Oggi abbiamo ricevuto la notizia della morte del prof. Angelo Scarafile, per anni vicepreside della media Moro. Un ricordo ce lo consegna una sua alunna – la professoressa Marcella Diviggiano – che pubblichiamo integralmente:
“Signo’, che le devo dire? Eccezionale veramente”. Probabilmente molti suoi alunni si riconosceranno in questa frase, perché il prof. Angelo Scarafile aveva un dono raro: quello di fiutare i talenti dei propri alunni e poi sposare la causa con l’entusiasmo del “fanciullino”.
Baffo bianco, passo veloce, occhi vivacissimi, la fretta di chi si accollava onori e oneri della carica di vicepreside. Erano gli anni in cui si aspettava il 2000 e il corridoio del corso D della Scuola Media “A. Moro” pullulava di giovani alunni che, di generazione in generazione, di fratello in fratello, si “passavano” informazioni e aneddoti sui prof della propria sorella maggiore o del proprio migliore amico.
Erano anni in cui cominciavano a comparire i primi cellulari, il primo “Saranno Famosi”, i primi Halloween festeggiati a casa di qualche compagno di classe. La maggior parte delle passioni e delle emozioni si esprimeva a scuola o sui diari condivisi con le amiche, in assenza di social e AI.
In mezzo a questa selva di giovani anime il prof. Scarafile si muoveva quasi a passo di danza, con una leggerezza e un impeto indelebili nella memoria di chi l’ha conosciuto. Era un docente appassionato, amava leggere i testi in cui i suoi studenti parlavano di musica, sport, progetti futuri. Li faceva girare per la scuola, portando con sé i quaderni o – quando apparvero i primi computer – facendoli stampare e conservandoli. Guardava sui banchi e negli occhi, rimproverando con veemenza quando necessario.
L’infinito, il conte Ugolino, Il passero solitario, Il sabato del villaggio, X agosto: sono solo alcuni dei testi che, ancora oggi, molti di noi ricordano a memoria grazie a lui, perché imparare a memoria le poesie – diceva Calvino – era una delle chiavi per affrontare il nuovo Millennio.
E oggi molti di noi, alunni del prof. Scarafile, si sono raggiunti con un messaggio, abbracciati a distanza di vite e di chilometri, uniti da ricordi nitidi e vivi, da versi immortali.
Come accade quando un insegnante è capace di lasciare un’eredità importante o, come direbbe lui, eccezionale veramente.
Con grande affetto – Una sua affezionata alunna







