Home Primo PianoMesagne, la corsa al nome del sindaco e il rischio del gossip: la politica scelga con saggezza

Mesagne, la corsa al nome del sindaco e il rischio del gossip: la politica scelga con saggezza

da Cosimo Saracino

C’è una tentazione che attraversa ogni vigilia elettorale: bruciare i tempi, mettere un nome sul tavolo e offrirlo in pasto al dibattito pubblico. A Mesagne questa tentazione si fa sentire, ma mai come oggi appare evidente quanto sia pericolosa. La scelta del candidato sindaco – o dei candidati sindaci – non è un passaggio formale: è un atto decisivo per il futuro della città.

Il prossimo primo cittadino dovrà saper dialogare con ogni settore della società, accompagnare famiglie e imprese nei momenti di difficoltà, costruire una visione strategica capace di proiettare Mesagne su uno scenario provinciale e regionale più competitivo. Per questo la fretta non è una virtù. È, semmai, un rischio.

La maggioranza politica che ha sostenuto la candidatura di Toni Matarrelli al Consiglio regionale può ancora rappresentare un perno determinante negli equilibri locali. Attorno a quell’esperienza si è consolidato un gruppo che, da circa sei anni, si riunisce con cadenza quasi settimanale per analizzare le dinamiche politiche, locali e nazionali, e per costruire una classe dirigente giovane, formata e radicata nel territorio.

Nel centrodestra, invece, non si registrano al momento movimenti eclatanti. La famiglia Vizzino, in disaccordo con la scelta che portò alla caduta dell’amministrazione comunale dopo poco più di un anno e mezzo dalle elezioni, sta lavorando per aggregare personalità e presentarsi all’appuntamento elettorale pronta a scendere in campo, direttamente o sotto i simboli della coalizione. Per Luigi Vizzino si tratterebbe quasi di un ritorno alle origini: nel 2002 fu candidato sindaco per Forza Italia.

Nel campo che fa riferimento a Matarrelli, però, il punto non sembra essere il “chi”, ma il “cosa”. In questi anni è stato costruito un percorso amministrativo che rivendica risultati concreti: il risanamento dei sottoservizi idrici e fognari, la riqualificazione degli edifici scolastici, la realizzazione del parco di via Brodolini con un sistema drenante capace di assorbire l’acqua piovana, il lavoro di recupero del quartiere Grutti, fino ai circa sette milioni di euro intercettati attraverso il programma PN Metro.

È su questa continuità che si gioca la partita. L’idea, coltivata nel tempo, è quella di convergere in modo naturale su un nome che sia espressione di un gruppo coeso, consapevole dei punti di forza e delle criticità della città, e capace di portare avanti il progetto di rinascita avviato negli ultimi anni.

Anticipare troppo l’investitura significherebbe offrire il fianco alle dinamiche più sterili della politica: il gossip, le campagne denigratorie, la creazione artificiosa di dissenso e divisioni. In un contesto già frammentato, l’unità rappresenta invece l’unica vera arma per consolidare i risultati ottenuti e affrontare le sfide future.

Chi indosserà la fascia tricolore avrà un compito gravoso, ma il nome – almeno per ora – conta meno del progetto. Se la politica saprà sottrarsi alla “dannata fretta” e scegliere con metodo, coinvolgimento e visione, Mesagne potrà continuare il percorso di crescita intrapreso.

Perché le città non si amministrano sull’onda del pettegolezzo, ma sulla solidità di una comunità che si riconosce in un disegno comune.

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