Per vent’anni aveva segnato la fine dell’estate mesagnese. Quest’anno, invece, la Fiera Medievale Franca non c’è. È scomparsa dal calendario degli eventi cittadini quasi in silenzio, senza che alla città sia stata restituita, almeno pubblicamente, una riflessione adeguata sul destino di una manifestazione diventata nel tempo parte dell’identità culturale di Mesagne. E proprio questo silenzio pone una questione che non può essere liquidata come una semplice scelta di programmazione. Perché quando scompare un evento con vent’anni di storia non viene meno soltanto una data nel calendario. Viene meno un pezzo di quella continuità culturale che un’amministrazione pubblica dovrebbe avere il compito di custodire, sostenere e, quando possibile, rafforzare. Per due giorni all’anno il centro storico cambiava volto. Cavalieri, falconieri, arcieri, giocolieri, figuranti e gruppi storici riportavano il borgo alle atmosfere dell’età di Federico II. Le piazze e le stradine diventavano un grande palcoscenico a cielo aperto, capace di attirare famiglie, turisti e visitatori provenienti non soltanto dai comuni vicini, ma dall’intera regione e anche da fuori Puglia. La grande scacchiera vivente in Piazza Orsini del Balzo era diventata una delle immagini simbolo della manifestazione. Così come lo erano gli spettacoli di falconeria, le dimostrazioni di tiro con l’arco, i combattimenti, le esibizioni con il fuoco. Un patrimonio che oggi rischia di essere archiviato con troppa facilità. La questione, allora, diventa inevitabilmente politica. Negli ultimi anni si è parlato molto di turismo, destagionalizzazione, cultura e valorizzazione del centro storico. Parole entrate stabilmente nel lessico delle amministrazioni locali e nei programmi di sviluppo delle città. Ma la valorizzazione di un territorio non può ridursi alla capacità di riempire un calendario con una successione di appuntamenti. Valorizzare significa anche riconoscere ciò che una comunità ha già costruito. Significa proteggere quelle manifestazioni che hanno saputo conquistarsi, attraverso gli anni, una propria identità e un proprio pubblico. Significa investire non soltanto sulla novità, ma anche sulla memoria, sulle tradizioni e su quelle esperienze che hanno dimostrato di poter generare partecipazione e attrattività. Ecco perché l’assenza della Fiera Medievale Franca meriterebbe qualcosa di più di un semplice silenzio. Sarebbe utile capire se siano state cercate tutte le strade possibili per garantirne la continuità, se ci sia stato un confronto con gli organizzatori, quali siano state le difficoltà incontrate e soprattutto quale ruolo l’amministrazione comunale intenda attribuire in futuro a manifestazioni storiche di questo tipo. Domande legittime, perché dietro la Fiera non c’erano soltanto costumi medievali e spettacoli. C’erano organizzatori, associazioni e volontari che per vent’anni hanno investito tempo, energie e passione. C’era un pubblico che aspettava quell’appuntamento. C’erano bambini che arrivavano nel centro storico accompagnati dai propri genitori e dai propri nonni per vedere dal vivo cavalieri e falconieri che fino a quel momento avevano conosciuto soltanto nei film o nei cartoni animati. C’era, soprattutto, una città che attraverso quella manifestazione riusciva a raccontare se stessa. Perché la Fiera Medievale Franca aveva un elemento che molti eventi costruiti oggi faticano ad avere: un legame naturale con il luogo in cui si svolgeva. Il centro storico non era una semplice cornice. Era parte integrante dello spettacolo. Piazza Orsini del Balzo, le vie del borgo, gli edifici antichi diventavano scenografia e racconto. Ed è qui che emerge una contraddizione difficile da ignorare. Se l’obiettivo dichiarato è quello di rendere Mesagne sempre più attrattiva sul piano culturale e turistico, come si concilia questa strategia con la perdita di una manifestazione che per vent’anni ha già svolto proprio quella funzione? Naturalmente ogni evento ha costi, difficoltà organizzative e problemi che dall’esterno non sempre sono visibili. Ma proprio per questo servirebbe chiarezza. Una città ha il diritto di conoscere le ragioni per cui una delle sue manifestazioni più longeve non viene più organizzata. Non si tratta di vivere di nostalgia. Si tratta di decidere quale modello culturale si vuole costruire per Mesagne. Un modello fatto prevalentemente di eventi occasionali oppure un progetto capace di tenere insieme innovazione e tradizione, nuove proposte e manifestazioni che hanno già dimostrato di appartenere alla storia recente della comunità? Dopo vent’anni, la Fiera Medievale Franca appartiene inevitabilmente a quella storia. Oggi restano le fotografie, i video dei cortei, le immagini della scacchiera in Piazza Orsini del Balzo e i ricordi di migliaia di persone che almeno una volta hanno attraversato quelle strade tra dame, cavalieri e falconieri. Ma non può bastare la memoria. La politica e le istituzioni locali hanno il dovere di interrogarsi su ciò che una città rischia di perdere, prima che quel patrimonio venga definitivamente disperso. L’auspicio è quindi che non si tratti di un addio, ma soltanto di una pausa. Che amministrazione, organizzatori, associazioni e volontari possano tornare a confrontarsi e trovare le condizioni necessarie per restituire a Mesagne una manifestazione che per due decenni ha contribuito alla sua immagine e alla sua vita culturale. Perché Mesagne merita di tornare a vedere il proprio borgo popolato di cavalieri, dame e falconieri. Ma, soprattutto, merita una politica culturale capace non soltanto di inventare il nuovo, ma anche di non disperdere ciò che la città ha costruito con vent’anni di lavoro, passione e partecipazione.
Movimento 5 Stelle Mesagne
Omar Ture
Consigliere Comunale
Davide Petiti
Rappresentante del Gruppo Territoriale del M5S di Mesagne







