Alle 21:20 della terza puntata, finalmente, irrompono sul palco del Festival di Sanremo la musica e le parole.
Il 90enne Mogol riceve il premio alla carriera senza ostentazione, senza trionfalismi.
Con la sua giacca della domenica e gli occhi velati dal tempo che passa, Mogol sa di essere la storia della musica italiana, ma non si atteggia.
Ha scritto 1776 canzoni, ha venduto nel mondo 523milioni di dischi e ripete solo un timido, sincero e vero “Grazie!”
Standing ovation per lui.
Quando parte il video di alcune delle sue canzoni batte forte il cuore, perché Mogol ama le parole, le rispetta, le fa sbocciare. Che testi, che modernità; non un paroliere, ma un poeta!
Lo vedi lì, piccolino, sul palco a sorridere e ti chiedi: chi l’ha detto che il passato deve essere rinnegato? Chi l’ha detto che il domani non deve guardare a ieri? Chi ha deciso che i GRANDI devono essere presuntosi?
Mogol si commuove, e noi con lui.
Alle 21.48 Laura Pausini oltraggia Michael Jackson, urlando (non cantando) “Heal the word”, ma è accompagnata dal Piccolo coro dell’Antoniano ed è subito lacrima facile. In lontananza appaiono scene di guerre in luoghi volutamente non identificabili, i bambini vestiti di bianco invocano la pace nel mondo e Conti decreta “BASTA GUERRE!”.
Poi, Don Conti, confessore di questo festival della noia, sentenzia: “Quando una donna dice no è no!” e due minuti dopo inizia a fare il marpione bavoso con Irina Shayk.
Infine intervista il giovane Paolo, immobile su una sedia a rotelle perchè accoltellato anni fa davanti ad una discoteca ma, oggi, non odia i suoi aguzzini.
Conti è tronfio: ha strizzato l’occhio ai femminicidi, alla pace nel mondo, alla “deriva dei giovani che vanno in giro con i coltelli” (così dice), ha sparso un po’ di luoghi comuni qua e là, ma non è riuscito ad aumentare gli ascolti.
Per quello ci vorrebbe un volto nuovo, una mina vagante, un nome inaspettato, non divisivo, non corroso dal potere, dalla presunzione e dall’immodestia. Un nome che arriva dal futuro, senza rinnegare le radici. Uno che Sanremo lo cambia, non lo amministra.
Mi correggo, caro Carlo, non venire a cercarlo a Mesagne perché noi i volti nuovi li scegliamo sui vecchi profili di Facebook.
NUOVE PROPOSTE
Stiamo ancora finendo di sparecchiare, quando sul palco arriva Gazzoli per decretare il vincitore tra le due nuove proposte. Indossa degli improbabili pantaloni bianchi con una meravigliosa giacca doppio-petto (un “must” della primavera 2026) di velluto blu.
Vince il premio della critica “Mia Martina” Angelica BOVE.
Vince il premio Sala stampa “Lucio Dalla” Angelica BOVE.
Vince il premio nuove proposte Niccolò FILIPPUCCI.
La par condicio è rispettata: tutti accontentati, tutti soddisfatti, tutti democristiani.
LE CO-CONDUTTRICI
Laura Pausini travestita da Olivia di Braccio di ferro veste Alberta Ferretti; poi indossa un sontuoso abito giallo-morirai senza assaggiarlo; infine si lascia inguainare in un luccicoso rosso ciliegia.
Gli zigomi di Irina Shayk intagliati nel marmo si prendono prepotentemente la scena e schizzano fuori dallo schermo. Irina è bellissima e veste Givenchy. Non parla una parola d’italiano, ma ha una voce così calda e sensuale che le perdoneresti tutto. Quando si presenta sul palco senza reggiseno, con una finta tuta da lavoro, un cappello con visiera nera e pelliccia di gatto, esplode il mio cellulare: tutti a spiegarmi le leggi di gravità sfidate dal suo seno. Infine indossa un meraviglioso abito che non lascia spazio alla fantasia. Irina è classe, eleganza e presenza scenica. E basta!
OSPITI
Virginia Raffaele e Fabio De Luigi non fanno ridere. Ubaldo Pantani non fa ridere. Vincenzo De Lucia non fa ridere.
Eros Ramazzotti è invecchiato, ha il volto malinconico, ma canta come 40 anni fa. Nella sua semplicità lancia un messaggio sincero: “Oggi, rispetto a 40 anni fa, quello che succede nel mondo mi fa ancora più male”. Come dargli torto!
Alicia Keys canta AURORA con Eros e poi ci regala una splendida “Empire State of Mind” ed è subito Sex and the city. Grazie Alicia per averci ricordato cos’è la VOCE.
CANZONI IN GARA:
Cantano gli altri 15 artisti sui 30 in gara. Le mie preferite rimangono:
Sal Da Vinci, il Ridge di Napoli, viene sommerso dagli appalusi. Mi risposerei anche solo per cantare questa canzone tutti insieme. La mia anima trash sollazza “Saremo io e te per sempre legati per la vita!” Sal, ti prego, vinci, fallo per noi zambri!
Serena Brancale ha un brano sanremese e due tette da paura!
Sayf lo adoro per il testo “possiamo ripartire tutti a mano a mano”, per la musicalità, per la freschezza, per il sorriso.
Accetto finanche Arisa, purchè non vincano Fedez e Masini.
CLASSIFICA UFFICIALE (Giuria delle radio e televoto)
Durante la terza serata, si classificano alle prime 5 posizioni in ordine sparso:
SAL DA VINCI – SERENA BRANCALE – ARISA – SAYF – LUCHE’
MENZIONE D’ONORE
A tutti i gesti improvvisi e inaspettati che rompono la sacralità dei riti, che ribaltano il copione e che fanno scoppiare una sana e sincera risata.
A Paolo, immobile sulla sua carrozzina, che urla felice “Non si molla un cazzo!”. Alla bambina ricciolona del coro dell’Antoniano che, con tenera ed innocente disinvoltura, sposta in mondo visione l’elastico fastidioso dalle sue natiche. A Raf che, tutto rifatto (ma rifatto bene!), per scaramanzia, solletica più e più volte, davanti alle telecamere, i gioielli di famiglia.
All’imprevisto che scombina le certezze, all’ironia che fa vivere più leggeri, all’autoironia che rende la vita più felice. Ai sorrisi aperti che sfidano i musoni a suon di allegria
MENZIONE D’ONORE DA CASA
Alla quella mia amica che mi ha ricordato che “la sagra della stacchiodda di Latiano si mette in tasca quella della fucazza chena di Mesagne”. Carissima amica mia, hai ragione: se Latiano avesse il mare sarebbe una piccola Mesagne!








