Home PoliticaMesagne, orgoglio e futuro – di Antonio Rubino

Mesagne, orgoglio e futuro – di Antonio Rubino

da Redazione

Riportiamo di seguito un interessante intervento del nostro concittadino Antonio Rubino. Antonio è uno di quei giovani mesagnesi che hanno lasciato la nostra terra per mettere a frutto i propri talenti. Lo fa in maniera egregia nell’azienda per cui lavora in giro per il mondo. L’ultima informazione che abbiamo che viveva a Johannesburg in Sudafrica. Da giovanissimo i suoi amici lo elessero sindaco dei ragazzi e dobbiamo dire che ci avevano visto lungo. Grazie Antonio

Siamo nati nella periferia di un paese di provincia. Abbiamo vissuto — e portiamo con noi memoria e coscienza — cosa voglia dire per una comunità mettere da parte alcune convinzioni e riprendersi il centro del proprio paese, della propria vita, della propria libertà di autodeterminarsi. Che Messapia, Mesagne, la “terra di mezzo”, abbia ripreso splendore è una meraviglia.

Come cantano i Sud Sound System, amici dei nostri Boomdabash, nella canzone Li Ratici ca tieni, siamo radicati ai Messapi, ai Greci e ai Bizantini, uniti, con il nostro stile, a quelli di altri luoghi del mondo. 

Siamo tutti figli e figlie di una comunità che ci ha regalato i laboratori del Minerva, le serate di cinema all’aperto, lo splendore della cooperativa Alba che ha accompagnato i più fragili rendendo la loro vita degna. 

Abbiamo avuto fra noi uomini come Aristide Denitto e Pietro Cisternino, che ci hanno donato il Carnevale e iniziative come Bicincittà. Abbiamo in molti partecipato ai centri estivi e ai laboratori urbani di Lorenzo Caliolo e delle centinaia di sue studentesse, che hanno regalato cura e aiutato nella crescita ragazze e ragazzi: anime sottratte alla strada e alla noia. Abbiamo tutte e tutti trascorso bellissime serate ed i fine settimana in Villa Comunale e centro storico con amici e famiglie.

Molti di noi hanno brillato nello sport. Un maestro speciale come Roberto Baglivo ha fatto di questa comunità la capitale di uno sport venuto da lontano, e siamo diventati campioni olimpici e del mondo con atleti del calibro di Carlo Molfetta e Vito Dell’Aquila, solo per citarne due. In un decennio siamo diventati protagonisti nella pallacanestro e nella pallavolo. Il calcio ci ha regalato eterni alti e bassi, ma ci ha unito da piccoli in un campo sportivo che oggi è diventato un parco dedicato a un altro grande uomo della nostra comunità: Roberto Potì.

Altri sono diventati stelle della musica, della danza, dello spettacolo. Artisti come Millo, con i suoi dipinti sparsi per le strade del mondo, ricordano a tutti cosa sia racchiuso nella cultura antica di un paese che ha il centro storico a forma di cuore.

Negli ultimi anni sempre meno figli della nostra comunità sono finiti in galera o vittime della droga. Non sono piaghe del tutto debellate, perché non sono ancora sconfitte la solitudine e il bisogno. Non serve il giudizio: servono l’ascolto, la cura e l’integrazione; questo è quello che ci hanno insegnato e che abbiamo capito.

Abbiamo un patrimonio straordinario di maestre e maestri, non solo di scuola ma di vita. Fra i molti, Gino e Ines Salamanna, il direttore Colelli, il preside Pasimeni — per citarne solo alcuni — hanno contribuito a un modo di fare scuola che include e insegna a pensare. 

Accanto a loro, non possiamo dimenticare i nostri medici, scienziati e professionisti della salute che, con umanità e dedizione, sono stati baluardi di una sanità vicina alle persone, curando il corpo e lo spirito di intere generazioni. Fra questi solo per citarne alcuni, Santacesaria, Zaccaria, Calò, Devicienti, Galeone, l’elenco sarebbe infinito. 

Nell’epoca della rinascita pugliese, dei “Bollenti Spiriti” e di “Principi Attivi”, qualcuno ha aperto il Lab Creation, altri il Salento Fun Park; c’è chi ha fondato la Manovella, chi la Conchiglia, e potremmo continuare in un elenco infinito di associazioni e luoghi di socialità e cultura. 

C’è chi ha innovato, chi ha protetto, chi ha fatto impresa e commercio. Molti sono partiti, alcuni sono tornati; di sicuro chi è restato ha fatto qualcosa di incredibile per la nostra Terra.

Una nostra concittadina, con l’aiuto di molti mesagnesi, ha costruito una comunità straordinaria in Kenya. Lei, Antonietta Pignataro, e un altro grande capo scout, Mino Falcone, assieme a tante altre donne e uomini, sono stati un esempio per molte ragazze e ragazzi che sono diventati adulti consapevoli di dover lasciare il mondo migliore di come lo hanno trovato. I nostri sacerdoti sono stati spesso pastori di strada, capaci di stare accanto agli ultimi regalando conforto contro fame, freddo e solitudine. 

Non posso non citare i nonni e le donne di questa comunità che, con l’Auser (penso a Vito Marchionna) e altre associazioni, hanno costruito welfare anche dopo una vita di lavoro.

Bisogna riconoscere che, in questo riscatto, un ruolo fondamentale lo ha giocato una politica alta e lungimirante: quella di sindaci come Ezio Santacesaria, Elio Bardaro, Cosimo Faggiano, Giovanni Galeone e Franco Damiano. Seguiti poi da Mario Sconosciuto, Enzo Incalza, Franco Scoditti, Pompeo Molfetta e, per ultimo, Toni Matarrelli. Potrei continuare con elenchi interminabili di assessori e consiglieri comunali che hanno dedicato il loro tempo alla nostra città. Senza il loro lascito e quello delle migliaia di donne e uomini che con loro hanno fatto politica facendosi comunità, senza guardare al proprio tornaconto, nulla sarebbe stato possibile.

Mesagne si è rialzata ed è cresciuta. Ha una zona industriale e commerciale su cui investire, una cittadella della ricerca, un patrimonio archeologico e monumentale incredibile che le amministrazioni hanno saputo valorizzare al meglio. Se tutto questo esiste, è grazie a madri e padri, nonne e nonni, bambini, ragazzi e adulti che hanno costruito insieme una favola metropolitana.

Eppure, più del cinquanta per cento dei mesagnesi ha scelto di non votare alle ultime elezioni. La nostra comunità ha perso circa millecinquecento abitanti negli ultimi vent’anni. L’età media è passata da 43 a 47 anni. 

Oltre 3500 mesagnesi vivono all’estero. Non per caso, non per esterofilia, ma per il desiderio di non essere servi di nessuno. Di non dover chiedere favori. Di cercare luoghi dove il talento venisse riconosciuto; luoghi dove potersi permettere una casa e, per chi lo desidera, dei figli.Chi di noi è partito torna spesso e volentieri. Portiamo con noi amici, famiglie, pezzi di mondo. 

Oggi non abbiamo più un ospedale e questo crea grossi problemi alla nostra comunità. Abbiamo convissuto con industrie che hanno dato lavoro e tolto salute. 

Abbiamo speso milioni nelle slot machine, nonostante le denunce e gli allarmi inascoltati di uomini come Don Pietro, oggi Cavaliere della Repubblica. 

Ludopatia, abuso di alcol e droghe restano una ferita aperta, spesso figlia della mancanza di alternative.

Dobbiamo avere l’onestà di guardare alle nostre periferie, che a volte appaiono ancora abbandonate e distanti dal “cuore” del centro. 

Ci sono zone che aspettano di essere pulite con maggiore cura e buche sull’asfalto che attendono di essere riparate: piccoli segni che però dicono quanto una comunità si senta ancora divisa tra chi è “dentro” e chi è “fuori”. 

Occorre il coraggio di scelte ambiziose, come quella di chiudere il centro ed allargare le zone pedonali, almeno nel periodo da maggio a settembre e durante le feste, per restituire lo spazio pubblico al passeggio, alla bellezza e all’incontro.

La criminalità non si cancella con un tratto di penna. Il caporalato, la fatica invisibile di chi raccoglie pomodori sotto il sole agostano, chi si prostituisce sulla provinciale: non spariscono per decreto, non si cancellano voltandoci dall’altra parte. 

Libertà, democrazia e giustizia sono conquiste quotidiane. La cultura resta l’antidoto più potente alla violenza.

Nell’epoca della conoscenza e dell’industria digitale, le persone e i talenti restano la risorsa più preziosa di una comunità. 

Partiamo da lì. Mesagne, per continuare a svilupparsi e aiutare il miglioramento della vita della provincia, ha bisogno di tutti i mesagnesi. 

Non dell’unanimità, ma della ricchezza di tutte le differenze. Mesagne ha bisogno dell’impegno di tutte e tutti: nessuno può esserne escluso e nessuno deve sentirsi escluso.

Abbiamo tutto per non ridurre il futuro a una gara di nomi o facce su palle di Natale. Non ci servono padrini né tutori. Serve parlare di cosa fare, non solo di chi debba guidare. I temi e i pilastri su cui costruire il futuro sono, su tutti: Talento e Innovazione tecnologica, Terra e Sostenibilità (Agroalimentare e Green), Turismo e Cultura.

Serve collaborazione, competenza, rispetto. Il senso è tornare comunità. Un popolo in cammino. Abbiamo bisogno di tutti. Non solo di tutti uguali.

Qualche idee concreta ? 

Creare una rete operativa tra la Cittadella, le cliniche e i laboratori locali per trasformare la ricerca in occupazione qualificata.

Costruire la “Generazione Ritorno”, offrendo ai mesagnesi che vivono nel resto d’Italia ed all’estero un motivo concreto – basato su competenza e meritocrazia – per tornare a contribuire ed investire nel proprio territorio.

Agricoltura di Qualità: Impegnarsi per il ritorno a una produzione di eccellenza dell’olio d’oliva, valorizzando al contempo filiere uniche come il vino e i carciofi.

Energia Green e Territorio: Promuovere investimenti in energia rinnovabile che siano sostenibili e che non sottraggano terreni all’agricoltura e al paesaggio.

Turismo e Diaspora: Destagionalizzare l’offerta turistica in modo sostenibile, utilizzando la nostra vasta diaspora mesagnese nel mondo per la promozione come meta culturale e di eccellenza.

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