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Stop ai tamponi a tutti gli operatori sanitari

da Cosimo Saracino
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Stop ai tamponi a tutti gli operatori sanitari. La decisione arriva dalla task force regionale per le Emergenze epidemiologiche guidata dal prof. Pierluigi Lopalco. Con una lettera inviata a tutte le ASL pugliese, l’epidemiologo mesagnese e Vito Montanaro, direttore del Dipartimento di Salute Pubblica della Regione, hanno richiamato tutti ad osservare le disposizioni del ministero della Sanità. Quindi, niente più tamponi per i medici e gli operatori sanitari dell’ospedale ma solo a chi presenta dei sintomi. Le stesse condizioni valgono per gli operatori delle RSA. Lo screening verrà effettuato solo a chi presenta sintomi o è stato a contatto con soggetti risultati positivi.

Una scelta che frena la decisione assunta dai sindaci nell’ultima conferenza in cui prese parte anche il direttore generale della Asl dott. Pasqualone. Il prof. Lopalco aveva così espresso le sue considerazioni sulla vicenda dei tamponi a tutti gli operatori:

“La richiesta di avviare programmi di screening di massa per la ricerca del virus SARS-CoV-2 con tecniche di biologia molecolare (il cosiddetto tampone), seppur comprensibile in un momento di pressione come quello che stiamo vivendo, non è comunque sostanziata da alcuna evidenza di efficacia. La ricerca a tappeto del virus in una platea di soggetti asintomatici, infatti, non è utile né come mezzo di prevenzione della diffusione del virus in ambito ospedaliero, né come tutela della salute dell’operatore.

Il tampone rileva il virus, con un certo livello neanche ottimale di sensibilità e specificità, solo in coloro che in quello specifico istante sono portatori del virus. La finalità dell’esame è dunque quella di fare diagnosi di COVID-19 in caso di sospetto. Il sospetto può essere legato o alla presenza di sintomi suggestivi o di confermato contatto con un caso accertato di COVID-19 per escludere l’avvenuto contagio. Con una tale strategia di ricerca, attualmente in Puglia si riesce ad ottenere un livello di positività al tampone intorno al 5%. Fra i soggetti positivi, ricercati con i criteri sovra esposti, un terzo circa dei sospetti è asintomatico. Andando a ricercare i positivi con un criterio comunque allargato ma pur sempre mirato, si identifica appena un 1-2% di soggetti asintomatici al momento del tampone. È un buon risultato, considerando che tale soggetti, anche se pochi, costituiscono comunque una potenziale fonte di contagio. Ma si capisce bene come, se invece tale indagine fosse eseguita a tappeto su una platea random di soggetti asintomatici, il numero di portatori positivi che si riuscirebbe a scovare sarebbe irrisorio. Non solo, considerando i valori di specificità e sensibilità della metodica, la quota di falsi negativi e falsi positivi da gestire sarebbe superiore a quella dei veri positivi eventualmente identificati.

Insomma, il tampone NON è un buon test di screening e utilizzarlo a questo scopo andrebbe contro ogni logica scientifica. Oltre al fatto che un aggravio del carico di lavoro dei laboratori porterebbe inevitabilmente a colli di bottiglia e ritardi per analisi di altri soggetti che presentassero una reale necessità di avere un risultato in tempi brevi.

Inoltre, poiché il risultato negativo al tampone avrebbe un significato solo transitorio, il rischio per un operatore di positivizzarsi nel giro di poche ore o pochi giorni resterebbe comunque. Il test negativo, quindi, potrebbe indurre a comportamenti più lassisti nei confronti delle misure di distanziamento e corretto utilizzo dei DPI in ambiente di lavoro.

Insomma, più tamponi si, ma con criteri dettati dalla scienza. Tamponi di massa o sistematici agli operatori sanitari non sono solo inutili, ma anche dannosi”.

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2 commenti

Giuseppe martedì, 21 Aprile 2020 - 20:21

Solo per dire che il costo beneficio di una politica sanitaria che preveda la somministrazione di tamponi, soprattutto al personale sociosanitario, può impedire che un operatore diventi un untore… come sempre il meglio è nemico del bene. Ma la cosa peggiore è che un operatore sociosanitario, che magari ha contratto il virus da qualche altra parte, contagi persone fragili nelle residenze. È chiaro che poi anche tutto questo ha dei limiti, Ma con una campagna seria, che prevede anche l’utilizzo dei test rapidi, riduce sicuramente questo rischio

io martedì, 21 Aprile 2020 - 21:35

apposhta cu sciamu annanti sciamu aggretu
speriamu stu virus cu si ni vai sulu

Commenti chiusi.

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