisti, associazioni e famiglie, l’educazione civica smette di essere una materia da studiare e diventa vita vissuta.
I bambini di 10 anni assorbono queste giornate molto più di quanto pensiamo. Oggi hanno capito che la comunità intorno a loro è una rete tesa per non farli cadere. Ora saranno pronti per affrontare il loro nuovo viaggio, maturi al punto da darci la dimostrazione della consapevolezza che hanno acquisito. È la conclusione perfetta per un viaggio bellissimo!
28





