Home AttualitàSequestrate le cucine dei centri cottura: la mensa scolastica diventa una delle prime emergenze della nuova amministrazione

Sequestrate le cucine dei centri cottura: la mensa scolastica diventa una delle prime emergenze della nuova amministrazione

da Cosimo Saracino

Una vicenda giudiziaria che si trascina da anni rischia di trasformarsi in uno dei primi e più delicati problemi che la nuova amministrazione comunale dovrà affrontare in vista della riapertura delle scuole. Il Tribunale ha infatti disposto il sequestro delle cucine presenti nei centri cottura comunali utilizzati per la preparazione dei pasti destinati agli alunni delle scuole cittadine.

Alla base del provvedimento c’è il contenzioso tra il Comune di Mesagne e la società Ladisa, azienda che in passato ha gestito il servizio di refezione scolastica. La controversia nasce dopo la conclusione dell’appalto. Secondo la ricostruzione della vicenda, l’ente comunale ha continuato a utilizzare le cucine e le attrezzature installate nei centri cottura sulla base di un accordo che avrebbe previsto il trasferimento al patrimonio comunale delle cucine e delle migliorie realizzate dall’azienda al termine del rapporto contrattuale.

La questione è approdata in tribunale. Il procedimento, inizialmente avviato presso il Tribunale di Brindisi, è stato successivamente trasferito a Bari. Al termine dell’iter giudiziario, il giudice ha accolto le ragioni della società Ladisa, disponendo il sequestro delle attrezzature presenti nei sei centri cottura comunali.

Una decisione che apre scenari complessi per il futuro del servizio mensa. Il sindaco Francesco Rogoli e la nuova giunta sono chiamati ora a trovare rapidamente una soluzione. L’amministrazione starebbe valutando la presentazione di un ricorso accompagnato dalla richiesta di sospensione del provvedimento. Resta da capire se vi saranno i tempi tecnici necessari e se il tribunale accoglierà le richieste del Comune. L’ufficio legale avrebbe tentato anche una transazione ma l’azienda non ha accettato poiché oltre al costo delle cucine reclama anche il mancato guadagno in anni di esclusione dall’appalto. 

Nel caso in cui la sospensiva non dovesse arrivare, sarà necessario individuare insieme all’azienda che attualmente gestisce il servizio di refezione una soluzione alternativa per garantire i pasti agli studenti all’inizio del prossimo anno scolastico. Che però non sarà mai come adesso in cui i cuochi preparano il pranzo ai bambini stando in loco. 

La vicenda assume contorni ancora più significativi se si considera che negli anni il Comune ha investito risorse importanti per realizzare una rete di sette centri cottura distribuiti sul territorio. Uno di questi, quello della scuola De Amicis, è attualmente interessato da lavori di ristrutturazione. Strutture che erano state adeguate alle esigenze del servizio e che oggi si trovano al centro di una controversia giudiziaria dagli effetti potenzialmente pesanti.

La questione delle cucine sequestrate rischia dunque di trasformarsi in una vera e propria emergenza amministrativa. Con settembre ormai all’orizzonte, la priorità sarà garantire continuità a un servizio essenziale per centinaia di famiglie mesagnesi, evitando che una disputa legale possa avere ripercussioni dirette sugli studenti e sull’organizzazione delle scuole cittadine.

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