Riceviamo da un gruppo di tifosi del Mesagne Calcio e pubblichiamo: La pazienza è finita. La fiducia anche. Il Mesagne Calcio non è una pedina. Chiediamo rispetto per la storia del Mesagne, una storia che nel 2029 raggiungerà il suo centenario.
Ci siamo stancati di assistere in silenzio alla distruzione di un progetto. Una squadra fortemente ridimensionata, promesse disattese, allenatori cambiati in pochi giorni, dirigenti che hanno lasciato, calciatori che se ne sono andati. Poi il 6-0 casalingo contro il Latiano. Poi la vergogna della mancata trasferta di Erchie, con sconfitta a tavolino, penalizzazione e multa. Non è più possibile parlare soltanto di una stagione sbagliata. È venuta meno la credibilità di una gestione societaria. E oggi, dopo tutto questo, ci viene chiesto di credere a una nuova parola: collaborazione. E proprio per questo non possiamo accettare che adesso ci venga semplicemente chiesto di credere all’ennesima versione dei fatti. Una collaborazione con Fasano che, secondo quanto emerso pubblicamente sulle varie testate (anche se le comunicazioni ufficiali latitano), prevede l’ingresso di nuovi soci e che ha già portato a parlare di allenamenti a Fasano -che si stanno già effettuando, a quanto emerso- e di un possibile utilizzo del “Curlo”. La presidente Daniela Rini ha escluso una cessione del titolo. Prendiamo atto delle sue parole. Ma dopo quello che è successo, le parole non sono più sufficienti. Vogliamo sapere cosa sta realmente accadendo al Mesagne Calcio. Chiunque segua il calcio, sa benissimo che effettuare gli allenamenti fuori città per problemi “logistici” di alcuni calciatori non significhi nulla. Perché una cosa deve essere chiara a tutti, soprattutto se nei fatti si tratta di una vendita di titolo.
Chi sono i nuovi soci? Qual è il progetto? Qual è il ruolo del Fasano? Dove si allenerà la squadra? Dove giocherà? E soprattutto: chi sta decidendo il futuro del Mesagne? Il Mesagne Calcio non è un titolo sportivo. È una maglia. È la storia di chi quella maglia l’ha indossata, sostenuta e tramandata per generazioni, dal 1929 ad oggi. Non accetteremo mai che il nome Mesagne venga utilizzato come semplice contenitore per un progetto costruito altrove.
Se si vuole parlare di collaborazione, la si spieghi alla città. Se esiste un progetto, lo si presenti. Se esistono nuovi soci, si dica chi sono. La città non può essere informata a cose fatte.
E una responsabilità ce l’ha anche la politica: Non chiediamo al Comune di gestire una società privata, ma chiediamo che una vicenda capace di coinvolgere un pezzo così importante della storia cittadina, rischiando di essere svuotata, non venga affrontata con ritardi, silenzi o interventi soltanto quando la situazione è ormai esplosa. Finora abbiamo visto troppo silenzio e troppa prudenza.
E alla città diciamo una cosa: non dividiamoci tra mesagnesi e fasanesi, ma difendiamo entrambi le nostre identità.
Se il Mesagne dovesse diventare soltanto uno strumento per interessi sportivi esterni, allora questa tifoseria non potrà riconoscersi in quel progetto.
Ora servono chiarezza, dignità e un progetto per il futuro. Serve riportare il calcio al centro della città e ricostruire un rapporto con una tifoseria che negli ultimi anni ha visto consumarsi la propria fiducia con continue umiliazioni.
Perché il calcio senza identità è soltanto calcio.
Il Mesagne, invece, è storia. E la storia non si vende, non si nasconde e non si manipola.
GIÙ LE MANI DALLA NOSTRA MAGLIA. “
-Un gruppo di tifosi del Mesagne Calcio-







