Home CulturaMesagne, il Teatro Comunale pronto a riaprire il sipario

Mesagne, il Teatro Comunale pronto a riaprire il sipario

da Cosimo Saracino

Mancano ormai pochi giorni e il Teatro Comunale di Mesagne tornerà finalmente ad aprire le sue porte alle attività culturali. La notizia è trapelata dagli uffici comunali al termine degli interventi di messa in sicurezza e di adeguamento alle norme antincendio effettuati negli ultimi mesi, lavori indispensabili per garantire la piena fruibilità della struttura.

La riapertura del Teatro Comunale consentirà di riprendere regolarmente il programma della Stagione Teatrale, il cui cartellone era stato presentato lo scorso mese di ottobre. Un ritorno atteso da pubblico, operatori culturali e compagnie teatrali, che in questo periodo hanno dovuto fare i conti con la temporanea chiusura dello storico spazio cittadino.

Gli interventi realizzati hanno interessato diversi aspetti strutturali e impiantistici: dall’adeguamento dell’impianto antincendio alla sostituzione di alcune porte interne, dalla riparazione del tetto con il riposizionamento delle tegole fino alla messa in sicurezza del graticcio sovrastante il palco, elemento fondamentale per l’attività scenica.

Durante i mesi di chiusura, compagnie teatrali, scuole e associazioni culturali hanno comunque potuto continuare le proprie attività grazie all’ospitalità del Teatro Shalom del Carmine. Una soluzione che si è rivelata non solo efficace, ma anche di qualità. Una location che non dovrebbe essere abbandonata, ma che può continuare a rappresentare un importante presidio culturale per la città, grazie a una capienza maggiore rispetto al Comunale e a un’organizzazione dell’accoglienza affidata al Cenacolo Carmelitano, riconosciuta come di livello eccellente. Per quanto riguarda la Stagione Teatrale comunale, l’unica data cancellata è stata quella di gennaio. Il resto del cartellone è pronto a ripartire secondo il programma stabilito, segnando di fatto la piena ripresa delle attività culturali nel cuore di Mesagne. Un segnale importante per la vita culturale della città, che torna a riappropriarsi di uno dei suoi luoghi simbolo.

5 febbraio – Giobbe Covatta con “70. Riassunto delle puntate precedenti” costruisce un racconto umano e politico, leggero e profondo, sul tempo, le generazioni e il diritto al futuro.  Alla soglia dei 70 anni di vita e 40 anni di carriera, Giobbe Covatta festeggia proponendo un’“abbuffata” dei suoi pezzi storici e meno storici. Il menu dello spettacolo prevede una degustazione di prodotti tipici del comico napoletano: religione, ambiente, ecologia, donne, terzo mondo, vecchiaia, il tutto è condito con la solita ironia e verve comica di questo artista. Lo spettacolo narra il percorso fatto dallo “chef” per arrivare all’uso sapiente delle sue ricette e all’amore per le tematiche sociali affrontate sempre con la leggerezza ed un’intelligente comicità.

14 febbraio – Con Greg e Ninni Bruschetta, “A Mirror”riflette letteralmente sul teatro stesso, sull’identità e sull’illusione scenica, mentre il 6 marzo la compagnia Koreja in Modugno, prima di volare restituisce la forza poetica e popolare di un artista che ha saputo trasformare la voce in libertà.  In uno stato autoritario, ogni opera deve ottenere l’approvazione del Ministero della Cultura. Ma ciò che sembra un banale evento celebrativo si rivela essere una performance teatrale clandestina, organizzata da un gruppo di attori ribelli. Mentre le forze dell’ordine sono pronte a intervenire, verità e finzione si confondono in un gioco scenico vertiginoso. “A Mirror” è un geniale dispositivo metateatrale che riflette sul potere, sulla censura e sulla libertà di espressione. Con ironia tagliente e ritmo serrato, lo spettacolo porta il pubblico al centro dell’azione, chiedendogli di prendere posizione. In bilico tra thriller distopico, satira politica e commedia nera, il testo esplora la responsabilità dell’arte in tempi oscuri e il bisogno di verità in un mondo che preferisce le bugie.Uno spettacolo ambiguo, fluido e imprevedibile, in cui nulla è come sembra. La versione italiana vede protagonisti Ninni Bruschetta, Claudio ‘Greg’ Gregori, Fabrizio Colica e Paola Michelini, con la regia di Giancarlo Nicoletti.

27 febbraio Koreja con “Modugno prima di volare”, regia di Salvatore Tramacere, con Angelo De Matteis, Emanuela Pisicchio ed Enrico Stefanelli. Ancora poco note sono le vere radici di Domenico Modugno, spesso confuso per siciliano o legato solo a Polignano a Mare. Un’indagine tra fonti, immagini e testimonianze restituisce il contesto salentino in cui maturò la sua identità artistica, prima del successo di Volare. Ancora pochi conoscono le vere origini di Domenico Modugno. I più pensano fosse originario di Polignano a Mare, città dove effettivamente nacque. Altri addirittura credono fosse siciliano, per via di un equivoco risalente ai primi anni Cinquanta e che ha a che fare con Frank Sinatra e il dialetto salentino, molto simile a quello siciliano. Equivoco mai chiarito dall’interessato, che anche per questioni di opportunità rimase siciliano per molto tempo, almeno fino alla vittoria del Festival di Sanremo del 1958, quando, diventando Mr Volare, cambiò radicalmente il panorama della musica in Italia e all’estero. Vale allora la pena approfondire il tema delle sue origini, recuperare la memoria del contesto storico e culturale nel quale il giovanissimo Modugno nutri la sua vena creativa cosi da rintracciare le connessioni culturali e linguistiche che hanno poi preso forma nella sua produzione artistica. Punto di partenza di questa elaborazione è un materiale variegato composto da pubblicazioni recenti e ritagli di giornale dell’epoca, fotografie private e preziose testimonianze orali ritrovate di chi visse insieme a lui gli anni del Dopoguerra in un piccolo paese del Nord Salento, lo stesso che lasciò per andare a Roma e realizzare il suo sogno: diventare attore.

13 marzo “L’Amleto take away” di e con Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari è un urlo ironico e disperato sul mestiere dell’attore e sulla condizione umana. Amleto take away è un affresco tragicomico che gioca sui paradossi, gli ossimori e le contraddizioni del nostro tempo che, da sempre, sono fonte d’ispirazione per il nostro teatro ‘controtemporaneo’. È una riflessione ironica e amara che nasce dall’osservazione e dall’ascolto della realtà circostante, che ci attrae e ci spaventa. In questo percorso s’inserisce, un po’ per provocazione e un po’ per gioco meta-teatrale, l’Amleto di Shakespeare. Amleto, simbolo del dubbio e dell’insicurezza, icona del disagio e dell’inadeguatezza, è risultato il personaggio ideale cui affidare il testimone di questa indagine. Ma l’Amleto di Amleto Take away è un perdente consapevole, un numero nove ma con la maglia dell’Inter di qualche anno fa, portato alla follia dalla velocità, dalla virtualità e dalla pornografia di questa realtà. È in seria difficoltà circa il senso delle cose, travolto da una crisi così generalizzata e profonda che mette a repentaglio storie solide e consolidate come il suo rapporto d’amore con Ofelia e il suo rapporto con il teatro. È un Amleto che inizia il suo celebre soliloquio con: “To be or FB, that is the question”.

21 marzo – Luigi D’Elia, in “Fare un fuoco” – di e per la regia di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia, con Luigi D’Elia – fa della narrazione un atto di resistenza poetica, un canto civile dedicato alla terra e alla memoria.  Un uomo capace di grandi sogni decide di attraversare una delle regioni più impervie dello Yukon. Deve raggiungere i suoi compagni in una vecchia miniera dove sono convinti di trovare molte pepite d’oro. Basta arrivare prima di tutti. Decide di partire all’alba di un giorno d’inverno, uno di quei giorni in cui all’estremo Nord del mondo la temperatura scende a 60 gradi sottozero. La settimana prima della partenza la passa insieme a una donna inuit: lei conosce il Silenzio Bianco, lo mette in guardia. Ma l’uomo è sicuro di sé: lui e Lampo, il suo husky, hanno sempre saputo cavarsela. Quel viaggio, breve, meno di dodici ore, diventerà la corda tesa fino allo spasimo di un tentativo cieco di mettere alla prova i propri limiti, soggiogare la natura, fino a tradire sé stessi, la propria anima, il proprio corpo, la fedeltà di un cane.

Il 14 aprile chiude la stagione Enzo Iacchetti con “Buongiorno Ministro”, commedia amara che intreccia umorismo e critica sociale, restituendo al teatro la sua funzione di specchio lucido e impietoso del potere.  Buongiorno, Ministro! è una bellissima commedia spagnola, in prima assoluta per l’Italia, un mix di comicità grottesca e imprevedibile, talvolta romantica, mai volgare, scritta in modo elegante e indimenticabile da una delle penne più geniali della drammaturgia spagnola. Una commedia da infarto, senza freni, che non risparmia al pubblico una successione quasi senza sosta di esilaranti gag e battute pirotecniche, rese ancora più divertenti da un cast di tutto riguardo che vede nei suoi protagonisti, Enzo Iacchetti e Carlotta Proietti, due mattatori irresistibili.

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