“Noi siamo i mesagnesi”.
Un coro potente, viscerale, capace di riempire ogni angolo del palazzetto e di cancellare anche gli ultimi spazi vuoti rimasti sugli spalti. Gara 2 dei playoff di Serie C tra New Virtus Mesagne e Nardò è stata una dichiarazione d’amore collettiva. Una notte di appartenenza. Una di quelle sere che restano attaccate addosso per anni.
Da una parte i tifosi gialloblù, trascinati dalla voce instancabile di Uccio ieri e di Ivano oggi, fratelli della famiglia Guarini, simboli di una passione che attraversa generazioni. Dall’altra i neretini che rispondevano con orgoglio: “Vincere, vincere, vincere”. Uno spettacolo nello spettacolo, dove il parquet sembrava quasi fare da cornice all’emozione.
Poi l’ingresso delle stelle. I miti della pallacanestro mesagnese: Francesco e Paolo Lavino insieme a Maurizio Camassa. Il pubblico si alza, applaude, si riconosce nella propria storia. La febbre sale, la musica del dj aumenta il ritmo, il cuore batte più forte mentre arriva lo starting six.
Masino guida il tifo con il megafono. Roby S. anima la bolgia. Dal campo arriva l’invito a spingere ancora di più la squadra. Otello, dalla sua postazione in alto, governa l’occhio di bue come un regista silenzioso. Ognuno ha il proprio ruolo, ma tutti fanno parte dello stesso sogno. Le parole si perdono nel frastuono, le immagini scorrono sul wall, il palazzetto diventa un corpo unico.
Poi il momento che ferma tutto: l’inno nazionale. Scende il silenzio, subito spezzato dalle voci di tutti. Sciarpe al cielo, il grande striscione gialloblù che colora la tribuna centrale e gli occhi lucidi di chi sa che questa non è una serata qualunque.
Palla a due.
La New Virtus parte forte. Difesa aggressiva, press zone per limitare il Nardò. Coach Olive muove subito le sue pedine: fuori Fouce, dentro Bangu, il “ruba palloni”. La difesa cresce d’intensità. Poi entra Giuri e la sua tripla quasi sulla sirena fa esplodere il palazzetto. Alla fine del primo quarto è 11-6.
La gara però è dura, sporca, intensa. Le squadre si conoscono bene e nessuno regala nulla. Nel secondo periodo il Nardò rientra. Tinto colpisce da tre con precisione chirurgica, mentre il lungo Boev domina il ferro con due schiacciate rabbiose. Mesagne però resiste, lotta, resta attaccata alla partita con il cuore prima ancora che con la tecnica. Si va all’intervallo lungo sul 26-24 per i gialloblù.
Ma proprio mentre il pubblico rifiata arriva la notizia che nessuno voleva sentire: Bangu si è ferito a una mano contro una porta degli spogliatoi. Per lui corsa in ospedale e partita finita. Un colpo durissimo.
Eppure il terzo quarto diventa il manifesto di questa squadra.
Non è un tempo per deboli di cuore. Nardò prova a tornare sotto, ma la New Virtus reagisce con orgoglio e prende il volo. Ogni possesso pesa, ogni difesa vale come un canestro. Si chiude sul 44-34, mentre in panchina si inizia a vedere il traguardo.
Sugli spalti gli ospiti protestano contro gli arbitri. Il clima è incandescente. Ma nel quarto periodo Mesagne diventa padrona assoluta della scena. Su ogni tiro libero avversario il pubblico rumoreggia compatto, trasformando il palazzetto in una muraglia di suono.
Coppola accende l’attacco. Fouce, nonostante quattro falli, gioca con lucidità e coraggio, recupera palloni e costruisce azioni decisive. Giuri detta ritmo e tempi con la classe del leader vero.
E poi c’è la firma finale. Quella di coach Olive.
La sua squadra resta lucida, concentrata, feroce fino all’ultimo possesso. Finisce 57-44 con qualche secondo d’anticipo, mentre il Nardò accetta sportivamente la sconfitta e Mesagne si lascia travolgere dalla gioia.
Ora c’è l’Umbria. Ora c’è l’Interregionale.
Ma soprattutto c’è un sogno che continua.
La storia del basket mesagnese sta per arricchirsi di un’altra perla. E ancora una volta, a regalarla a questa città, è la famiglia Guarini.
Grazie Presidente.
















