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UFFICIO RECLAMI – Addizionale IRPEF regionale

da Redazione

Carissimo Direttore,

permettimi in questa mia lettera aperta esternare il mio punto di vista ( e sicuramente di molti pazienti – contribuenti) su quanto in oggetto.
I provvedimenti annunciati da Decaro sull’addizionale IRPEF mi sembrano l’ennesima classica manovra d’emergenza dopo l’emersione di un disavanzo stimato intorno ai 350 milioni di euro. L’aspetto positivo è che saranno esentati i redditi sino a 15.000 € con incrementi più contenuti su quelli medio-bassi e più forti sui medio-alti. Si evita il ritorno di un piano di rientro sanitario rigido imposto dai ministero che limiterebbero l’autonomia regionale. Vi è la promessa di tagli ai costi della politica e revisione degli sprechi.

Di fatto però la manovra si concentra sul ceto medio in quanto la fascia 28-50 mila€ vedrebbe un salto dell’aliquota sino al 2% e coinvolge lavoratori dipendenti, professionisti e pensionati non ricchi ma già molto tassati. I cittadini percepiscono di dover pagare per inefficienze accumulate negli anni, non attribuibili all’attuale giunta, ma comunque alla continuità amministrativa regionale.
L’aumento viene presentato come temporaneo (3 anni), ma in Italia le misure fiscali “straordinarie” tendono a stabilizzarsi nel tempo.
La misura sarà comprensibile solo se davvero l’aumento è temporaneo ma soprattutto se nei prossimi 2-3anni ci saranno riforme strutturali.

Aumentare la pressione fiscale senza presentare contemporaneamente un piano dettagliato di riorganizzazione credibile rischia di apparire come una soluzione solo contabile.
Da anni ci sono grossissimi problemi strutturali: carenza di personale medico ed infermieristico, pronto soccorso congestionato, mobilità passiva verso altre regioni, lunghe liste d’attesa, duplicazioni amministrative e organizzative etc.
Si prospetta di nuovo la riduzione di posti letto riportandoci ai tempi di Fitto governatore e come allora non si investe davvero in medicina territoriale, trasporti sanitari, personale, diagnostica diffusa, assistenza domiciliare, filtri territoriali per evitare accessi impropri al pronto soccorso.

Se tagli posti letto prima di rafforzare questi servizi i grandi ospedali collassano ancora di più. Non si fa menzione di quali reparti si intende riorganizzare, quali sprechi amministrativi verranno eliminati, come si intende trattenere il personale sanitario e quali sono gli indicatori che misureranno il miglioramento dei servizi. Non si individuano responsabilità concrete quando i conti peggiorano o i servizi collassano, anzi si assiste a premi e liquidazioni anche dopo gestioni fallimentari. E incentivi dati più sul rispetto formale dei vincoli amministrativi che sulla qualità reale del servizio.
La percezione è che manca una vera catena della responsabilità con una classe dirigente protetta dalle conseguenze delle proprie decisioni mentre il costo di quelle decisioni viene trasferito ai contribuenti la cui unica colpa è quella di ammalarsi e di invecchiare. Demetrio Aresta

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