Riceviamo e pubblichiamo: La Mesagne che immagino non è quella dell’attesa o delle soluzioni rinviate. È una città che decide di scegliere una direzione chiara: ascolto, inclusione, cura e futuro.
Una città in cui l’amministrazione non può essere distante o autoreferenziale, ma deve diventare una vera cassa di risonanza della comunità, capace di raccogliere bisogni, criticità e proposte e trasformarli in scelte concrete, verificabili e trasparenti.
Una Mesagne che ascolta davvero tutti quartieri, le periferie, le associazioni, i giovani e gli anziani. Nessuna voce può restare ai margini, nessun territorio può essere considerato secondario.
Una Mesagne che include, perché i diritti non sono selettivi. Accessibilità, abbattimento delle barriere fisiche e sociali, pari opportunità non sono concessioni, ma doveri di una buona amministrazione.
Una Mesagne che cura, perché una comunità si misura da come tratta le sue fragilità. Chi vive condizioni di disabilità, chi attraversa un disagio sociale o psicologico, chi è solo, chi è in difficoltà economica e chi arriva da altri Paesi deve trovare istituzioni presenti, servizi adeguati e risposte reali, non promesse.
Una Mesagne, che costruisce il futuro significa rompere con la logica dell’improvvisazione e del “si vedrà”. Significa pianificazione, visione e responsabilità politica. Significa investire su mobilità, spazi pubblici, socialità, cultura e coesione urbana, a partire soprattutto dai quartieri periferici troppo spesso dimenticati.
La verità è semplicissima o si governa il cambiamento oppure lo si subisce. Personalmente, scelgo una città che governa il proprio futuro, con coraggio e con una visione chiara.
Questo è l’ impegno politico e umano, per costruire una comunità partecipata, esigente e protagonista, dove chi governa non comanda, ma risponde al modello: nessuno deve rimanere indietro e tutti e tutte devono essere protagonisti.
Gino Stasi
Attivista







