Il primo Consiglio comunale dell’amministrazione guidata dal sindaco Rogoli si apre con un colpo di scena che rompe subito il copione. A infiammare l’aula è l’intervento del consigliere del Movimento 5 Stelle Omar Ture, che lancia la candidatura di Mattia Dellomonaco alla presidenza del Consiglio comunale. Una proposta inattesa che, oltre a dare il via al dibattito politico, lascia emergere interrogativi all’interno della stessa maggioranza.
La seduta si apre sotto la presidenza del consigliere anziano Toni Matarrelli, chiamato a dirigere i lavori in virtù del maggior numero di preferenze ottenute alle elezioni. È in quel momento che Ture prende la parola e motiva la scelta del Movimento 5 Stelle con un intervento breve ma incisivo.
«In questo Comune non si osa mai», afferma il consigliere pentastellato. «Prendo atto di una scelta che cambia l’impostazione generale della Giunta. Avevo proposto Mattia Dellomonaco perché mi aspettavo una rappresentanza dei giovani. Pensavo che gli sarebbe stata affidata la delega alle Politiche giovanili, ma così non è stato. Continuiamo a dire che bisogna puntare sui giovani, poi nei fatti accade altro».
Un intervento che non resta isolato. Al momento del voto, infatti, la candidatura di Dellomonaco raccoglie tre preferenze. Una appartiene certamente allo stesso Ture. Restano però due voti che alimentano il giallo politico della serata. Da dove arrivano? Si tratta di consiglieri della maggioranza che hanno scelto di esprimersi diversamente dalle indicazioni del gruppo? Oppure di un semplice voto personale? E ancora, una scheda riporta soltanto il nome “Mattia”, senza il cognome Dellomonaco.
Per una coalizione che può contare su numeri ampi e che si presenta come compatta, quei tre voti rappresentano comunque un elemento destinato a far discutere. Più che mettere in discussione gli equilibri politici, il risultato lascia intravedere la presenza di qualche “franco tiratore” o, quantomeno, di un battitore libero pronto a distinguersi nelle votazioni d’aula.
Alla fine il Consiglio elegge presidente Marco Calò con 14 voti. Per la vicepresidenza viene confermata la scelta di affidare il ruolo all’opposizione. Giorgia Campana ottiene 15 voti, uno in più rispetto al presidente, mentre si registrano una scheda nulla e una scheda bianca.
La seduta si apre anche con un momento di raccoglimento. Su proposta del consigliere Andrea Poci, l’aula osserva un minuto di silenzio in memoria del dottor Amedeo Elio Distante, già consigliere comunale, scomparso nelle scorse ore. Il consigliere Antimo Sportelli chiede inoltre di estendere il ricordo al comandante Salvatore Ture, padre del consigliere Omar, già comandante della polveriera dell’Aeronautica militare di Mesagne.
Nel corso della seduta vengono infine nominati i componenti della Commissione elettorale comunale. I membri effettivi sono Giorgia Campana, Mirella Mingolla e Mattia Dellomonaco. Per l’albo dei giudici popolari vengono invece eletti Giorgia Campana e Stefano Mattia.
Il primo Consiglio comunale consegna così un’immagine duplice della nuova amministrazione. Da una parte la regolare definizione degli organi istituzionali, dall’altra un voto inatteso che apre le prime riflessioni politiche e dimostra che, già dalla seduta d’insediamento, in aula non tutti sembrano intenzionati a seguire uno spartito già scritto.








