Home AttualitàAlessandra Lavino, la vita di una maestra in viaggio in una scuola grande come il mondo

Alessandra Lavino, la vita di una maestra in viaggio in una scuola grande come il mondo

da Cosimo Saracino

Ti coinvolge con uno sguardo. E se hai la fortuna di parlarle, non la lasci più andare via. Alessandra Lavino è figlia di questa terra. Da queste strade è partita per girare il mondo, incrociando sorrisi diversi eppure familiari, intensi come il suo. Scorrendo le pagine del suo sito la scopri a bordo di uno scuolabus, circondata da bambine dagli occhi grandi e neri. In altre immagini è in India, vestita con abiti tradizionali, in armonia con un gruppo di scolari. Poi in Africa, in Kosovo, in Ecuador, nei campi profughi, in Palestina, in Zambia. È il racconto del suo progetto “Scuola nel mondo”.

Oltre a una ricerca didattica e a un metodo personale d’insegnamento, il suo obiettivo è rendere la scuola un luogo diverso, vivo, divertente. Un luogo capace di aprire finestre su realtà lontane, fuori dai contesti quotidiani dei bambini. «Porto nelle nostre scuole tutti gli insegnamenti dei viaggi, i racconti e le storie. E anche un’idea diversa di insegnante e di insegnare», racconta.

«Il senso della vita consiste nelle cose che hai fatto. Non c’è un altro senso. È ciò che fai che ti dice chi sei. Nella vita in cui mi riconosco sono tra i bambini, con i bambini, in giro per il mondo. Ho giocato, insegnato e riso con bambini sconosciuti ovunque: dai campi profughi della Macedonia e del Libano, al confine con la Siria, alle scuole del Kosovo, dell’India e dell’Africa. Ho insegnato attraverso lo storytelling, le fiabe e i racconti di tutto il mondo. Così nasce il mio progetto personale, fatto di passione per le storie, per i bambini, per il mondo e la sua gente. Racconto affinché i bambini non smettano di sognare, perché non è necessario conoscere una lingua per comunicare. Colleziono occhi grandi, sorrisi sinceri, manine che stringono e abbracci calorosi. Credo in un’istruzione coinvolgente, ricca di entusiasmo, capace di abbracciare tutti i bambini. Credo nei sogni, perché perdere i sogni è mille volte peggio che perdere qualcosa di reale. Il mio desiderio è non far spegnere il fuoco della curiosità, della bellezza e dell’incanto che brucia dentro ognuno di loro».

È un impegno gravoso, che richiede un corpo giovane e allenato, ma soprattutto il coraggio dei sogni. Quel coraggio che Alessandra ha sempre inseguito e trasformato in azione concreta. «Il giro del mondo nelle scuole non è una parentesi, ma il filo rosso che trasforma il mio modo di insegnare. È un progetto complesso, personale, quasi utopico». Esploratrice, viaggiatrice, maestra viandante, Alessandra insegna spesso in contesti di povertà, marginalità e degrado. Contesti in cui bisogna rinunciare a strumenti, spazi e certezze che altrove diamo per scontati. Ed è proprio lì che la scuola diventa un potente laboratorio di formazione, non solo professionale, ma anche umano.

«Dalla Puglia parto con un biglietto di sola andata, due zaini: uno pieno di marionette e libri. Attraverso villaggi, percorro chilometri tra polvere e caos. Partire da sola non è sempre facile. La vita che conduco nel paese che mi ospita è simile a quella di un abitante locale: faccio la spesa nei mercati, dormo in stanze umili, mangio per terra o seduta a un tavolo. Nessun resort a cinque stelle, nessuna guida».

Ricorda esperienze estreme: i vermi arrostiti nella foresta amazzonica, la distribuzione di cibo nelle baraccopoli devastate dai narcotrafficanti, i chilometri percorsi nelle risaie fangose al confine con la Cina per insegnare in una piccola baracca di legno.

«Insegnare viaggiando non cambia solo il mio modo di insegnare, ma il mio modo di stare nel mondo. E quel mondo me lo sento dentro: fra i capelli, nei pensieri, nelle abitudini. Non posso più farne a meno».

Il progetto di Alessandra Lavino non è solo un viaggio, né soltanto un metodo educativo: è una visione. Una strada possibile per tanti giovani che sognano di diventare insegnanti e che cercano un senso profondo alla propria scelta. Perché insegnare non significa soltanto trasmettere nozioni, ma accendere sguardi, aprire orizzonti, lasciare tracce invisibili e durature nei cuori degli studenti. Ed è forse questo il vero obiettivo di chi sceglie questa professione: non limitarsi a spiegare il mondo, ma aiutare qualcuno a immaginare il proprio posto dentro di esso.

 

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