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Ciao Giulio, amico mio – di Fernando Orsini

da Cosimo Saracino
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Quando mi è stato chiesto di tratteggiare un breve ricordo dell’avvocato Giulio Bellanova mi trovavo proprio vicino a lui, a guardare il suo volto sereno, come se la malattia che ha contrastato sino all’ultimo non lo avesse fiaccato più di tanto. Mi è tornato subito alla mente l’ultimo incontro di qualche sera prima, quando il nipote Angelo mi chiamò per dirmi che gli avrebbe fatto piacere incontrarmi, conscio evidentemente che non aveva tante altre occasioni per farlo. 

Pur avendomi riconosciuto, non aveva più la forza di parlare e si è limitato a porgermi la mano che con emozione gli ho stretto con forza, con gli occhi quasi socchiusi mi ha fatto capire di apprezzare che le nostre mani rimanessero per po’ unite. 

Pur consapevole del suo stato, ho sperato che potessi rivederlo ancora qualche altra volta, ma quando mi è giunto un messaggino e sul display è apparso il nome del nipote Angelo, ho compreso immediatamente che Giulio non ce l’aveva fatta.  
Ed ho subito risentito la sua voce squillante nelle lunghe e cordiali telefonate settimanali quando esordiva con «Fernandooooo, Giulio. Come stai, ad euri come stiamo?!», come se la sua voce non la riconoscessi fra centinaia. E quei colloqui non sempre vertevano sulla nostra professione, verso la quale negli ultimi tempi nutriva, pur continuandola ad amare, un certo disincanto. Appresa la notizia della sua malattia, si era chiuso in sé e per rispettare la sua scelta, facendomi forza, non avevo osato più chiamarlo durante gli ultimi mesi. 
Mi riesce difficile in questo momento fare una “classifica” delle doti di Giulio. Professionista scrupoloso e rigoroso, al limite della maniacalità (il rito dell’aggiustamento delle agende professionali ogni sera era per lui qualcosa di sacro!), aveva quasi una venerazione per la deontologia professionale, un grande rispetto nei confronti dei colleghi, senza distinzione alcuna fra anziani e giovani. Sempre attento ed aggiornato alle continue trasformazioni del mondo del diritto, era difficile che si recasse in udienza senza aver la sera prima discusso con i suoi collaboratori, il nipote Michi in primis, delle cause che aveva in agenda. Aspetto signorile e inappuntabile in ogni circostanza, difficilmente qualcuno potrà dire di averlo visto in tribunale senza cravatta, neanche nei mesi più caldi, negli oltre 35 anni di professione. Ha lavorato instancabilmente fino al luglio scorso e solo negli ultimi quaranta giorni le forze lo hanno via via abbandonato. 
Sfuggendo alla retorica dei ricordi di persone care e senza farmi velo il profondo legame di amicizia e di stima durato oltre 30 anni, penso di poter dire che la toga che è appoggiata su di lui e che coprirà la sua bara nell’ultimo suo viaggio, l’ha onorata sino alla fine, indossandola con deferenza. La sua famiglia, i molti amici ed i numerosi clienti avvertiranno il vuoto che Giulio lascia e che sarà per tutti difficile colmare. Quanto a me, lo voglio salutare con le sue stesse parole che ho ancora impresse nell’ultimo suo messaggio, inviatomi quando la malattia aveva iniziato il suo inesorabile corso: «anche a te, un pensiero ed un abbraccio forte, caro amico mio».     
Fernando Orsini  

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