Gentile Direttore,
vi scrivo per condividere una riflessione su una delle tradizioni più sentite della nostra città, il Carnevale.
C’è stato un tempo in cui l’attesa del Carnevale non significava soltanto festa e sfilate, ma anche creatività, collaborazione e senso di appartenenza. Ogni anno i carri venivano ideati e costruiti qui, grazie all’impegno di cittadini che dedicavano mesi di lavoro a un progetto comune. Non erano semplici strutture scenografiche, ma il risultato di passione, manualità e spirito di squadra.
Oggi, invece, siamo costretti a far arrivare i carri da altre città perché qui non si costruiscono più. È una soluzione che permette comunque di mantenere l’evento, ma che evidenzia una perdita importante, quella di uno spazio concreto in cui i giovani possano esprimere la propria creatività e mettersi in gioco.
La costruzione dei carri rappresentava un’occasione di crescita, un laboratorio di idee e di partecipazione attiva. Senza questa possibilità, il Carnevale rischia di diventare solo uno spettacolo da osservare e non più qualcosa da vivere in prima persona.
Eppure esempi positivi non mancano. A Torre Santa Susanna, ad esempio, un gruppo di ragazzi neo diciottenni ha realizzato un carro allegorico, dimostrando che quando ai giovani viene dato spazio, la creatività trova il modo di emergere. Questo dovrebbe farci riflettere, perché forse non manca la voglia di fare, ma le occasioni per farlo. È evidente che per rendere possibile tutto questo servono organizzazione, spazi adeguati e anche risorse economiche, ma investire nella creatività e nella partecipazione dei giovani significa investire nel futuro della nostra comunità.
Mi auguro che questa riflessione possa aprire un confronto costruttivo nella nostra comunità, coinvolgendo istituzioni, associazioni e cittadini, affinché il Carnevale possa tornare ad essere non solo un evento, ma un progetto condiviso.
Vi ringrazio per l’attenzione, porgo cordiali saluti.








