Home Primo PianoBuongiorno Sanremo 2926, la finale – di Carla Graduata

Buongiorno Sanremo 2926, la finale – di Carla Graduata

da Cosimo Saracino

Alle ore 02:14 vince il Festival di Sanremo

  1. SAL DA VINCI
  2. SAYF
  3. Ditonellapiaga
  4. Arisa
  5. Fedez&Masini

(azzeccati anche quest’anno i primi tre posti)


Alle 20:40 inizia il Festival della retorica con un burocratico richiamo alla guerra in Iran e ai bambini che perdono la vita in diversi posti del mondo.
Per tutta la serata attendo fiduciosa che il Festival venga interrotto da un’edizione straordinaria del TG per raccontare quello che sta succedendo, per ascoltare la voce del Presidente della Repubblica o del Consiglio o almeno del Ministro della Difesa (ah no, quello è rimasto bloccato a Dubai), ma Laura Pausini indossa la sua collana di Bulgari e lo show può avere inizio.
Finalmente, per l’ultima serata, arriva sul palco un comico che fa ridere. Nino Frassica propone il decalogo del buon conduttore. Ottimo! da suggerire a tutti i candidati di qualsiasi prossima elezione: essere vivo, avere la fedina penale pulita, essere ammanicato con guardia forestale e bocciofila e rifiutare i Jalisse e Albano. ALT! A Mesagne Albano non si tocca.
Giorgia Cardinaletti in Ermanno Scervino è più spigliata, azzeccata e brava di tutte le altre presentatrici che si sono affacciate sul palco quest’anno. E’ l’unica credibile quando si parla di guerra, mentre la Pausini gracchia “I bambini non si toccano nemmeno con un dito!”, ma intanto gli americani/israeliani hanno bombardato una scuola primaria femminile e nessuno lo dice.
Quando Bocelli arriva a cavallo, il mio whatsapp è colmo di messaggi ironici, ma l’ironia non è per tutti e allora mi taccio!
Anche questa è la serata delle mamme di figli maschi: tutte commosse, tutte emozionate, tutte innamorate dello scarrafone loro!
E, purtroppo, è anche la puntata del peggior patriarcato.
Conti, nella serata in cui migliaia di persone stanno morendo nel mondo, nell’anno in cui i femminicidi sono aumentati, nel giorno in cui ospite è Gino Cecchettin (“Non usiamo violenza nelle nostre parole”, “Educhiamo al rispetto”, “Donne, la vostra libertà non è negoziabile”), in cui vengono visualizzati i nomi delle oltre 300 donne uccise quest’anno dagli uomini, in una serata così…Conti si avvicina alla moglie e le sussurra “Mogliettina mia, so che ti piacciono i jeans, ma quel modello che aveva la signorina non lo comprare, va bene? Grazie! La mia è pura gelosia”.
Vai a casa Carlo, non è più il tuo tempo. Avrai fatto anche buoni ascolti (non ottimi!) ma hai lasciato le strade di Sanremo con le buche, i ciclamini che hanno fame d’acqua nuova e le casse del Festival prive di rispetto, di valori e di sincera umanità.

Il momento clou arriva alle ore 23:14, quando Carlo Conti posa la mano sulla spalla di Stefano De Martino per consacrarlo presentatore dell’anno prossimo del Festival di Sanremo. Lui si commuove e lo ringrazia. Un vecchio mondo passa la mano al futuro (così speriamo!).

Caro CarloConti, tu hai subìto la scelta dei vertici RAI. Qui a Mesagne, invece, abbiamo la democrazia ereditaria, non per linea di sangue ma per linea di “fedeltà”. Il Vecchio condottiero investirà, presto, il suo “sciuscietto” e tutti saranno felici e contenti.

CANTANTI
SAYF è il mio futuro cantante preferito. È nato nel 1999 da un papà idraulico italiano e una mamma tunisina che fa salire sul palco con lui. Si avvicina alla musica alle scuole medie dove impara a suonare la tromba, da lì crea un suo piccolo gruppo. Niente Maria de Filippi, niente x-factor, ma solo voglia di farcela: crea un collettivo a Genova. Sayf insegnaci l’umiltà e la perseveranza nell’inseguire i propri sogni. Sayf mordi la vita e prenditi tutto.

SAL DA VINCI ovunque tu canterai, io ti raggiungerò. Oggi, con il tuo abito da caposala dei matrimoni mi hai fatta emozionare: sei vita, sei gioia, sei il trash che ci piace!

ERMAL META grazie! Per essere stato l’unico e il solo a parlare di Palestina almeno in conferenza stampa e per aver dedicato la tua esibizione a “tutti i bambini e le bambine silenziati dalle bombe”.

Dicono che l’abito di SERENA BRANCALE sia di sua madre. Izza, era bona puru la mamma!

MICHELE BRAVI ha una voce che non mi piace ma, quando finisce di cantare, precisa “Noi abbiamo la fortuna di stare qui a festeggiare, ma non dimentichiamoci di quel che succede nel mondo”, per me ha vinto lui.

DITONELLAPIAGA è stata la scoperta di questo Festival: eclettica, originale, teatrale e poi…nell’anno della prostata non si può che tifare per lei! Evviva gli urologi e tutti i miei amici 50enni.


Care Lettrici e Cari Lettori,
anche quest’anno ci siamo fatti compagnia. Da domani si torna alla realtà, alla guerra, alla pace, al referendum, all’impegno civico, alle elezioni. Io continuerò a scriverne, i like diminuiranno e i followers anche. Ma io non mi fermo, perché quello che conta è almeno provarci a cambiarle le cose.

Evviva la Pace e la Libertà!

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