Home Attualità“Il cielo di un altro colore”: poesia per Antonio D’Errico – di Yuleisy Cruz Lezcano

“Il cielo di un altro colore”: poesia per Antonio D’Errico – di Yuleisy Cruz Lezcano

da Cosimo Saracino

Abbiamo ricevuto dalla poetessa e attivista Yuleisy Cruz Lezcano la richiesta di pubblicare una sua composizione poetica dedicata ad Antonio D’Errico. Da anni l’autrice porta avanti, attraverso la poesia, la scrittura e gli articoli giornalistici, un percorso di sensibilizzazione sul tema delle morti sul lavoro, dando voce alle storie di uomini e donne che troppo spesso finiscono per essere ricordati soltanto come numeri nelle statistiche. Un impegno che ha trovato espressione anche nel volume Crimini della sicurezza, nato dalla volontà di riflettere sulle responsabilità, sulle fragilità dei sistemi di tutela e sul valore della vita di chi ogni giorno lavora. La poesia è dedicata ad Antonio D’Errico, l’operaio che ha perso la vita a Mesagne mentre tentava di salvare il figlio durante il tragico crollo avvenuto sul luogo di lavoro. Attraverso i suoi versi, Yuleisy Cruz Lezcano racconta non solo il dolore della perdita, ma anche la forza di un gesto di amore estremo, la dignità di un lavoratore e il dramma che accomuna tutte le famiglie segnate dalle morti sul lavoro.

Il cielo di un altro colore

Quello che spaventa di più

non è la morte.

È la morte delle persone

che amiamo.

 

Da piccoli ci dicevano:

è andato in cielo,

come se bastasse una frase

a ricucire lo strappo.

 

Ma il cielo lassù

ha un altro colore.

Non è quello dei nostri occhi.

E i tetti, visti da lontano,

sono soltanto ombre

 

scattate da una mente fotografica

che, paradossalmente,

non inventa nulla: dice la verità.

 

Un padre vede il crollo,

prima ancora del rumore.

In un solo istante

diventa muro e riparo,

ultima casa che ferma

quello che si riversa.

 

E allora comprendiamo

che la morte è un riposo,

una giacenza del corpo,

un tempo immobile

che paralizza gli occhi, le ciglia

non sbattono più, non riempiono

più parentesi

con il ritmo assimilativo della vita.

 

C’è qualcosa ed è il gesto,

nessuna maceria seppellisce

l’amore che continua e respira

nel figlio rimasto,

nel silenzio della moglie,

nelle mani di chi lavora

 

forse la vita, la vita ancora tiene,

sotto il peso della pietra.

Forse la vita

 

è l’anima che protegge

ciò che ama,

che si divincola dal buio

e cerca di penetrare il destino,

il suo mistero aperto

all’istante che nessuno trattiene.

Forse la vita si incontra con la morte dove un uomo diventa riparo

e il sacrificio diventa memoria.

Questa poesia nasce dal bisogno di fermarsi davanti a un gesto che supera la paura e il limite umano: quello di un padre che, in un istante, sceglie di proteggere la vita del figlio mettendo davanti a sé il proprio corpo. Non racconta soltanto una tragedia sul lavoro, ma cerca il significato nascosto dentro quel momento, il contrasto tra il crollo materiale di una struttura e la forza incrollabile di un legame. Le macerie rappresentano la fragilità dell’esistenza, mentre il gesto d’amore diventa una forma di resistenza al destino.

Yuleisy Cruz Lezcano

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