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Caro Carmine, il Sindaco scrive al Consigliere Dimastrodonato

da Redazione
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Caro Carmine,

mi hai scritto talmente tante volte che devi concedermi di ricambiarti la cortesia. Tu sai che io apprezzo sinceramente l’onere che ti sei assunto di fare una battaglia ad oltranza contro l’Arneo e contro l’iniqua assurdità del Tributo 630. Su questo non ci sono distinguo: la pensano così non solo la marea di contribuenti vessati, non solo i consiglieri comunali indignati ma anche tutti (e dico tutti) i Sindaci dei comuni ricadenti nei bacini di contribuenza dei consorzi ARNEO (Alto Salento) e Li FOGGI (Basso Salento).

Questi Sindaci, bene o male, hanno messo in campo tutte le iniziative istituzionalmente possibili per raggiungere almeno l’obiettivo minimo di far abolire il tributo relativo agli anni 2014-2015-2016. Lo hanno fatto indicendo assemblee pubbliche, Consigli Comunali monotematici, sostenendo (indirettamente) i ricorsi tributari dei singoli cittadini, alcuni sindaci hanno fatto un esposto congiunto alla magistratura ordinaria (a cui fin qui non è stata data alcuna risposta), altri lo faranno censurando all’ANAC l’affidamento diretto della riscossione alla SOGET, moltissimi lo hanno infine fatto inveendo nei due incontri infuocati con l’assessore regionale. Il risultato fin qui è oggettivamente modesto: siamo solo riusciti a spuntare la promessa, ancora non mantenuta, di sospendere le ingiunzioni di pagamento e la promessa di attivare immediatamente l’iter parlamentare per l’approvazione della nuova legge regionale. Torneremo dall’assessore a ricordargli le promesse fatte, lo potremmo fare certamente con la fascia tricolore ma non con i forconi.

Si poteva e si deve fare di più? Forse. Ma lasciare intendere che i Sindaci siano inerti o che siano tiepidamente coinvolti nella questione per non urtare la suscettibilità di Michele Emiliano mi pare francamente esagerato e comunque, per quanto farneticante, è una accusa da cui non devo certo difendermi io.

Sul ruolo poi che avrebbe o non avrebbe esercitato la politica in questi lunghi anni di agonia del sistema, sulla complicità perpetrata dagli “aiuti di stato” per tenere in piedi un carrozzone inutile, su una legislazione regionale inadeguata, stendiamo insieme un velo pietoso ma non sono io a doverne rispondere.

Tu però vuoi di più: vuoi l’abolizione del Consorzio di Bonifica e vuoi il passaggio di consegna delle sue funzioni ai Comuni. Due cose che aizzano molto la fantasia ma che sono oggettivamente difficili se non impossibili da raggiungere.

I consorzi di bonifica, nati per Regio Decreto nel 1933, trovano successivo riconoscimento addirittura nella Costituzione della Repubblica (art. 44) e soprattutto nel Codice Civile (art. 860 e 862). Sopprimerli significa prima di tutto cambiare questo impianto legislativo e normativo ed in questo frangente, almeno la Costituzione, ha già tanti problemi di suo.

Piuttosto mi concentrerei sulla Legislazione Regionale che non ha facoltà di sopprimere i consorzi ma quella di riordinarne assetto e funzioni in modo da renderli funzionali all’obiettivo finale di tutelare il territorio. La Regione, a mio avviso, dovrebbe assumere direttamente la responsabilità della bonifica attraverso l’istituzione di una Agenzia Regionale Unica a partecipazione pubblica e controllata che sia finalmente in grado di fare le opere necessarie a ridurre il rischio idraulico e idrogeologico, di fare le manutenzioni ordinarie e straordinarie dei bacini, dei canali, delle vore.

Pensare di trasferire tutte queste competenze ai Comuni che sono quasi tutti al collasso economico e finanziario e che già surrogano di fatto molte funzioni delle Province agonizzanti, sarebbe come chiedergli di andare alla guerra nucleare con la spada di Zorro. Non lo farebbero né per i 110 milioni di euro che la Regione ha in animo di stanziare, né per tutto l’oro del mondo; tant’è che quando tu hai presentato questa idea nell’assemblea dei Sindaci del 10 agosto scorso in Regione, molti di loro (quasi tutti) hanno avuto l’orticaria.

Questi Comuni “sgarrupati” poi a loro volta dovrebbero consorziarsi tra loro secondo i bacini idrografici di appartenenza e creare ulteriori ambiti di governo territoriale – che considerato l’esperienza già consumata in altri settori – sarebbe come invitare a pranzo Guelfi e Ghibellini e consegnare il territorio ai conflitti di competenza, alle contese di campanile, al torneo dei rioni.

A ognuno, quindi, le proprie responsabilità: ai Comuni spetta la tutela del proprio territorio – ed il Comune di Mesagne in tema di mitigazione del rischio idrogeologico ha fatto e sta facendo moltissimo – alla Regione tocca la responsabilità di tutelare gli ambiti territoriali sovracomunali. Si faccia, dunque, rapidamente una legge di riordino dei consorzi e si stanzino le risorse necessarie per fare ciò che andava fatto in questi anni e che non è stato fatto. Solo dopo si torni a chiedere il tributo ai cittadini.

Quindi, caro Carmine, abbiamo entrambi ben chiara la situazione, siamo entrambi dalla stessa parte della barricata solo che tu indichi al tuo popolo la luna mentre io devo tener ben piantati i piedi per terra per evitare che i miei concittadini caschino col naso all’insù. Non puoi dire che il Sindaco di Mesagne sia distratto sul tema, se poi facciamo a chi la spara più grossa vinci senz’altro tu.

Il Sindaco

Pompeo Molfetta

 

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