Home Dal TerritorioGiuseppe Di Taranto, il maestro che aveva previsto il capitalismo digitale e le fragilità dell’Europa – di Angelo Guarini

Giuseppe Di Taranto, il maestro che aveva previsto il capitalismo digitale e le fragilità dell’Europa – di Angelo Guarini

da Cosimo Saracino

“Quando il professore ci spiegava il passaggio dal tempo del mercantilismo a quello successivo della rivoluzione industriale, sottolineava chiaramente come il ruolo dell’impresa e degli imprenditori avessero cambiato le basi non solo della produzione, ma dell’intero ciclo economico e di vita nel mondo intero, offrendo nuove prospettive di sviluppo, aprendo una pagina nuova del capitalismo, dalle frontiere sempre cangianti.

Quando il 28 giugno di tre anni addietro il presidente dell’Università Luiss Guido Carli, Vincenzo Boccia, sulle colonne del Sole 24 Ore diede l’addio al professor Giuseppe Di Taranto, illustre economista e studioso di Storia dell’Economia e dell’Impresa, Storia del pensiero economico e Storia della Finanza, disse che il docente era capace di donare leggerezza alla «scienza triste», confessando candidamente di non immaginare che i suoi insegnamenti “sarebbero stati di fondamentale importanza per svolgere la mia attività di imprenditore e per guardare al mondo odierno con uno sguardo attento e consapevole”.

Giuseppe Di Taranto, maestro degli studi economici, professore emerito della Luiss e voce limpida e autorevole del Mezzogiorno, ha anticipato scenari che oggi appaiono evidenti, grazie a un approccio pragmatico, mai ideologico, sempre fondato sull’analisi rigorosa. Chi più volte ha collaborato con lui nel comune impegno per il territorio pugliese, il direttore di Confindustria Brindisi, Angelo Guarini, più volte ha fatto rilevare che “aveva una capacità rara: sapeva parlare ai giovani. Con loro usava linguaggi diversi, dalle parole alla musica, che amava profondamente. Era un modo per avvicinarli all’economia senza barriere, con naturalezza”.

Non deve sembrare una suggestione, ma quando il 19 marzo 2024 è stata presentata postuma l’ultima sua opera inedita sulla “Geoeconomia del capitalismo” è sembrato che il professore non avesse mai interrotto il suo dialogo con i colleghi studiosi e con i suoi studenti. 

“In quelle pagine – ha spiegato Guarini – il professore analizzava la trasformazione del capitalismo contemporaneo come intreccio tra dinamiche economiche e potere geopolitico. Mostrava la convergenza tra capitalismo di mercato e capitalismo di Stato verso un capitalismo digitale, fragile e volatile. E metteva in luce gli squilibri tra Paesi frugali e periferici dell’eurozona, anticipando tensioni che oggi sono sotto gli occhi di tutti”. 

Ma ciò che lo rese notissimo alla terra brindisina fu la conferenza del 20 gennaio 2020, a Ceglie Messapica, quando Di Taranto presentò “L’Europa tradita. Lezioni dalla moneta unica”. “Fu un incontro di grande intensità – ha ricordato Guarini –, perché in quella sede spiegò come le promesse del Trattato di Maastricht non si fossero realizzate e come l’Unione Monetaria fosse stata costruita su presupposti fragili, quasi una ‘religione dell’euro’ che aveva impedito un dibattito critico. Ripeteva spesso che il limite del 3% del deficit era politicamente corretto, ma privo di fondamento scientifico”.

A Mesagne, invece, lo ricordano per una sua “lectio” (5 maggio 2023), dedicata a “Una nuova Europa della solidarietà: più crescita, meno vincoli”. “Eravamo reduci dal Covid – ha raccontato Guarini – e il professore parlò a un pubblico vasto, che variava da docenti a imprenditori, da studenti e cittadini consapevoli. Sottolineò come pandemia e guerra in Ucraina avessero rappresentato un doppio terremoto, con effetti pesanti su energia e imprese. Mise in guardia dal rischio che l’Europa diventasse un vaso di creta tra Stati Uniti e Cina, se non avesse investito con decisione nella transizione digitale ed energetica. E ribadì la necessità di un’Europa solidale, capace di affrontare insieme le sfide globali”.

Se lo interpellavano i grandi scenari, Di Taranto era anche acuto osservatore delle dinamiche industriali e istituzionali italiane, che più volte analizzò con interventi a quattro mani, proprio con Guarini, su giornali e riviste di economia. I suoi moniti contro le delocalizzazioni – “si combattono con le riforme” – la sua visione di un’alleanza PugliaCampania nell’aerospazio, la sua convinzione che “l’Italia non riparte senza una riforma della Pubblica amministrazione”, restano punti fermi di un pensiero che non ha mai smesso di interrogare il presente. E ancora attualissime sono le sue riflessioni sull’autonomia strategica europea nel settore dei microprocessori, che vedeva come un’opportunità decisiva per il nostro Paese. 

Il professor Giuseppe Di Taranto, del resto, non è stata voce isolata, ma ha fatto scuola: il suo metodo, le sue analisi, le sue domande proseguono negli studi di un gruppo di lavoro con la professoressa Rita Mascolo, che nel 2024 presentò, appunto, “Geoeconomia del capitalismo”, continuando a leggere il mondo con lucidità, restituendolo con parole semplici, che non sono superficiali, quanto piuttosto sforzo di rendere comprensibili le complessità, responsabilizzando ad esse.

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