Home PoliticaMesagne in Shopping, Giorgia Campana: “Ora fuori i numeri”

Mesagne in Shopping, Giorgia Campana: “Ora fuori i numeri”

da Redazione

Riceviamo dalla consigliera comunale di opposizione Giorgia campana questo comunicato stampa che pubblichiamo integralmente. La consigliera ci informa che domani presenterà l’interrogazione consigliare: Un’iniziativa senza strategia, senza un vero incentivo agli acquisti e senza un’idea capace di sostenere concretamente il commercio. Presenterò un’interrogazione per sapere quanto è costata e a chi sono stati affidati i soldi pubblici.

Il problema di “Mesagne in Shopping” non è che sia andata male. Il problema è che c’erano tutti i presupposti perché andasse male. FLOP PREVEDIBILE, e non per la data o del giorno prescelto, ma per carenze evidenti ad occhi minimamente esperti. 

Quando gli esperimenti vengono fatti con i soldi pubblici, il conto non può essere semplicemente archiviato con un “chi fa sbaglia” e “continueremo a lavorare”.

Adesso servono i numeri. E assumersi le responsabilità.

Quanto è costata complessivamente l’iniziativa? Quali risorse pubbliche sono state utilizzate? Quanto arriva dal Comune e quanto dalla Regione Puglia? Quali affidamenti sono stati effettuati? A chi? E, soprattutto, quali risultati concreti sono stati prodotti per i commercianti di Mesagne?

Abbiamo risposte solo a quest’ultima domanda: nessun risultato e la città ha patito il “danno collaterale” del traffico, come ha rilevato il consigliere Ture.

Sono domande elementari. Eppure sono proprio le risposte che oggi mancano.

Per questo presenterò un’interrogazione per fare piena luce sui costi di “Mesagne in Shopping” e, più complessivamente, sulle attività e sull’utilizzo delle risorse del Distretto Urbano del Commercio.

 PIKACHU IN VILLA COMUNALE PER RILANCIARE LO SHOPPING?

C’è poi una questione politica che non può essere nascosta dietro la parola “partecipazione”.

Qual era la strategia? E non parlo di strategia a medio termine, come qualche cittadino ha rilanciato, come l’assenza di una via dello shopping.  Parlo dell’iniziativa specifica, molto mal progettata. Se organizzi un’iniziativa che si chiama “Mesagne in Shopping”, devi avere un obiettivo preciso: portare persone nei negozi e generare acquisti.

Se invece uno degli eventi di richiamo è Pikachu in Villa Comunale, viene spontaneo chiedersi quale sia il collegamento con il sostegno alle attività commerciali. Area Kid lontano dai negozi, a cosa serve? Ennesimo spettacolino in un calendario di Spettacoli.

SALDI AL 70% A SETTEMBRE NON SONO UNA STRATEGIA

Anche sul piano commerciale l’impostazione appare debole.Presentare come incentivo sconti fino al 70% quando la stagione dei saldi è ormai ampiamente avanzata significa offrire ai consumatori qualcosa che hanno già avuto per settimane o mesi.

Dov’è la novità? Dov’è la ragione per venire appositamente a Mesagne? Dov’è il meccanismo capace di trasformare un evento in acquisti?

Si poteva osare: una promozione coordinata sulla nuova collezione, una lotteria collegata agli scontrini, un premio capace di mettere realmente in rete le attivitàcommerciiali. Ad esempio una bicicletta legata al tema della mobilità sostenibileoppure libri in omaggio per collegare commercio e vocazione culturale della città.

Si potevano scegliere cento strade diverse, ma senza un’ideaDIFFERENZIANTE fai un FLOP.

 I SOLDI PUBBLICI NON SERVONO A “FARE QUALCOSA”

Siamo stanchi di ascoltare e vedere un’impostazione vecchia ed inutile. Non basta fare, non basta citare vecchie glorie o successi. 

In una fase nella quale amministrazioni, famiglie e attività commerciali dispongono di risorse limitate, anche poche migliaia di euro spese male sono troppe.

 LE CRITICHE COSTRUTTIVE SI ASCOLTANO, NON SI ETICHETTANO

Ho letto le considerazioni della manager del DUC sulle critiche “costruttive” e su quelle ritenute inopportune.

La mia critica è molto semplice e riguarda esclusivamente il merito: target poco definito, incentivo debole, assenza di un elemento differenziante e necessità di conoscere il rapporto tra risorse spese e risultati ottenuti.

Più costruttivo di così è difficile.

E aggiungo una provocazione politica: se il DUC negli anni ha organizzato corsi di formazione per gli operatori commerciali, forse un po’ di formazione e aggiornamento sul marketing territoriale potrebbe essere utile anche a chi quelle iniziative le pensa, le programma e le gestisce. Sono disponibile al confronto e a mettere gratuitamente sul tavolo proposte e competenze, ma il confronto comincia dalla trasparenza.

Fuori i numeri.

Perché quando si amministrano soldi pubblici non basta avere buone intenzioni e non basta “fare”. Bisogna saper fare. E bisogna rendere conto ai cittadini di ogni euro speso.

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