A 57 anni, quando molti iniziano a rallentare, Angelo Rammazzo sembra invece allungare il passo. Mesagnese, atleta paralimpico, volto del Para Sailing Brindisi, pratica nuoto, tiro a volo e vela con una naturalezza che racconta più di una semplice passione sportiva, racconta un modo di vivere.
Ogni sua impresa, negli anni, ha finito per diventare un messaggio, un gesto che supera la dimensione personale. Qualche tempo fa, Angelo aveva già compiuto un viaggio che aveva lasciato il segno, era partito da Mesagne con la sua handbike, spingendo sui pedali con la sola forza delle braccia, per raggiungere San Giovanni Rotondo. Un percorso lungo, impegnativo, affrontato insieme alla sua guida. Non era solo una sfida fisica era un pellegrinaggio e soprattutto un appello civile. Un modo per ricordare che le barriere non sono solo architettoniche, ma culturali, e che la libertà di muoversi dovrebbe essere un diritto garantito a tutti. Con quello stesso spirito, oggi Angelo ha affrontato un’altra impresa, ha traversato a nuoto lo Stretto di Messina, da Torre Faro, in Calabria, fino alla Spiaggia di Cannitello, in Sicilia.

Un tratto di mare che sulla carta misura 3.316 metri, pari a 1,79 miglia nautiche, ma che nella realtà è un labirinto di correnti e cambi di direzione improvvisi. Le condizioni nello Stretto non sono mai uguali e questa volta una corrente ascendente dallo Ionio, più forte del previsto, ha reso la sfida ancora più impegnativa. Angelo, però, il mare lo conosce. È atleta del Para Sailing Brindisi, la scuola di vela paralimpica fondata da GV3 – A Gonfie Vele Verso la Vita e Lega Navale Italiana Brindisi, e negli anni ha imparato a leggere l’acqua e il vento.
Non era la sua prima volta in quelle acque, aveva già affrontato lo Stretto nel 2000 e nel 2001, quando la sfida era ancora per pochi. E ora, venticinque anni dopo, è tornato per quella che definisce senza esitazioni “la più bella ed emozionante delle tre”. Ha seguito la sua barca di appoggio, indispensabile per orientarsi in un tratto di mare che cambia umore in pochi minuti, e ha continuato a nuotare con la calma di chi sa che la fatica, prima o poi, trova un senso.
Dopo 1 ora, 5 minuti e 45 secondi, ha toccato la sabbia di Cannitello. Un tempo che lo ha reso “più che contento”, e che gli ha consegnato un 22° posto che vale molto più di un numero: vale la storia di un uomo che non si arrende, che passa dalla handbike al nuoto, dalla vela al tiro a volo, con la naturalezza di chi vive lo sport come un’estensione della propria libertà. Quando la barca lo ha riportato verso Punta Palo, sotto il grande Pilone che domina lo Stretto, Angelo ha sorriso. Perché ogni arrivo, per lui, è solo un altro modo di ripartire.







