Home Dal Territorio“Sangue infetto, il Tribunale di Lecce riconosce il nesso causale: risarciti gli eredi di una paziente deceduta nel 2021

“Sangue infetto, il Tribunale di Lecce riconosce il nesso causale: risarciti gli eredi di una paziente deceduta nel 2021

da Redazione

Nel 1984, all’ospedale “San Camillo de Lellis” di Mesagne, la giovane signora era diventata una delle tante vittime del cosiddetto «sangue infetto», contraendo l’epatite C a seguito di una trasfusione effettuata in occasione di una gravidanza a termine.

Da quel momento iniziò il calvario: l’epatite contratta causò inizialmente una cirrosi epatica e, successivamente, altre patologie, tanto che nel 2016, ormai molto provata, la donna decise di citare in giudizio il Ministero della Salute. Nel frattempo è deceduta a 67 anni, nell’aprile 2021.

Ora, a distanza di oltre dieci anni, il Ministero della Salute dovrà risarcire tutti gli eredi della donna per danni, interessi, rivalutazione e spese legali.

La decisione del Tribunale di Lecce, competente per territorio, ha riconosciuto in sentenza il nesso di causalità tra la trasfusione di sangue infetto e le successive patologie, fino al decesso.

Il giudice, dott. Francesco Cavone del Tribunale di Lecce, è arrivato alla condanna del Ministero dopo aver analizzato l’intera documentazione medica e clinica della donna e dopo aver disposto una perizia medico-legale.

Risulta, infatti, che la donna nel 1984 fu ricoverata per gravidanza a termine presso l’ospedale di Mesagne, ricevendo lo stesso giorno e nel decorso immediato dell’intervento più emotrasfusioni, come avviene nei casi di questo tipo.

In quegli anni, tuttavia, si erano verificati numerosi casi di infezione dovuti alla mancanza di adeguati controlli sulle sacche di sangue. Si legge infatti in sentenza: «…che spettava al Ministero dimostrare che, all’epoca delle trasfusioni del 1984, fossero state concretamente poste in essere tutte le misure di prevenzione necessarie».

L’argomento difensivo secondo cui l’ospedale civile di Mesagne costituiva un autonomo centro immunotrasfusionale, responsabile in proprio, per il giudice non è valso ad esonerare il Ministero dalle proprie responsabilità.

La sentenza ha inoltre ricostruito in modo consequenziale gli eventi, tutti concatenati tra loro: la trasfusione del 1984 ha causato l’infezione da HCV; l’HCV ha determinato la cirrosi epatica; la cirrosi ha a sua volta provocato le ulteriori patologie, fino al decesso della donna.

Nel corso degli anni, diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno stabilito che, in tema di patologie conseguenti a infezioni da virus HBV, HIV e HCV contratti a seguito di emotrasfusioni o emoderivati infetti, il Ministero della Salute è l’unico responsabile dei danni ai pazienti, per omessa vigilanza e controllo finalizzati a prevenire e impedire la trasmissione di malattie attraverso sangue infetto.

Un secondo giudizio, avviato nel 2025 per il riconoscimento del danno morale agli eredi, si è concluso positivamente con un accordo tra le parti.

Ora dovranno essere risarciti i quattro figli, le tre nipoti, la sorella e il cognato della donna deceduta nel 2021, tutti assistiti dall’avv. Giuseppe Semeraro del foro di Brindisi e dall’avv. Adalgisa Lorusso del foro di Barletta.

banner distante

Potrebbe piacerti anche