Carissimo Direttore,
attraverso il suo giornale, vorrei portare all’attenzione del Comune di Mesagne e degli uffici preposti una questione che credo possa tornare utile non solo ai cittadini mesagnesi e che riguarda le cosiddette “Case dell’acqua”.
Anni fa ne furono installate due nella nostra città: nei pressi della chiesa di S. Pio nel rione Seta e l’altra in Viale Indipendenza.
Premetto che in tutta Italia si contano circa 2.000 installazioni del genere, di cui il 64% completamente gratuite mentre la restante parte molto spesso prevede un pagamento con un costo medio nazionale di circa 5 centesimi di euro a litro per l’acqua frizzante. Il loro utilizzo di solito avviene tramite una scheda o tessera sanitaria per evitare che ci siano abusi, prevedendo un limite di litri giornalieri a famiglia.
Sono un utente di tale servizio sin dalla loro installazione nella nostra città e devo dire di essermi trovato bene: l’acqua è controllata dall’Acquedotto Pugliese a cui si aggiunge un filtraggio anche negli impianti di erogazione ed ha un buon sapore (anche se è un elemento soggettivo).
Inizialmente il costo era di 5 centesimi di euro a litro (frizzante o naturale) e dopo qualche anno il rincaro è stato del 100%. Ora si pagano 10 centesimi per ogni litro di acqua.
Non conosco i termini della concessione da parte del Comune di Mesagne ma sono sicuro che preveda una garanzia sull’efficienza del servizio: sono ormai anni che i distributori spesso non sono funzionanti; sovente capita di inserire le monete per poi accorgersi che non funzionano; spesso il piano di appoggio delle bottiglie lo si trova sporco; senza contare il disagio di tornarsene senz’acqua.
In questi mesi inoltre, non solo il nostro Comune e la Regione Puglia, ma tutto il sistema di raccolta della plastica si trova ad affrontare il problema del riciclaggio: non essendo conveniente riciclarla inizia a diventare un problema smaltirla. In questi anni di crisi si parla tanto di come andare incontro ai bisogni delle famiglie, molto spesso trincerandosi dietro l’impossibilità di utilizzare strumenti efficaci: iniziamo dalle piccole cose, quelle che realmente possiamo mettere in pratica.
Non sono 20/30 euro al mese che possono incidere in un bilancio familiare ma è pur sempre un piccolo aiuto di cui il Comune potrebbe farsi carico. Magari vincolando il sevizio a fronte dell’utilizzo di bottiglie di vetro da parte degli utenti che di riflesso comporterebbero minori spese per lo smaltimento della plastica creando un circolo virtuoso.
Magari, alla scadenza della concessione in essere, sarebbe opportuno valutare di “municipalizzare” il servizio a beneficio di famiglie, ambiente e casse Comunali.
Grazie
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