(di Cosimo Pasimeni) – Oggi le cronache si sono concentrate sul salvataggio di un bambino caduto dal quinto piano di un edificio di Torino da parte di un giovane 37enne; alcuni anni fa in occasione di un salvataggio quasi simile pubblicai un episodio accaduto a Mesagne nel 1863 ripreso da un verbale di un consiglio comunale consultabile sull’Archivio storico del Comune di Mesagne.
Allegata la pagina originale del verbale.
Prendetevi due minuti di tempo e leggete questa storia:
L’anno milleottocentosessantatre, il giorno ventotto maggio in Mesagne alle ore 13 d’Italia. Riunitosi il Consiglio Comunale con l’intervento del Segretario Comunale si è proceduto all’appello nominale e si sono trovati presenti il Sindaco e i Consiglieri Montagna, Rubino, Demitri, Murri Dello Diago, Mingolla, Massa, Dancona, Carluccio e Cavaliere.
Sindaco (Marseglia):
Signori, un’azione eroica e generosa si compiva stamane in questo Comune.
Verso le ore undici italiane si è visto un fanciullo di tre anni circa ritto, come per miracolo, sul cornicione che della larghezza appena di once dieci e dell’altezza di palmi settanta dal terreno corre da un punto all’altro per palmi 69 l’edificio quadrato del campanile della Chiesa Matrice del Comune.
Tale vista ponea lo spavento e la meraviglia nell’animo di chi era presente e degli accorrenti allo spettacolo. Non si capiva per quale mezzo né con quale aiuto ivi s’era inoltrato, né quale mano lo sosteneva dal precipitare.
Tutti sopraffatti dal terrore di quell’accidente stavano scorati e senza consiglio o serravano gli occhi alla rovina che già era per accadere.
I più arditi, temendo non fossero tardi gli aiuti, promettevano, ma niuno per timore si moveva e nullo s’eseguiva.
In questo mentre si vede comparire, quasi un Angelo, un uomo che aggraticciandosi lungo l’angusto sporto dell’edificio e lentamente avvicinandosi al fanciullo gli si accostava e con una mano lo piglia, e nello stesso modo arditamente e con maggior pericolo retrocedendo, tra lo stupore, la gioia e le benedizioni dei riguardanti lo toglie dal mal punto e salvo ed incolume lo rende all’ansia pietosa non dei parenti, che da ignoti genitori sortiva in nascimento, ma di tanti commossi uomini che penetrati dalla situazione di quella creatura ne disperavano la salvezza.
Signori, l’uomo che compreso da uno di quei mistici sentimenti di carità che assalgono d’un impeto l’animo ad imprese alte e generose compiva con tanta abnegazione l’inatteso prodigio era Raffaele Perrucci del fu Cosimo di questo Comune, povero e padre di numerosa prole.
Questi salito sul campanile e appesosi per una finestra donde lo stesso fanciullo era mosso, per proprio impulso e senza la speme di alcun compenso rischiava la sua vita per salvare quella di un suo simile.
La santa virtù è degna di premio, se le Signorie Loro, come sono certo, stimano e vogliono rimeritarla, io m’associo all’interpellanza dell’Onorevole Consigliere Rubino, il quale con espressa domanda in iscritto le prega a voler concedere un degno guiderdone al benemerito Raffaele Perrucci. Nello stesso tempo non posso non significare alle Signorie Loro che meritevoli di onorata menzione si sono resi in questa circostanza il Capitano, il Luogotenente ed alcuni soldati dei Cavalleggeri di Saluzzo, il Capitano di questa Guardia Nazionale Signor Profilo ed altri assai cittadini del Comune.
Il Consiglio inteso con emozione il caso espresso dal Sindaco Presidente, ammirando l’eroico coraggio e l’azione generosa del cittadino Raffaele Perrucci, dolendosi non poterlo onorare condegnamente ai suoi meriti per la scarsa finanza del Comune, e giudicando qualunque premio insufficiente ad eguagliare tanta virtù, tenendo in considerazione le notevoli premure degli astanti a salvare dal pericolo il fanciullo, ed in specialità del Capitano, Luogotenente ed alcuni soldati dei Cavalleggeri di Saluzzo e del Capitano della Guardia Nazionale Signor Profilo
Ad unanimità delibera
1) “Che si preventivano dall’erario Comunale a titolo di riconoscenza lire settantasei al Cittadino Raffaele Perrucci fu Cosimo”.
2) Che s’interessi l’Autorità Provinciale a pro del detto individuo onde anche questa remuneri le azioni virtuate.
3) Che si rendano le debite grazie alle persone che più si sono distinte nell’accorrere all’aiuto del fanciullo.
4) Che si prelevi la predetta somma dagli avanzi di cassa del 1862.
Messo a partito il presente deliberato è rimasto vinto all’unanimità.
Seguono altri argomenti dell’OdG.
Di quanto sopra allego copia dell’originale.