Home CronacaRagazzo con autismo ustionato sul treno: la riflessione del coordinatore provinciale del Tavolo sull’Autismo

Ragazzo con autismo ustionato sul treno: la riflessione del coordinatore provinciale del Tavolo sull’Autismo

da Cosimo Saracino

La vicenda del ragazzo di 17 anni affetto da autismo, rimasto ustionato dopo un episodio avvenuto a bordo di un treno regionale tra Viterbo e Roma, ha suscitato sconcerto e indignazione in tutta Italia. Una notizia che ha rapidamente raggiunto le cronache nazionali e che riporta al centro dell’attenzione il tema della tutela delle persone più fragili e del ruolo educativo della comunità.

L’episodio si è verificato il 18 giugno scorso sul convoglio delle 17:15 diretto nella capitale. Secondo la ricostruzione degli investigatori, alcuni coetanei avrebbero versato del gel disinfettante sulle mani e sugli abiti del giovane per poi provocare una fiammata con un accendino. Le fiamme hanno coinvolto le mani e parte dei vestiti del ragazzo.

Determinante si è rivelato l’intervento di un operatore ferroviario e di un poliziotto libero dal servizio, che sono riusciti a spegnere il fuoco e a mettere in salvo il minorenne. Trasportato all’ospedale Santa Rosa di Viterbo, il ragazzo è stato medicato e successivamente dimesso con una prognosi di 20 giorni.

Mentre la Polizia di Stato prosegue gli accertamenti per chiarire ogni aspetto della vicenda e verificare eventuali aggravanti legate alla condizione di disabilità della vittima, il caso ha acceso una profonda riflessione sul rapporto tra i giovani e la diversità.

A intervenire è stato Antonio Calabrese, coordinatore provinciale del Tavolo sull’Autismo, che invita a non considerare quanto accaduto come una semplice bravata.

«La vicenda del ragazzo diciassettenne con autismo ustionato da alcuni compagni di scuola non può essere liquidata come una semplice ragazzata o come un episodio isolato di bullismo. È un fatto grave che interroga profondamente la coscienza collettiva e ci costringe a riflettere sul crescente disagio che attraversa una parte del mondo giovanile, spesso incapace di riconoscere il valore dell’altro, il limite delle proprie azioni e il rispetto dovuto a ogni persona».

Secondo Calabrese, quando la fragilità diventa bersaglio di scherno, umiliazione o violenza, non si assiste soltanto al fallimento di chi compie il gesto, ma emerge una più ampia sconfitta educativa che coinvolge l’intera società. Per questo motivo richiama la responsabilità condivisa di scuola, famiglia, istituzioni, associazionismo, sport e cultura nel costruire contesti realmente inclusivi.

«Le persone con disabilità non hanno bisogno di compassione, ma di riconoscimento, tutela e pari dignità», sottolinea il coordinatore provinciale, evidenziando come il rispetto delle differenze debba tradursi in comportamenti concreti e quotidiani.

La riflessione si conclude con un appello a non abbassare la guardia. Per Calabrese, il lavoro svolto quotidianamente da scuole, famiglie, servizi sociali, associazioni e istituzioni resta fondamentale, ma può produrre risultati duraturi soltanto se sostenuto da un impegno collettivo e costante.

Una vicenda dolorosa che, oltre agli aspetti giudiziari ancora in fase di accertamento, richiama tutti a una responsabilità educativa più ampia: quella di costruire una comunità capace di riconoscere nella diversità un valore e di proteggere chi vive condizioni di maggiore fragilità.

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