Ieri sera Mesagne ha scelto di ascoltare.
Ha ascoltato la voce di Mervat Alramli, il suo racconto di Gaza, accompagnato dalle musiche e dalla straordinaria interpretazione di Mohammed Abusenjer.
Un racconto intenso, capace di andare oltre i numeri e le immagini della guerra genogidaria per restituirci le persone, le famiglie, i bambini e la sofferenza di un popolo.
Ha ascoltato anche attraverso la mostra fotografica di Ahmed Jarboa, che ci ha permesso di guardare Gaza e la Palestina attraverso immagini capaci di raccontare dolore, dignità e resistenza.
Ma ieri sera Mesagne ha fatto anche un passo in più.
Le associazioni presenti hanno rivolto un appello all’Amministrazione comunale di Mesagne: avviare un percorso che possa portare a un gemellaggio con una città o una comunità palestinese.
Un gemellaggio non cambia da solo la realtà, ma può creare un ponte.
Un ponte tra comunità, persone e culture.
Un modo concreto per trasformare la solidarietà in relazione, conoscenza e impegno.
E in questo percorso, prima ancora delle parole, ci sono stati gli organizzatori che hanno reso possibile questa serata: Mesagne Bene Comune, ANPI Mesagne, Archivio Storico Benedetto Petrone, Associazione Di Vittorio di Mesagne e Salento Fan Park, che ci ha ospitato e accolto.
Grazie a tutte e tutti coloro che hanno partecipato, ascoltato e condiviso questa serata.
Grazie alle associazioni che hanno scelto di fare rete e, in particolare, per la presenza del rappresentante del campo profughi palestinese di Deheishe, impegnato in un percorso di incontri con i sindaci del Salento e nella costruzione di relazioni concrete con le comunità palestinesi.
Un percorso che ha visto anche la recente firma dell’accordo con il Comune di Riace e il sindaco Mimmo Lucano, a testimonianza della possibilità di costruire relazioni che vadano oltre la semplice solidarietà.
Ieri sera non è stata soltanto una serata dedicata a Gaza.
È stato un punto di partenza.
Da Mesagne vogliamo costruire un ponte verso la Palestina.
Un ponte fatto di incontri, relazioni, cultura, solidarietà e impegno.
Perché, davanti alla negazione dei diritti, scegliere di esserci è già una scelta di giustizia.
Le associazioni organizzative







