Reverendi Arciprete e Vicario Foraneo,
Reverendi Padri Carmelitani,
Parroci e clero tutto,
Presidente del Consiglio Regionale della Puglia,
Autorità civili e militari,
Concittadini presenti e mesagnesi che da più parti dell’Italia e del Mondo ci seguono e ci ascoltano.
Ci ritroviamo qui per uno dei momenti più significativi della nostra vita comunitaria, un rito che non è solo consuetudine, ma che fa parte della identità stessa della nostra Mesagne.
Per me, quest’anno, l’emozione è nuova e profonda: è la prima volta che, come vostro Sindaco, ho l’onore di compiere l’antico rito della Consegna delle Chiavi. In questo gesto solenne non porto solo me stesso, ma l’intera nostra comunità: un intreccio di fede, memoria e impegno quotidiano.
Consegnare queste chiavi significa, prima di tutto, dire “grazie”. È un ringraziamento che affonda le radici in un tempo lontano scandito daalcune date simboliche: il 30 aprile 1651, quando la Beata Vergine del Carmelo veniva proclamata Patrona e Protettrice della nostra Mesagne; nel 1657 quando la Sua intercessione aiutò la cittàdurante la grave pestilenza; il 20 febbraio 1743, quando i nostri concittadini riconobbero nella Vergine del Carmelo la protezione durante il terribile terremoto che sconvolse il Salento. Un legame antico che non si è mai spezzato. Oggi, ancora una volta affidiamo a Lei le nostre famiglie e il nostro lavoro, vedendo nella sua immagine non solo un simbolo religioso, ma una Madre che custodisce i passi di ogni generazione, invitandoci instancabilmente alla pace.
La Sua presenza ci sprona a guardare lontano, verso ciò che desideriamo diventare, senza però dimenticare la cura per il piccolo e per il quotidiano.
C’è la Mesagne che celebra, che partecipa, che si ritrova per stare insieme in questi giorni di festa.
Ma questi giorni di riflessione ci ricordano che la nostra identità si misura anche nella capacità di non restare indifferenti davanti alle sfide del mondo.
Le guerre che ci circondano e si moltiplicano ci ricordano quanto sia fragile la pace e quanto sia necessario costruirla ogni giorno, in ogni contesto. La crisi climatica e ambientale ci chiede responsabilità e scelte coraggiose per proteggere la casa comune che consegniamo alle nuove generazioni. Le tante forme di povertà, materiali e sociali, ci invitano a non lasciare indietro nessuno, a rafforzare la rete della solidarietà e dell’inclusione.
Tra le tante fragilità non possiamo dimenticare quella legata alla salute mentale: un tema che richiede ascolto, capacità di costruire legami che non giudicano, ma accolgono.
Accanto a queste sfide, emerge un’altra grande questione del nostro tempo: la solitudine. All’inizio di quest’anno l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il Rapporto sulle solitudini, un documento che richiama l’attenzione su un fenomeno intergenerazionale in crescita e sul suo impatto sulla salute, sul benessere e sulla coesione sociale.
La solitudine è una crisi sociale globale. Una pandemia silenziosa. Non è una fragilità individuale, ma un fallimento sistemico che cirichiama a una responsabilità collettiva e integrata.
Accanto a questi, vi è un altro disagio che non possiamo ignorare ed è quello abitativo, che colpisce diverse famiglie con una forte correlazione tra le persone che vivono in affitto e l’incidenza della povertà assoluta.
Siamo chiamati a riconoscere queste forme di dolore sommesso e di precarietà dell’esistenzache attraversano giovani, adulti e anziani, e a rispondere con politiche, relazioni e gesti capaci di ricostruire legami, vicinanza, ascolto.
Come ci ha ricordato Papa Leone nella Lettera Enciclica Magnifica Humanitas, “il vero progresso nasce sempre da un cuore aperto all’altro, da un’intelligenza disponibile all’ascolto, da una volontà che cerca ciò che unisce più che ciò che separa”, e ancora “quando la città si edifica sull’orgoglio e sulla pretesa di bastare a sé stessa, la comunicazione si spezza, le lingue si confondono e gli esseri umani non si comprendono più. Il risultato non è l’unità ma la dispersione.”
Affidiamo alla Madonna del Carmine anche queste grandi questioni del nostro tempo, chiedendo che ispiri la nostra città a essere luogo di pace, di rispetto, di cura e di umanità.
Guardando alla nostra realtà cittadina, il mio cuore si riempie di gioia nel guardare quanta strada abbiamo percorso insieme: Mesagne ha vissuto un autentico riscatto sociale e culturale, la nostra città raccoglie oggi i frutti di un lungo lavoro realizzato con l’impegno di tutti.
Siamo una forza viva che ha saputo trasformare la propria storia in una spinta verso l’eccellenza. Oggi guardiamo con fiducia ai nostri sogni, consapevoli che la strada è tracciata: dobbiamo continuare a percorrerla con solerzia e convinzione, senza alcuna titubanza, per generare tutto il bene a cui aspiriamo.
Sappiamo quello su cui vogliamo impegnarci, continuando il lavoro dei Sindaci che mi hanno preceduto: una Mesagne capace di crescere senza perdere la propria identità: inclusiva, attenta, solidale.
Una città che sappia offrire ai giovani opportunità vere: studio, lavoro, cultura, spazi di libertà e creatività, luoghi in cui sentirsi protagonisti e non spettatori; che sostenga i bambini nel loro diritto a giocare, imparare, crescere in ambienti sicuri e stimolanti.
Una città che accompagni gli anziani, riconoscendo il valore della loro memoria, della loro esperienza, della loro presenza silenziosa ma fondamentale nella vita quotidiana; che non lasci indietro nessuno: chi vive fragilità economiche, chi affronta difficoltà di salute, chi cerca ascolto, chi ha bisogno di una mano tesa.
Il nostro desiderio è che Mesagne continui a essere una comunità che si prende cura, che costruisce ponti, che guarda al futuro con coraggio e senza paura.
Da parte mia, vi garantisco tutto l’entusiasmo e soprattutto il massimo impegno per il mandato che mi avete affidato.
E so che non sarò solo in questo bellissimo percorso. Che potrò contare su tutte e tutti voi che siete qui oggi. Le istituzioni, le forze dell’ordine, le parrocchie, le scuole, le associazioni, il mondo del volontariato, le imprese, le famiglie, i singoli cittadini.
Essere uniti significa riconoscere che il benessere di ciascuno dipende dal benessere di tutti; che la coesione sociale non nasce da un atto individuale, ma da una responsabilità collettiva.
Oggi, davanti alla Madonna del Carmine, con fiducia e speranza, rinnoviamo questo impegno: camminare insieme, costruire insieme, custodire insieme.
È con devozione e con orgoglio che consegno le chiavi della Città di Mesagne alla nostra Celeste Patrona, la Madonna del Carmine.
Buona Festa Patronale a tutte e a tutti voi.








