“Quanta amarezza e delusione nel leggere le battute razziste e xenofobe sulla vicenda del giovane migrante fotografato in villa comunale!
Stiamo parlando di un ragazzo, un essere umano in carne e ossa. Se fosse tuo figlio, un tuo fratello minore o te alla sua età, solo in un Paese straniero e senza nessuno, come vorresti che venisse trattato?
Pensiamo davvero che lasciare la propria casa, rischiare la vita in mare o nel deserto e arrivare in un posto dove non conosci nessuno sia un privilegio? Questo ragazzo è qui perché non aveva altra scelta per sopravvivere. E la sua vulnerabilità non è una colpa.
Posso tollerare pareri diversi sulle politiche migratorie, ma non sopporto la mancanza di rispetto e il disprezzo verso la dignità di un ragazzo vulnerabile. È questione di decenza umana.
Occorre difendere la dignità di questo giovane, vederlo prima di tutto come una persona con una storia, dei traumi e dei diritti, e non come una minaccia. La dignità si difende disarmando con forza le fake news, le battute razziste o le generalizzazioni sui social e nelle conversazioni di tutti i giorni. Impedire che queste situazioni si replichino, non è solo un dovere morale, ma un’azione quotidiana che richiede intelligenza, empatia e gli strumenti giusti.
E poi, ricordiamo che l’indifferenza è il combustibile più potente per l’odio, specialmente online”. Don Pietro Depunzio
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