Riceviamo e pubblichiamo: La “posizione” o situazione paradossale dei giocatori del Mesagne Calcio fa riferimento alla clamorosa crisi societaria che ha colpito la squadra alla fine di settembre 2026.
Il culmine di questa situazione considerata “illogica” e surreale si è verificato in occasione della partita di campionato contro la Virtus Erchie. Per via di uno stallo societario totale e delle fortissime contestazioni della tifoseria (che chiede alla dirigenza di liberare la squadra o ritirarla dignitosamente), si è arrivati a un epilogo incredibile: al campo di gioco si sono presentati soltanto due calciatori del Mesagne.
Di conseguenza, la partita non si è potuta disputare a causa della mancanza del numero minimo di giocatori previsto dal regolamento per scendere in campo, sollevando accese polemiche sulla gestione e sul futuro del titolo sportivo della città.
Nel diritto sportivo italiano, la condotta dei calciatori che disertano una gara ufficiale costituisce una violazione dei doveri contrattuali e dei regolamenti federali, e rischia seriamente di aggravare la loro posizione giuridica ed economica.
Con l’entrata in vigore della Riforma dello sport (D.Lgs.36/2021), i calciatori dilettanti che firmano un contratto di lavoro sportivo (sia esso di co.co.co. o subordinato) acquisiscono tutele reali, ma anche precisi obblighi legali verso il club.
La differenza cruciale tra il non allenarsi e il disertare una gara si articola su due livelli:
1. Illegittimità della diserzione della gara
La partecipazione alle gare ufficiali è l’oggetto principale della prestazione lavorativa dell’atleta.
• Perdita dei diritti contrattuali: Se il lavoratore sportivo rifiuta di scendere in campo senza una giustificazione medica o una causa di forza maggiore, si rende inadempiente. Questo legittima la società a sospendere lo stipendio o a chiedere la risoluzione del contratto per giusta causa davanti al Collegio Arbitrale.
• Sanzioni disciplinari sportive: Il Codice di Giustizia Sportiva della FIGC punisce i tesserati che violano i principi di lealtà, correttezza e probità. La mancata presentazione in campo, se imputabile alla volontà dei calciatori e non a cause esterne, espone gli atleti a squalifiche e deferimenti.
2. Lo sciopero e lo stato di agitazione (La via corretta):
Se i calciatori non percepiscono i rimborsi o gli stipendi, non possono semplicemente “decidere di non giocare” da un giorno all’altro. Per tutelarsi legalmente ed esprimere il dissenso senza passare dalla parte del torto, devono seguire l’iter formale:
• Messa in mora: I calciatori devono formalmente mettere in mora la società per gli stipendi arretrati.
• Stato di agitazione: viene proclamato lo stato di agitazione. Questo può culminare in uno sciopero formale (astensione dagli allenamenti o, in casi estremi e preavvisati, ritardo dell’inizio delle partite come forma di protesta concordata).
• Svincolo per inadempienza: Se la società non paga entro i termini della messa in mora, i giocatori ottengono lo svincolo d’autorità e la possibilità di accasarsi altrove, potendo comunque esigere le somme spettanti.
Disertare la partita in modo non coordinato o non tutelato legalmente, come accaduto nel caso limite del Mesagne, trasforma i calciatori da “parti lese” (vittime del dissesto societario) a soggetti inadempienti, offrendo alla dirigenza un’arma legale per giustificare il blocco dei pagamenti o applicare sanzioni.
Per fare massima chiarezza, ecco nei dettagli sia cosa rischiano i calciatori a livello legale, sia le sanzioni sportive che colpiscono la squadra quando si diserta una gara ufficiale.
1. Cosa rischia il calciatore (Il danno oltre la beffa)
Se un lavoratore sportivo non si presenta alla partita passa dalla parte del torto:
• Perdita dello stipendio: La società ha il diritto immediato di trattenere la quota di retribuzione della giornata (o del periodo di astensione), applicando il principio del “no work, no pay”.
• Risoluzione per inadempimento: Il club può trascinare i calciatori davanti al Collegio Arbitrale per richiedere la risoluzione del contratto per giusta causa e, nei casi più gravi, il risarcimento del danno d’immagine.
• Squalifiche federali: Il Giudice Sportivo può squalificare i singoli atleti per violazione dell’Articolo 4 del Codice di Giustizia Sportiva (doveri di lealtà, correttezza e probità).
2. Le sanzioni per la squadra e la società
La rinuncia a giocare non danneggia solo la classifica, ma distrugge il titolo sportivo della città:
• Prima rinuncia: Sconfitta a tavolino per 0-3, 1 punto di penalizzazione in classifica e una forte sanzione pecuniaria (multa).
• Quarta rinuncia: Alla quarta partita disertata scatta l’esclusione automatica dal campionato. La squadra viene radiata dal torneo, tutti i calciatori vengono svincolati d’ufficio e la società perde l’affiliazione.
La procedura legale che avrebbero dovuto seguire
Per protestare legalmente senza rischiare sanzioni, i giocatori del Mesagne avrebbero dovuto seguire tre step obbligatori:
1. Messa in mora: Inviare una raccomandata o PEC alla società (e per conoscenza alla Lega/Comitato Regionale) intimando il pagamento delle mensilità scadute entro un termine perentorio (di solito 20 giorni).
2. Stato di agitazione: Se i termini scadono senza pagamenti, proclamano la diserzione (sciopero). In questo modo, l’astensione dalle attività (allenamenti o gare) diventa un diritto costituzionale tutelato, impedendo alla società di sanzionare i giocatori.
3. Risoluzione e svincolo: I calciatori ottengono lo svincolo d’ufficio per inadempimento della società, potendo firmare subito per un altro club e mantenendo il diritto di esigere i soldi arretrati tramite vie legali.
Agire d’impulso disertando il campo priva l’atleta di ogni scudo legale fornito dalla Riforma dello Sport.
Perdere una partita a tavolino per 3-0 perché la squadra si rifiuta o non è in grado di presentarsi calpesta la dignità sportiva di una comunità e la sua secolare tradizione.
Dott. Maurizio Screti
Esperto in Diritto e Management dello Sport







