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Integrazione scolastica, gli OSS a Molfetta: “Noi lavoratori di serie B?”

da Cosimo Saracino
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Salve, crediamo sia arrivato il momento di spiegare alcuni aspetti del nostro lavoro, relativo all’integrazione scolastica. Spunto ci è offerto dall’intervento di oggi del Sindaco Molfetta il quale ha esternato alcune affermazioni che meritano le dovute precisazioni. Premesso che in capo alla nostra personale vicenda lavorativa poniamo il diritto allo studio dei ragazzi diversamente abili, ci pare riduttivo e fuorviante essere definiti “operatori socio assistenziali forniti dagli ambiti di zona” e di essere relegati quasi al ruolo di contorno ai compiti degli operatori ASL. Chi tra di noi lavora in questo settore (alcuni da quasi vent’anni) non è qui per caso, ma è stato a suo tempo assunto per svolgere una funzione precisa e, secondo noi, di significativo valore sociale.

Il nostro lavoro, poi, che sino a qualche anno fa ci dava almeno la dignità di poter arrivare alla terza settimana del mese è, negli ultimi anni, stato degradato ad un livello di infimità che ha pochi pari. Con questo è il terzo anno scolastico nel quale vi sono così drastici tagli al settore. Nell’articolo, il sindaco Molfetta parla delle conseguenze di questi tagli, ma non dice chi li abbia operati. Se guardiamo il quadro nazionale, il Fondo per i non auto sufficienti esiste dal 2006, inizialmente con 100 milioni stanziati per il 2007 sino ai 275 milioni del 2014, i 250 del 2015 e i 400 milioni del 2016. Dunque, se a livello nazionale vi è stato un incremento dei fondi e a livello locale il sindaco lamenta tagli e restrizioni, sembra di capire che qualcosa, forse ad un livello intermedio, non funzioni. Sono le Regioni gli enti preposti alla ripartizione dei capitali e lo fanno con i cosiddetti Piani di Zona. Alla stesura del Piano Sociale di Zona 2014-2016 dell’ambito 4 (di cui Mesagne è capofila) hanno partecipato, come riporta il documento ufficiale, non solo Provincia, Comuni, ASL e famiglie, ma anche “i soggetti del Terzo Settore (Onlus, cooperative sociali, volontariato, associazioni di promozione sociale, fondazioni, enti di patronato);” e “le OO.SS. e le associazioni di tutela degli utenti”. La categoria che rappresentiamo e della quale sosteniamo le ragioni, dunque, non è un corpo estraneo che doppia la funzione degli operatori ASL, bensì è un soggetto altro, diverso, che nel Piano di Zona è esplicitamente definito come uno degli “attori del nuovo welfare plurale”. “L’obiettivo che questa triennalità di Piano Sociale di Zona deve porsi e raggiungere – continua il documento – consiste nell’acquisire la consapevolezza che la gestione associata rappresenta l’unica forma idonea per garantire l’offerta sociale”. “L’unica forma idonea” e una “Gestione associata” sono gli elementi essenziali di un documento, il Piano di Zona, molto chiaro in merito ai soggetti operanti. E noi siamo tra questi.

Nell’intervento del sindaco vi è un passaggio che non riusciamo in pieno a cogliere: “gli operatori ASL, essendo personale integralmente stabilizzato a tempo pieno, potevano e possono soddisfare i bisogni del disabile durante tutto l’orario delle lezioni talvolta anche oltre le esigenze specifiche dei ragazzi, mentre agli operatori messi a disposizione dai Comuni, in ragione di un budget ridotto e di un esiguo monte ore assegnato, potevano assistere i ragazzi per un tempo minore rispetto alla durata delle lezioni con una ripartizione oraria media che nel tempo si è sempre più assottigliata fino a 2 ore al giorno su ogni singolo ragazzo”. Diciamo anzitutto che la riduzione a due ore al giorno è stata decisa con una logica che ci sfugge ed è avvenuta davvero con poca gradualità negli ultimi tre anni scolastici. Già lo scorso anno il Dott. Molfetta era sindaco di Mesagne, dunque, questa riduzione, forzata o meno che sia, da chi è stata messa in pratica? Tra l’altro il riferimento alle due ore di assistenza è relativo all’anno scolastico passato. In quello principiatosi lo scorso lunedì, le ore di assistenza previste per ciascun operatore sono nell’ordine delle tre a settimana, una riduzione del 75% rispetto alle due al giorno dell’anno scolastico 2015/2016.

In precedenza ciascun operatore era destinato ad un ragazzo per quattro ore al giorno, un tempo assolutamente necessario per venire incontro alle particolari esigenze degli alunni diversamente abili. È lapalissiano, infatti, che se noi in passato siamo stati destinati a determinati ragazzi, lo siamo stati in risposta a quelle “schede individuali predisposte in ragione della disabilità riscontrata” di cui parla lo stesso sindaco, schede che enunciavano la necessità di un’assistenza continuativa e personale. Poi le ore sono state ridotte e accanto al disagio degli alunni che han perso il proprio supporto, viene il nostro, che ancora non ci capacitiamo del perché tutto ciò sia avvenuto. Ci auguriamo il Sindaco promuova un incontro con noi per spiegarci come e perché sembriamo essere sempre più lavoratori di serie B, invece che una categoria, al pari delle altre, da tutelare e promuovere. Molti di noi, se fosse necessario dirlo, sono diplomati e laureati; di certo non manca il titolo che attesti la qualifica di Operatore Socio Sanitario, e non di semplici “operatori socio assistenziali”, come c’ha definito impropriamente il Sindaco. Per semplificare e chiarire, vorremo dire che gli operatori ASL sono destinati alle scuole dell’infanzia e primaria, mentre noi OSS alle medie e superiori, come evidente dagli elenchi dei lavoratori nelle segreterie delle scuole. Quando veniamo presentati come semplici Operatori Assistenziali, dobbiamo precisare che siamo stati noi per primi, lavoratori delle cooperative, ad ottemperare a quanto previsto dal vigente Piano Sociale di Zona che a pagina 240, riguardo il “Profilo degli operatori richiesti per la realizzazione del servizio”, parla a chiare lettere di “OSS, educatori professionali”, mentre gli operatori ASL hanno conseguito la qualifica di OSS solo quest’estate. Dunque noi operatori delle cooperative, che per primi abbiamo conseguito i titoli richiesti per espletare il servizio, sembriamo oggi quasi un ripiego in attesa che l’ASL assorba il servizio.

E alle nostre famiglie chi ci pensa? Può il Sindaco o qualcuno interessarsi della nostra situazione? Abbiamo anche noi le nostre storie personali, il nostro vissuto e, ci auguriamo, un futuro almeno dignitoso.

Cordialmente,

 gli Operatori Socio Sanitari

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