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L’onda lunga della solidarietà con la Palestina

da Redazione
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Riceviamo e pubblichiamo: In un comunicato del 5 dicembre 1988 a firma dell’allora “Coordinamento regionale per il boicottaggio di Sudafrica e Israele”, si denunciavano i massacri di civili palestinesi durante la prima Intifada e si chiedeva il riconoscimento dello Stato di Palestina e lo stop alla collaborazione di Roma con Tel Aviv.

L’isolamento del regime razzista di Pretoria da parte della comunità internazionale fu, effettivamente, determinante nella sconfitta dell’apartheid in Sudafrica. Israele, invece, ha continuato impunito a ripulire la Palestina dalla sua popolazione nativa, cacciandola, sterminandola e affamandola grazie proprio alla diplomazia internazionale, che ha fiancheggiato l’occupazione anziché contrastarla. Ne sono una dimostrazione le istituzioni di questo paese – primo partner scientifico e secondo partner commerciale europeo di Israele – che bollano come antisemite le accuse di servilismo a un certo potere, quando in 35 anni quel potere non hanno trovato il coraggio di scontentarlo mettendo per iscritto l’unica decisione veramente giusta che potessero prendere: “L’Italia riconosce lo Stato di Palestina”.

Dunque, se di quel secondo Stato che sulla carta sarebbe dovuto nascere nel 1947 rimane solo un arcipelago di comunità strozzate da insediamenti in proliferazione metastatica e un lembo di terra che fino a ottobre era considerato la più grande prigione a cielo aperto del mondo, prima di trasformarsi nel più grande cimitero a cielo aperto del mondo, è anche colpa della nostra classe politica, alte cariche istituzionali comprese.

Ma tira e ritira, la corda poi si rompe. La tragica, sciagurata terza Nakba iniziata il 7 ottobre ha, così, avuto conseguenze inaspettate. Ha spalancato gli occhi dell’umanità sull’essenza dell’ultimo progetto coloniale ancora in corso, mettendo allo scoperto la sua natura sadica, sanguinaria e predatoria. Ha svelato la sudditanza degli Stati Uniti e dell’Europa a quel “certo potere”. Ha polverizzato la retorica dell’occidente baluardo di civiltà e diritti umani. E, ancor più rilevante, ha determinato uno scollamento difficilmente sanabile tra la società civile, le popolazioni delle cosiddette democrazie liberali e i rispettivi governi, che per sei mesi hanno accampato le scuse più bieche pur di non disturbare il boia mentre macellava 40 mila esseri umani.

A illuminare questo momento cupo della storia, dimostrazione empirica che 20 anni di “giornata della memoria” sono stati un fallimento, ci stanno provando ogni giorno milioni e milioni di anime buone, di giovani e adulti che in giro per il mondo solidarizzano con un popolo che lotta per non essere cancellato. Un abbraccio ai fratelli e alle sorelle palestinesi è stato lanciato anche da Mesagne, protagonista la scorsa domenica delle Palme di un’iniziativa di sensibilizzazione, promossa dal locale “Comitato per il cessate il fuoco a Gaza”, che il caso ha voluto anticipasse di qualche ora la risoluzione per il cessate il fuoco del Consiglio di Sicurezza. Una risoluzione figlia anche di questa mobilitazione collettiva che, come un’onda lunga, ha risvegliato una coscienza dopo l’altra mettendo alle strette le cancellerie occidentali.

La superbia è un vizio che non perdona. Il truce Primo ministro di Israele e i suoi sgherri speravano di passare alla storia come i liquidatori della “questione palestinese”, ma non hanno fatto altro che ridarle vigore. E più distruggono fisicamente la Palestina e più la fanno crescere nei cuori delle persone, come un’ideale, una speranza.

Ora che il sionismo ha gettato la maschera palesandosi per ciò che è, un progetto coloniale la cui più alta fonte di ispirazione è una torretta di guardia, deve essere fermato con una grande campagna di isolamento e di boicottaggio internazionale, l’unica pratica non violenta capace di cambiare le cose. Come le cambiò in Sudafrica.

Sabato, vigilia della santa Pasqua, la mobilitazione territoriale si sposterà su Bari con un corteo che muoverà alla volta del Consolato israeliano in Puglia per chiedere la sospensione di tutti gli accordi in essere tra Regione e Stato di Israele, e ricordare che la complicità è reato!

Luca Debenedettis – Comitato di solidarietà col popolo Palestinese

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