“Le parole sono importanti!”, urlava un esilarante Nanni Moretti in “Palombella Rossa”.
Ma in questo Festival di Sanremo, condotto dallo stitico Carlo Conti, non tutte le parole si possono pronunciare.
Si possono ringraziare “i nonni e i bisnonni che lottarono per la nostra libertà”, ma non li si può chiamare con il loro nome: “PARTIGIANI”!
Si può ricordare quel periodo in cui “alcune persone” persero la vita per noi, ma non si può usare il termine “Resistenza”.
Si può far salire sul palco una donna che ha votato per la prima volta 80 anni fa, ma non si può invitare una partigiana.
Si può dire che la sig.ra Gianna Pratesi (105 anni portati benissimo!) ha scelto la “Repubblica”, ma la si zittisce quando esclama entusiasta che, a casa sua, erano tutti di sinistra e “ciao ciao fascisti”. Conti sceglie minuziosamente le parole per non parteggiare, per accumulare audience senza svelare mai da che parte sta.
Dev’essere il difetto di questo periodo storico, in cui, per accaparrare consensi, bastano una forbice da inaugurazione, un segugio con telecamera che ti riprende, una foto con un ultracentenario, un sorriso falso e una parola buona per tutti.
Così Carlo Conti toglie a questo Festival le parole giuste, le parole importanti, le prese di posizione, gli ospiti internazionali, i culacchi e finanche i fiori. Restano solo le canzoni.
E le canzoni quest’anno sono orecchiabili, ballabili, giovanili, estive.
Sanremo, si sa, è un misto di musica che dimenticheremo presto e sprazzi di eterno.
L’eterno arriva quando, all’improvviso, torna dal passato la voce inconfondibile di Pippo Baudo, appaiono le scene di Beppe Vessicchio, arriva l’elenco di tutti gli artisti che non ci sono più.
E così, stesi sui nostri divani IKEA, ci ritroviamo a chiederci: che fine fa la voce di chi non c’è più? Dove va a finire l’armonia di un tono, la cadenza di un accento, la particolarità di un timbro?
Mentre noi ci immalinconiamo ripensando a quelle voci che vorremmo risentire, Conti, senza sangue nelle vene, come un abile vampiro dei giorni nostri, continua per tutta la serata a succhiare sangue a vivi e morti solo per confermare i picchi d’ascolto dello scorso anno.
IL/LA CO-CONDUTTORE/TRICE
Laura Pausini, fasciata in abiti banalissimi scelti solo per dimostrare al mondo che ha perso 20Kg (iataedda!), e Can Yaman, uno zambrone più abbronzato di Carlo Conti, recitano le peggiori “scenette” di sempre.
Quando alle 23:51 arriva sul palco il vero Sandokan, Kabir Bedi, appare chiara al mondo la differenza tra i nostri miti e i nuovi miti. Kabir, elegantissimo negli abiti e nel linguaggio, è la vera tigre della Malesia. Can, il nuovo Sandokan, con la camicia aperta sul petto e la collana in bella vista, l’hanno beccato mesi fa con stupefacenti nella borsa ed è un gattone sudato e fumato.
OSPITI MUSICALI – TIZIANO FERRO
Fermate il tempo, gli orologi, la scaletta. Andate tutti a casa e lasciate solo Tiziano a cantare. Ingrassato, emozionato, invecchiato ma entusiasta, porta sul palcoscenico gli ultimi 25 anni della nostra vita che hanno segnato la “differenza tra me e te”, tra noi e voi.
Canta in mezzo al pubblico che, in delirio, si alza in piedi a ballare. E’ musica vera, musica che rimane nelle orecchie, nei ricordi, nel cuore, nei viaggi in macchina, nei pomeriggi a mare.
Non avevamo ancora compiuto 30 anni e, senza sapere tutto quello che sarebbe successo, vivevamo, semplicemente (cit. patty pravo).
CANTANTI IN GARA
Ditonellapiaga: la canzone spacca, lei è truccata da Amy Winehouse (voto 7++)
Michele Bravi: con la voce di pipito trapana le tempie e per tutto il tempo pensi “e comu si stuta?”. (voto 4)
Sayf: il Ghali de’ noantri interpreta una ballata orecchiabile. Lui è un rapper italo-tunisino 26enne che racconta l’Italia in modo fresco e originale. Lo ascolti, lo guardi, leggi la sua storia musicale (finalmente uno che non viene dal gregge della De Filippi) e pensi solo una cosa: Salvini, tiè!! (voto 8)
Mara Sattei: no, non marattei, ma marammei!! la Frozen dei poveri canta sempre la stessa cosa (voto 4)
Dargen D’Amico: canzoncina ballabile un po’ banale. A lui cade una mano finta, a noi cadono le … (voto 6)
Arisa: fasciata in un meraviglioso abito da sposa canta la sigla di un romantico cartone animato (voto 7+)
Luchè: stessa fine di tutti i rapper che vengono a Sanremo e si travestono da ragazzi perbene, rinnegando le proprie origini (voto 5)
Tommaso Paradiso: una poesia romantica (voto 6,5)
Elettra Lamborghini: voglio fare la sua dieta e perdere 15 cm di fianchi senza fare ammosciare le tette. Canzone non pervenuta (voto 5)
Patty Pravo è una bambola di plastica, con la dentiera che le potrebbe cadere da un momento all’altro, la voce che balbetta, ma con un testo intenso, vero, suo: “nella vanità io sono musa; semplicemente la vita, semplicemente pazzia” (voto 7,5)
Samurai Jay: non l’ho capita. Ritenta sarai più fortunato (voto 3)
Raf: testo di Gianna Nannini (SEI NELL’ANIMA) e musica di Michele Zarrillo. Izza di plagio! (voto 3)
J-Ax: una ballata country per descrivere i giorni nostri (la versione adulta della storia raccontata prima da sayf) (voto 8)
Fulminacci: carina, perché lo amavo anche prima (voto 6,5)
Levante: elegantissima, con un vitino da far invidia, una bella voce e una canzone a cui manca qualcosa (voto 6,5)
Fedez & Marco Masini: i due gemelli diversi li danno per vincenti, il pubblico li applaude, ma per me è NO (voto 4+, ma con possibilità di ricredermi, perché la mia prof.ssa del cuore, Stefania, mi fa notare che in questa canzone “c’è un doppio piano narrativo: due storie di rinascita diverse che appartengono a mondi e generazioni differenti”!)
Ermal Meta: ecco lo sprazzo di poesia, luce e bellezza! La storia di una bambina uccisa in guerra, una musica arabeggiante che sembra una nenia ma è un canto di morte e di amore. Toccante! (voto 8+)
Serena Brancale è…bbona! La direttrice d’orchestra, Nicole Brancale…è bbona! La canzone è sanremese, da podio: la voce c’è, l’argomento strazzamutande pure! Il pubblico in delirio, la cantante scoppia a piangere (voto 8, vincerà!)
Nayt: carina (voto 6)
Malika Ayane: elegantissima, porta una canzone che non vincerà ma che non è male (6+)
Eddie Brock: non canta, grida (voto 5)
Sal Da Vinci: la mia anima trash esplode! Vinci Sal, vinci per tutte noi zambre e nazionalpopolari. Il Castello delle Cerimonie ti aspetta! (voto 7++)
Enrico Nigiotti: toccante (voto 7)
Tredici Pietro (I figlio di papà, Gianni Morandi): impressionante la somiglianza fisica con il padre (comprese le manone) ma stile troppo giovanilistico per la mia età (chiederò lumi domattina alle mie “aiuto da Roma/Mesagne”) (voto 5)
Chiello: #bevabbè (voto 4)
Bambole di Pezza: meravigliose nel look, bello il testo. Non vinceranno, ma l’esibizione funziona (voto 7)
Maria Antonietta & Colombre sarebbero i Coma_Cose del 2026: speriamo che per questi vada a finire meglio! (voto 7,5)
Leo Gassmann (II figlio di papà, Alessandro Gassmann): canzone vecchia e stanca (voto 6)
Francesco Renga è ringiovanito e bello! La canzone è trita e ritrita
(voto 5,5)
LDA (III figlio di papà, Gigi D’Alessio) & Aka7even: peccato che sia l’1:15. La canzone non è male, anzi (voto 6,5 da riascoltare ad un orario decente)
CLASSIFICA UFFICIALE (Giuria Sala Stampa, Tv e Web)
Le prime 5 posizioni in ordine casuale:
ARISA – FULMINACCI – BRANCALE – DITONELLAPIAGA – FEDEZ&MASINI
Prevedibili tutti, tranne Fulminacci.
MENZIONE D’ONORE
Alle donne che da sempre parteggiano senza indietreggiare.
Alla sig.ra Gianna che, più coraggiosa della Pausini, senza dover ripetere come un pappagallo un copione stantìo, pronuncia la frase più potente e sincera di questa prima puntata del Festival di Sanremo: “abbiamo votato REPUBBLICA e ai fascisti abbiamo fatto <ciao ciao>”.
Alle donne, partigiane e non, che più di 80 anni fa hanno lottato per i nostri diritti, a quelle che hanno votato REPUBBLICA nel 1946 perché convintamente antifasciste, alle 21 madri costituenti che hanno contribuito a scrivere gli articoli più importanti della Costituzione italiana.
Alle nostre nonne che ci volevano studentesse e poi lavoratrici, perché fossimo autonome, indipendenti e libere.
Alle donne di oggi che stanno inventando un modo nuovo, diverso e migliore di gestire il potere, senza scimmiottare i peggiori uomini.
Alle donne di domani che potranno presentare Sanremo senza che un omuncolo abbronzato faccia pronunciare loro le battute più stupide del mondo (ribellati Laura: hai ancora 4 puntate per dimostrarci chi sei!).
MENZIONE D’ONORE DA CASA
A quel mio carissimo amico che, avendo fissato per domani un appuntamento dall’urologo, per tutta la serata non ha fatto altro che pensare a “ditonellapiaga” e alla sua canzone dal titolo “Che fastidio!”
Caro amico mio, meglio un dito nella piaga che un dito…dove sai tu!
A domani!








