Home Dal TerritorioDallo sport al cinema, passando per l’impegno sociale: Monica Priore alla Festa del Cinema di Roma per raccontare il diabete con uno sguardo nuovo

Dallo sport al cinema, passando per l’impegno sociale: Monica Priore alla Festa del Cinema di Roma per raccontare il diabete con uno sguardo nuovo

da Redazione

La nuotatrice mesagnese, oggi vicepresidente nazionale di Diabete Italia e presidente di Diabete Italia Puglia, tra i protagonisti della presentazione di “Still Game”. Dalle imprese sportive all’ideazione di progetti innovativi come “Diabetable”, un impegno che continua a evolversi.

ROMA, 22 ottobre 2026 – Dalle grandi traversate a nuoto alla Festa del Cinema di Roma, con un obiettivo rimasto immutato negli anni: contribuire a cambiare la percezione del diabete di tipo 1, superando stereotipi e pregiudizi.

È il percorso di Monica Priore, mesagnese, Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, intervenuta oggi alla Festa del Cinema di Roma in occasione della presentazione di “Still Game”, il cortometraggio diretto da Riccardo Denaro, prodotto da ELIVE Multimedia e realizzato in collaborazione con Diabete Italia – Rete Associativa ODV.

Conosciuta per le imprese sportive realizzate convivendo con il diabete di tipo 1, tra cui la storica traversata dello Stretto di Messina nel 2007, Priore ha progressivamente affiancato all’attività sportiva un impegno sempre più strutturato nell’associazionismo, fino a ricoprire oggi i ruoli di vicepresidente nazionale di Diabete Italia e presidente di Diabete Italia Puglia APS.

Un’evoluzione che non ha modificato la finalità del suo percorso, ma ne ha ampliato gli strumenti: dalla testimonianza attraverso lo sport alla progettazione di iniziative educative, culturali e sociali, fino al dialogo con le istituzioni per la tutela dei diritti delle persone con diabete.

La ricerca di linguaggi innovativi rappresenta uno degli elementi caratterizzanti del suo impegno. Priore è infatti anche ideatrice di “Diabetable – A tavola con il diabete”, un format originale che utilizza il linguaggio teatrale e il momento conviviale per affrontare, attraverso il racconto e il confronto, gli aspetti quotidiani, emotivi e sociali della convivenza con il diabete. Un progetto che ha raggiunto diverse città italiane, arrivando anche nelle sedi istituzionali, con l’obiettivo di avvicinare cittadini, decisori pubblici e persone con diabete attraverso modalità di comunicazione non convenzionali.

«Per anni ho cercato di dimostrare attraverso lo sport che il diabete non deve rappresentare un limite ai propri sogni. Oggi continuo a perseguire lo stesso obiettivo attraverso l’associazionismo, cercando di costruire opportunità, promuovere consapevolezza e dare maggiore forza alla voce delle persone con diabete», sottolinea Priore.

«Credo che anche il modo di fare sensibilizzazione debba evolversi. Il cinema, il teatro, l’arte e lo sport possono diventare strumenti straordinari per raggiungere soprattutto le nuove generazioni, favorire l’empatia e contribuire a un cambiamento culturale concreto».

È proprio questa visione a caratterizzare “Still Game”, che racconta la storia di Anna, una giovane pallavolista la cui quotidianità viene sconvolta dalla diagnosi di diabete di tipo 1. Attraverso lo sport, le relazioni e il confronto con chi vive la stessa condizione, la protagonista scopre che la malattia non deve necessariamente interrompere i propri progetti di vita.

La presentazione romana, alla presenza di rappresentanti istituzionali, professionisti sanitari e protagonisti del mondo cinematografico, rappresenta una tappa di un progetto destinato a proseguire con un tour nazionale fino al 2027.

Per Monica Priore, l’iniziativa si inserisce in un percorso che mantiene un forte legame con il territorio pugliese, pur sviluppandosi in una dimensione nazionale.

Dalle corsie delle piscine ai tavoli istituzionali, dal teatro al grande schermo, il filo conduttore resta lo stesso: utilizzare esperienze, competenze e strumenti sempre nuovi per contribuire a una società più consapevole e inclusiva.

Perché cambiare il modo in cui si racconta il diabete significa anche cambiare il modo in cui vengono guardate le persone che ci convivono

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