Comprendiamo che sulla questione del futuro del Polo Petrolchimico alcune sigle sindacali del territorio ed alcuni partiti politici siano in difficoltà. Oramai da mesi si agitano e gridano allo scandalo per qualsiasi evento interessi il Polo Petrolchimico con l’obiettivo di ritagliarsi uno spazio, rimettersi in gioco, poter entrare in una partita – quella della Trasformazione, del rilancio e del futuro del Polo Petrolchimico – alla quale fin dall’inizio loro stessi hanno rinunciato. A Brindisi è un film già visto in passato: con le polemiche ed i procurati allarme che seguivano ad ogni accensione della candela di sicurezza di quello stesso impianto che oggi si vorrebbe operativo contro ogni evidenza.
È quanto accaduto in queste ore dove l’annunciata, sottoscritta, prevista e programmata fermata dell’impianto di Polietilene di Eni-Versalis ha fatto stracciare le vesti ai sommi sacerdoti della difesa del lavoro ed a far riemergere nel dibattito pubblico attori politici fino ad oggi silenti. Onestamente facciamo fatica a comprendere lo «stato di agitazione» proclamato da alcune Sigle – che per inciso rappresentano una residua minoranza di tutti i lavoratori dello Stabilimento brindisino.
La fermata dell’impianto di Polietilene, che non provoca nessuna ripercussione agli impianti Basell né tanto meno alle Centrali Enipower, è prevista nero su bianco in quel Protocollo sottoscritto da diverse sigle sindacali con Eni-Versalis e il Ministero il 10 marzo dello scorso anno. Citiamo testualmente dal Protocollo. «Attraverso l’approvvigionamento di etilene da mercato, Eni-Versalis intraprenderà tutte le azioni permantenere in marcia l’impianto di produzione polietilene di Brindisi fino alla FID del progetto degli accumulatori stazionari. In tale data, verificate le mancate condizioni di economicità che garantiscono la continuità di marcia dell’impianto, si prevedrà la messa in conservazione dell’impianto stesso, al fine di cogliere eventuali significative e strutturali riprese delle condizioni di mercato, tali da giustificare economicamente la sua rimessa in servizio con i tempi tecnici necessari».
Come è noto alcune sigle sindacali – le stesse che si agitano in queste ore scrivendo a Prefetto e Presidente Decaro – hanno scelto autonomamente di non sottoscrivere quel Documento. Tuttavia, anche se da loro non sottoscritto, il contenuto del Protocollo di Intesa è pubblico e noto a tutti, compresi Sindacati non firmatari e partiti politici, e questi passaggi sono stati richiamati a più riprese negli ultimi tempi. Difficile affermare ora che la fermata dell’impianto di Polietilene sia una ennesima novità e non una prevista tappa del processo di Trasformazione in atto che seguiamo puntualmente da anni.
Pertanto se qualcuno decide di gridare allo scandalo ed annunciare lo stato di agitazione di “tutti” i lavoratori (o meglio: di tutti i propri tesserati) può essere compreso solo come pretesto di polemica politica, diazione tesa a darsi una evidenza pubblica, un mettersi in mostra con Istituzioni ed Azienda dopo che autonomamente si è deciso di mettersi ai margini di un processo complicato e sfidante.
Come UILTEC-UIL abbiamo ritenuto di intervenire pubblicamente con questa nota non certo per delegittimare l’azione sindacale dei colleghi – ognuno faccia sindacato come crede e giudichino i risultati i lavoratori – quanto per richiamare ai lavoratori ed all’intera opinione pubblica, già fortemente provata sul tema, la verità dei fatti. La fermata dell’impianto di Polietilene era prevista e programmata, il processo di rinnovamento procede ed anche altre questioni sospese – come la formazione dei lavoratori alle future produzioni – sono oggetto di confronto quotidiano.
Confidiamo in un cambio di passo soprattutto da parte dei colleghi sindacalisti, oltre che di certa politica che sembra cadere dalle nuvole: dalla protesta sterile ed autoreferenziale ci si potrebbe sedere assieme al Tavolo del Confronto offrendo il proprio contributo lì dove è utile e necessario.
La Transizione in atto rischia di diventare un processo ideologico e politico contro l’unica Azienda, Eni, che ha messo in campo un progetto di Trasformazione industriale concreto mentre si subisce la fuga di altre grosse Aziende che non lasciano a Brindisi uno straccio di investimento alternativo o un chiaro programma di dismissione, di demolizione e di bonifica.
Come sempre la UILTEC-UIL è pronta a fare la propria parte. È pronta a confrontarsi con Eni Storage Systems per approfondire le questioni ancora aperte, a confrontarsi con le Istituzioni sul tema della individuazione di acquirenti – “improbabili ad oggi” – per gli impianti di Chimica di Base, nell’ottica di una riconversione Green. Siamo pronti a sollecitare Enel e Basell sugli investimenti futuri.
Brindisi, 12 luglio 2026
Il Segretario Regionale Uiltec Puglia
Coordinatore di Brindisi
Carlo Perrucci
Il Segretario Regionale Generale
Uiltec Puglia
Angelo D’Errico








