Home In cittàOtto anni senza l’abbraccio di sua madre: la storia di Shahmuhamad Armani, afghano con il cuore a Mesagne

Otto anni senza l’abbraccio di sua madre: la storia di Shahmuhamad Armani, afghano con il cuore a Mesagne

da Cosimo Saracino

«Nessuno dovrebbe essere costretto a lasciare il proprio Paese per diventare un immigrato. Ma quando nel tuo Paese non esiste una vita tranquilla, allora sei costretto a inseguire la speranza».

Nelle parole di Shahmuhamad Armani c’è il senso di un viaggio lungo migliaia di chilometri e durato una vita intera. Un viaggio iniziato a Kabul, in Afghanistan, e terminato a Mesagne, dove oggi, a 35 anni, è diventato un esempio concreto di integrazione, lavoro e riscatto.

Armani ricorda perfettamente il giorno in cui arrivò in Italia: era il 27 giugno 2008. «Ho ancora negli occhi quella giornata», racconta.

Dopo quattro mesi di viaggio attraverso Pakistan, Iran, Turchia e Grecia, affrontando paura, fame e incertezza, salì su un barcone insieme a decine di altri migranti. La meta era l’Italia, la terra della speranza.

Quando sbarcò sulle coste pugliesi, la sua odissea non era ancora finita. Insieme ad altre 55 persone venne nascosto nel cassone di un camion che trasportava frutta. Il viaggio terminò a Fasano.

Di quel momento conserva un ricordo particolare. «La prima immagine che vidi fu il grande supermercato Conforama. Per me significava essere finalmente arrivato».

Da quel giorno è iniziata una nuova vita. Gli anni successivi sono stati quelli dei sacrifici, dei primi lavori e dello studio. Ha frequentato la scuola per conseguire la licenza media e ha trovato accoglienza presso Casa Anna Milanese, una realtà che gli ha offerto sostegno e una possibilità concreta di ripartire.

Con il tempo Armani è diventato un volto conosciuto a Mesagne. Molti lo ricordano dietro il bancone del Gran Caffè Fantasia. Altri lo hanno incontrato durante il suo lavoro come mediatore culturale presso il Centro di permanenza per il rimpatrio di Restinco o nei progetti Sai di Mesagne.

La sua conoscenza delle lingue e delle culture asiatiche lo ha reso un punto di riferimento per tanti migranti provenienti da Pakistan, Iran e Bangladesh.

È spesso lui a spiegare, tradurre, rassicurare. Lui che ha vissuto sulla propria pelle la paura di chi arriva in un Paese sconosciuto con una valigia piena di sogni.

«Cerco di aiutare chi arriva oggi come qualcuno ha aiutato me tanti anni fa», dice.

Ma c’era un altro sogno che custodiva da tempo: aprire un’attività tutta sua. Quel sogno si è realizzato ad aprile. Di fronte alla Villa Comunale di Mesagne ha inaugurato Armani’s Food, un negozio che unisce culture e tradizioni diverse. Sugli scaffali convivono prodotti italiani e internazionali, alimenti halal, difficili da trovare altrove.

Un piccolo ponte tra mondi lontani. Con lui lavorano altri due immigrati regolari: un iracheno-curdo e un ragazzo del Bangladesh. Anche loro portano sulle spalle storie di sacrifici e speranze.

Nel frattempo Armani è riuscito a costruire la sua vita in Italia. Ha fatto arrivare la moglie dall’Afghanistan, ha acquistato una casa a Mesagne e oggi considera questa città la sua famiglia allargata.

Eppure c’è una ferita che il tempo non riesce a cancellare. A Kabul vivono ancora sua madre, suo padre, tre fratelli e tre sorelle. Li sente spesso, quasi ogni giorno. Ma la persona che più desidera abbracciare continua a essere lontana.

Sono otto anni che non vede sua madre. Due mesi fa aveva provato a raggiungerla. «Ero tornato in Afghanistan con la speranza di incontrarla. Ma si trovava in una zona interessata dalla guerra e non mi hanno permesso di arrivare fino a lei».

La voce si incrina mentre racconta quell’episodio.

Otto anni senza un abbraccio. Otto anni senza poter guardare negli occhi la donna che lo ha visto partire ragazzo e che oggi aspetta ancora il suo ritorno.

Dietro il sorriso con cui accoglie i clienti nel suo negozio, dietro la storia di successo e integrazione che tanti conoscono, c’è anche questa nostalgia silenziosa.

La nostalgia di una madre. Perché si può costruire una nuova vita, imparare una nuova lingua, trovare una nuova casa e persino realizzare i propri sogni. Ma ci sono distanze che nessun viaggio riesce davvero a colmare.

E forse la più grande speranza di Shahmuhamad Armani non riguarda il lavoro o il futuro. Ha il volto di una donna che vive a Kabul e che aspetta da otto anni di stringere di nuovo suo figlio tra le braccia.

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