Home Dal TerritorioIncontro in memoria di Madre Anna Attanasio, il coraggio della fede che continua a illuminare Ostuni e Mesagne

Incontro in memoria di Madre Anna Attanasio, il coraggio della fede che continua a illuminare Ostuni e Mesagne

da Cosimo Saracino

A un anno dalla sua scomparsa, il volto e l’eredità spirituale di Madre Anna Attansio continuano a vivere nel cuore di Ostuni e Mesagne, nelle opere che ha lasciato, ma soprattutto nella memoria affettuosa di chi l’ha conosciuta. Nell’auditorium dedicato al cavaliere Agostino Calamo incastrato nella roccia sui colli ostunesi si è vissuta una serata intensa, attraversata da commozione sincera, ricordi personali e testimonianze profonde che hanno restituito il ritratto autentico di una donna capace di unire contemplazione e concretezza, maternità spirituale e straordinaria capacità progettuale.

La sala ha ascoltato in silenzio parole che avevano il tono della gratitudine ancora viva. Madre Anna, abbadessa del Monastero di San Pietro dal 1977 al 2014, è stata ricordata come una donna forte, coraggiosa, capace di vedere lontano quando molti non riuscivano ancora a comprendere la portata delle sue intuizioni. Una figura che ha segnato la storia recente della comunità benedettina e dell’intera città. Tra i momenti più toccanti della serata, la preghiera dell’Ave Maria intonata dalla voce limpida e quasi angelica di una delle monache presenti ha unito tutti in un raccoglimento profondo, trasformando il ricordo in preghiera condivisa. È stato il segno più eloquente di quanto Madre Anna continui ancora oggi a generare comunione.

Madre Pia Melchiorre ha spiegato il senso dell’incontro parlando del desiderio di custodirne la memoria, non soltanto attraverso le opere materiali lasciate in eredità, come il nuovo monastero di S. Maria d’Agnano, ma soprattutto attraverso la testimonianza di una fede rimasta integra fino alla fine. Entrata in monastero nel 1959, Madre Anna aveva consacrato tutta la sua vita a Dio vivendo con radicalità la spiritualità benedettina, fino a diventare abbadessa nel 1977. Il suo nome resta legato soprattutto alla costruzione del nuovo monastero, un progetto che all’inizio suscitò dubbi e resistenze, ma che oggi appare come un’autentica profezia. Tra il 2006 e il 2009, grazie a una determinazione instancabile, quel sogno prese forma diventando il luogo della continuità e del rinnovamento della vita monastica. Madre Anna aveva intuito che per custodire il futuro bisognava avere il coraggio di cambiare.

Don Maurizio Caliandro, vicario foraneo, l’ha ricordata con parole cariche di affetto definendola semplicemente “la Madre”. Nei suoi ricordi d’infanzia riaffiorano i colloqui spirituali oltre la grata, ma anche il sapore familiare della limonata e dei dolci preparati dalle monache. Immagini semplici, quasi domestiche, che raccontano però la capacità di Madre Anna di generare accoglienza e vicinanza. “Questo luogo è stato un atto di speranza”, ha affermato, sottolineando come la sua fede avesse la forza di guardare oltre il presente.

Particolarmente significativa anche la testimonianza di Madre Benedetta, abbadessa del monastero di San Giovanni di Lecce, che ha ricordato l’ingegnere Cesare Sarno, autore del primo progetto del nuovo monastero. Ha ammesso con sincerità di non aver inizialmente condiviso la scelta di lasciare il monastero del centro storico, ma di aver poi riconosciuto il coraggio e la lucidità strategica di Madre Anna, capace di comprendere ciò che sarebbe stato necessario per garantire un futuro alla comunità benedettina.

Monsignor Rocco Talucci ha invece offerto una riflessione spirituale intensa, ricordando Madre Anna come una donna libera e coraggiosa. La grata del monastero, ha spiegato, non rappresentava una chiusura ma uno strumento di libertà interiore. Con delicatezza ha accompagnato le anziane monache “nel monastero del paradiso” e, nello stesso tempo, ha preparato il terreno per le giovani vocazioni che oggi continuano quella storia di preghiera e silenzio. Il suo intervento si è allargato anche al valore dei monasteri di clausura nella vita della Chiesa, autentici polmoni spirituali capaci di sostenere il cammino del popolo di Dio.

Molto emozionato anche l’intervento dell’avvocato Mario Sconosciuto, collaboratore storico della comunità, che ha ricordato i tanti sacrifici affrontati dalle monache per costruire il nuovo monastero. Per oltre dieci anni, ha raccontato, la comunità rinunciò persino al riscaldamento pur di raccogliere i fondi necessari alla realizzazione dell’opera. Un sacrificio silenzioso che dice molto della determinazione di Madre Anna e della fiducia che sapeva trasmettere. Sconosciuto ha ricordato anche il museo di arte sacra di Mesagne, fortemente voluto dall’abbadessa insieme a don Angelo Argentiero, nato dal suo profondo amore per la bellezza come riflesso dell’amore di Dio.

Madre Anna, infatti, aveva uno sguardo capace di riconoscere il valore spirituale delle cose belle. Non un’estetica superficiale, ma la convinzione che arte, liturgia e armonia potessero diventare strumenti per avvicinare l’uomo al divino. Quel museo oggi continua ad accogliere visitatori e giovani, custodendo la memoria di una tradizione monastica che parla ancora al presente. Anche don Gianluca Carriero, arciprete di Mesagne, ha condiviso alcuni aneddoti legati alle visite di Madre Anna al museo, ricordando la sua attenzione quasi materna verso ogni dettaglio e verso tutte le persone che attraversavano quei luoghi. Presenti all’incontro anche don Franco Blasi e Katiuscia Di Rocco, direttrice della biblioteca diocesana che ha moderato l’incontro con dolcezza e un pizzico di frizzante ironia. A concludere la serata è stato l’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, monsignor Giovanni Intini, che ha evidenziato il grande valore spirituale della presenza delle monache benedettine a Ostuni insieme agli altri monasteri contemplativi del territorio. Una presenza silenziosa ma fondamentale, capace di custodire la fede di un popolo e di ricordare alla Chiesa il primato della preghiera.

Quella vissuta ieri sera è sembrata una restituzione collettiva di affetto e riconoscenza verso una donna che ha saputo essere guida spirituale, madre, costruttrice di speranza e custode della bellezza. A un anno dalla sua partenza, Madre Anna continua ancora a parlare attraverso le pietre del monastero, il silenzio della clausura e la fede di una comunità che lei ha amato fino all’ultimo respiro.

 

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