Una volta che tutti i più importanti organismi internazionali e le organizzazioni umanitarie hanno certificato che la carneficina in corso a Gaza altro non è se non un “genocidio”, a maggio il Consiglio regionale pugliese, il primo in Italia, ha votato una mozione per interrompere le relazioni istituzionali e commerciali con Israele.
Nel testo a firma del governatore Michele Emiliano si legge: “A causa del genocidio di inermi palestinesi in atto da parte del governo Netanyahu si invitano tutti i dirigenti e dipendenti della Regione, delle sue Agenzie e delle società partecipate a interrompere ogni rapporto di qualunque natura con i rappresentanti istituzionali del suddetto governo e con tutti quei soggetti a esso riconducibili…”.
Dopo quella presa di posizione “senza precedenti”, tuttavia:
- Una nave cargo partita da Haifa, la Navin Vulture, ha scaricato nel porto brindisino rottami ferrosi destinati a un’azienda lucana. La provenienza di quel materiale non è dato saperla, ma è facile immaginarla visto che a Gaza giacciono 61 milioni di tonnellate di macerie delle quali Israele vuole disfarsi per poter ricolonizzare la Striscia;
- Poco distante, nel porto di Taranto è transitata una nave cisterna, la Seasalvia, che ha caricato carburante dall’ENI destinato all’aviazione militare israeliana. Il che conferma il rapporto dell’organizzazione Oil Change International che nei due anni di genocidio a Gaza ha monitorato l’approvvigionamento di greggio e petrolio raffinato nei porti israeliani di Haifa e Ashdod operato da imbarcazioni provenienti da 25 Paesi, Italia compresa: 323 consegne per un ammontare di 21.2 milioni di tonnellate di carburante risultato determinante per bombardare a tappeto la Striscia;
- Nel Mediterraneo orientale, la marina militare israeliana ha assaltato in acque internazionali e sequestrato le imbarcazioni della spedizione umanitaria Global Sumud Flotilla, diretta a Gaza, ricorrendo alla tecnica di abbordaggio “fast rope” mutuata dalla Brigata “San Marco” (di stanza a Brindisi) durante le passate esercitazioni congiunte;
- Una società immobiliare con sede a Lecce e gestita da un’imprenditrice di Tel Aviv, la Coral37, ha promosso l’acquisto di proprietà in Salento da parte di suoi connazionali per creare una colonia israeliana e realizzare “una comunità agricola e turistica autosufficiente in cui le famiglie israeliane possano stabilirsi, coltivare il proprio cibo e sviluppare strutture educative e sanitarie condivise”. Un progetto alquanto discutibile che buona parte della stampa ha cercato di minimizzare pur essendo nato proprio in questi termini.
Se a ciò sommiamo il fatto che:
- la Leonardo, con stabilimenti a Brindisi, Grottaglie e Foggia, per ammissione del suo stesso Amministratore Delegato ha continuato a fornire armi a Israele impiegate nello sterminio della popolazione palestinese anche dopo il 7 Ottobre 2023, in violazione della legge 185/1990 che proibisce l’esportazione e il transito di armamenti “verso Paesi in stato di conflitto armato” (1, comma 6) e dell’Art.11 della Costituzione “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alle libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”;
- l’Autorità Idrica Pugliese e l’Acquedotto Pugliese, che da anni stringono relazioni con l’azienda idrica statale israeliana Mekorot, all’avanguardia nella tecnologia di deviazione e sottrazione dell’acqua affinata prosciugando le falde palestinesi, non hanno comunicato alcuna sospensione nelle loro partnership internazionali;
- e che il Consolato onorario d’Israele a Bari è ancora funzionante e presidiato h24,
pare proprio che la “lunga storia di collaborazione tra la regione Puglia e Israele” non si sia mai interrotta. Dunque, viene da concludere che al netto dei proclami quella inscenata da Emiliano, dopo un anno e mezzo di imperdonabile silenzio sullo sterminio a Gaza, sia stata una mera mossa propagandistica per far recuperare consenso alla propria area politica in vista dell’imminente tornata elettorale, appena conclusasi.
Ora, come se non bastasse, a pochi mesi dalla notizia che militari israeliani impegnati nella campagna genocidaria a Gaza hanno trascorso “vacanze antistress” in località balneari italiane sotto la tutela del Ministero degli Interni, il turismo di guerra “made in Israel” punta a fare tappa anche nella nostra provincia.
Per il prossimo 4 dicembre è infatti in programma l’attracco nel molo di Brindisi della nave da crociera Crown Iris della compagnia israeliana Mano Maritime proveniente da Haifa. Nel decennio post Unione Sovietica, la compagnia ha collaborato col Ministero dell’Immigrazione di Israele nella cosiddetta Operazione Exodus, il trasferimento in terra santa di ebrei russi, trasportando più di 140.000 migranti finiti, come gli altri, a colonizzare terre palestinesi. Inoltre, il suo armatore, Moshe Mano, è stato omaggiato dalla Marina Militare israeliana per l’assistenza ricevuta in svariate operazioni e anni di attività.
Tornando a oggi, tenendo presente che le forze armate israeliane, quelle che stanno conducendo materialmente il genocidio del popolo Palestinese, contano 634.000 militari e che con i loro coniugi e figli rappresentano un terzo della popolazione totale (circa 2,5 milioni su 7,5 milioni, al netto della componente araba), la presenza di membri dell’IDF con famiglia al seguito tra le centinaia di passeggeri che sbarcheranno a Brindisi è statisticamente scontata. Una volta a terra, come recita il programma consultabile online, una parte di loro sarà libera di visitare la città mentre altri verranno accompagnati in gita ad Alberobello. E quest’aria vacanziera intrisa di sangue ammanterà il nostro territorio.
Dunque, come rappresentanti della cittadinanza locale ci poniamo alcune domande:
1) se tutta, non una parte ma TUTTA, la popolazione palestinese dei territori illegalmente occupati della Cisgiordania e di Gaza una crociera non potrà mai farsela, vuoi perché sotto la morsa di un regime coloniale, vuoi perché non gli è stato lasciato altro che la nuda vita, è giusto che i cittadini di quella “potenza occupante” siano liberi di andare dove più gli pare e piace?
2) fino a che punto possiamo accettare che la Puglia tutta e Brindisi in particolare si trasformino nel “porto franco” di uno Stato sotto processo per GENOCIDIO alla Corte Internazionale di Giustizia e sul cui premier pende un mandato di cattura del Tribunale Penale Internazionale per CRIMINI DI GUERRA E CONTRO L’UMANITÀ?
3) la nuova giunta regionale intende continuare a sorvolare colpevolmente su quello che accade nel nostro territorio, come la precedente, o darà finalmente attuazione agli impegni assunti con la popolazione tagliando una volta per tutte i rapporti con Israele?
4) per quanto il Governo ignori da due anni i suoi OBBLIGHI in seno ai trattati internazionali e a decine di risoluzioni delle Nazioni Unite, al punto che il Ministro degli Esteri è arrivato a definire il Diritto Internazionale come qualcosa che conta “ma fino a un certo punto”, gli organismi territoriali preposti intendono lasciare che la nave di uno Stato criminale attracchi tranquillamente nel nostro porto, alcune settimane dopo che un’intera missione umanitaria ha subìto un atto di pirateria a opera della marina militare del medesimo Stato, o convengono che lo si debba impedire, come già successo in Grecia, per restituire valore al diritto, alla legalità e alla giustizia, oltre che il dovuto rispetto a una società civile che non sa più come far sentire la sua voce?
Luca Debenedettis – Comitato contro il genocidio del popolo Palestinese, contro il riarmo e per la Pace – Brindisi









