Home Dal TerritorioSicurezza del personale sanitario, istituzioni unite a Brindisi per prevenire le aggressioni

Sicurezza del personale sanitario, istituzioni unite a Brindisi per prevenire le aggressioni

da Ivano Rolli

Riunito in Prefettura il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Al centro del confronto prevenzione, formazione, segnalazione degli episodi e rafforzamento delle misure di sicurezza

Rafforzare la prevenzione e la sicurezza del personale sanitario, migliorare il sistema di segnalazione degli episodi, consolidare la collaborazione tra strutture sanitarie, Forze dell’ordine e istituzioni e promuovere una maggiore consapevolezza nella cittadinanza: sono questi i principali obiettivi emersi dalla riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, svoltasi questa mattina in Prefettura a Brindisi e dedicata al tema delle aggressioni ai danni del personale medico e sanitario.

All’incontro, presieduto dal prefetto di Brindisi Guido Aprea, hanno partecipato il questore della provincia di Brindisi Aurelio Montaruli, il comandante provinciale dei Carabinieri Agostino Scala e, in rappresentanza del Comando provinciale della Guardia di Finanza, il tenente colonnello Agostino Taurino.

Presenti inoltre il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Brindisi Arturo Oliva, la presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Brindisi Paola De Biase, il direttore generale della ASL Brindisi Stefano Rossi, il direttore medico dell’ospedale “A. Perrino” Andrea Molino, la responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione della ASL Brindisi Anna Caroli, la dirigente psicologa Francesca Masiello e il dirigente responsabile del Servizio Informazione e Comunicazione istituzionale Giacomo Dachille.

Il confronto ha consentito di analizzare il fenomeno delle aggressioni agli operatori sanitari nella sua complessità, evitando di ricondurlo automaticamente a eventuali disfunzioni organizzative delle strutture. Gli ospedali e i servizi sanitari sono luoghi aperti alla cittadinanza, attivi in modo continuativo e caratterizzati quotidianamente dal passaggio di un numero elevatissimo di persone. In questo contesto, gli episodi di violenza possono avere origini e dinamiche differenti e richiedono pertanto una lettura puntuale e multidisciplinare.

È stata condivisa, in particolare, la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione e della legalità, contrastando ogni forma di violenza nei confronti di chi lavora per garantire il diritto alla salute.

Un passaggio centrale della riunione ha riguardato la necessità di favorire una tempestiva e completa segnalazione e denuncia degli episodi, elementi indispensabili per conoscere con precisione la dimensione e le caratteristiche del fenomeno e per consentire alle istituzioni di intervenire in modo mirato.

La segnalazione e la successiva denuncia non devono essere considerate un mero adempimento formale o statistico: rappresentano uno strumento concreto di tutela del lavoratore e consente di attivare le procedure di prevenzione, individuare eventuali criticità e mettere in campo le necessarie misure di sicurezza.

In questa direzione, la ASL Brindisi ha aggiornato la propria procedura aziendale per la gestione del rischio di aggressioni, in coerenza con le raccomandazioni ministeriali e con il quadro normativo regionale, e sta proseguendo le attività di sensibilizzazione degli operatori.

Particolare attenzione è stata dedicata alle aree sanitarie maggiormente esposte al rischio, per le quali sono già stati attivati specifici strumenti di prevenzione e sistemi di allarme e collegamento con gli istituti di vigilanza. Il confronto ha evidenziato, tuttavia, come la necessità di prevenzione riguardi progressivamente anche i reparti ordinari, dove possono verificarsi situazioni di tensione o comportamenti aggressivi da parte di utenti, familiari o accompagnatori.

Sarà pertanto necessario proseguire con una costante valutazione del rischio e individuare, anche per queste aree, le soluzioni più adeguate in relazione alle caratteristiche dei singoli servizi.

Tra gli strumenti di tutela è stato inoltre evidenziato il supporto psicologico agli operatori coinvolti in episodi di aggressione o in situazioni particolarmente stressanti. La presa in carico dell’operatore non può infatti esaurirsi nella gestione dell’evento, ma deve comprendere anche la possibilità di ricevere un adeguato sostegno nella fase successiva.

Nel corso della riunione è stata condivisa la necessità di procedere alla definizione di un protocollo integrato tra le istituzioni e gli organismi coinvolti, finalizzato a rendere più efficaci e tempestive le procedure di prevenzione, intervento e comunicazione.

Il protocollo dovrà rafforzare il raccordo tra strutture sanitarie e Forze dell’ordine, definire modalità operative condivise e favorire una più rapida circolazione delle informazioni relative agli episodi che presentino profili di particolare rilevanza sotto il profilo della sicurezza.

Parallelamente, potranno essere implementate le attività di videosorveglianza, controllo e presidio delle aree maggiormente esposte, attraverso un coordinamento sempre più stretto con le Forze dell’ordine e nell’ambito delle rispettive competenze.

È stata inoltre sottolineata l’importanza della formazione, sia come strumento per prevenire e gestire le situazioni di conflitto sia per fornire agli operatori indicazioni chiare sulle modalità di segnalazione e sulle procedure da attivare in caso di aggressione.

Un ruolo fondamentale sarà affidato anche alla comunicazione istituzionale. Informare correttamente operatori, cittadini, utenti e familiari significa contribuire a creare una maggiore consapevolezza sul rispetto dei luoghi di cura e di chi vi lavora.

La sicurezza degli operatori sanitari, è emerso dal confronto, non può essere considerata una questione esclusivamente sanitaria né esclusivamente di ordine pubblico. È un tema che richiede una responsabilità condivisa e una collaborazione stabile tra istituzioni, professionisti, Forze dell’ordine e comunità.

L’obiettivo è dunque passare dalla gestione dei singoli episodi alla costruzione di un sistema permanente di prevenzione, capace di intervenire prima che le situazioni di conflitto degenerino e di garantire risposte tempestive quando si verificano comportamenti violenti.

Le istituzioni presenti hanno condiviso l’impegno a proseguire il percorso avviato, procedendo in tempi rapidi sia alla definizione del protocollo integrato sia all’attuazione delle misure già individuate in materia di formazione, segnalazione, sicurezza, videosorveglianza, supporto agli operatori e comunicazione.

Sul piano della tutela legale, la ASL Brindisi ha inoltre comunicato che si costituirà parte civile nel procedimento relativo all’ultima aggressione ai danni di un operatore sanitario e che intende adottare la medesima iniziativa in tutti i casi in cui si verifichino episodi di violenza nei confronti del proprio personale e ricorrano i presupposti previsti dalla legge. Una scelta volta a rafforzare concretamente la tutela degli operatori e a ribadire, anche sul piano giudiziario, la fermezza dell’Azienda nel contrasto a ogni forma di violenza nei luoghi di cura.

La tutela di medici, infermieri, operatori sociosanitari e di tutto il personale che quotidianamente lavora nei servizi sanitari rappresenta un obiettivo comune. Garantire la sicurezza di chi cura significa tutelare la qualità e la continuità dell’assistenza e, più in generale, il diritto alla salute dell’intera comunità.

La collaborazione tra Prefettura, Forze dell’ordine, sistema sanitario, Ordini professionali e tutte le istituzioni coinvolte proseguirà con l’obiettivo di costruire un modello condiviso di prevenzione e contrasto alle aggressioni, fondato su responsabilità, tempestività, formazione, legalità e collaborazione.

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